CAPITOLO 93

Dec. 4th, 2010 09:38 pm
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93
Dylan - Verso casa





Dylan aveva impiegato un po’ a focalizzare la realtà, quando si era svegliato.
Dalla finestra filtravano strisce di luce – lui si era stiracchiato nel tepore della coperta e aveva sbadigliato languidamente, aveva socchiuso le ciglia.
Era già giorno, forse, o forse appena l’alba.
Forse stava ancora dormendo e quel senso di benessere pigro faceva parte di un sogno non ancora concluso – magari il mondo era una favola e lui ci viveva dentro. Magari era tornato a casa.
Aveva sbattuto le ciglia, fissando il globo immobile della lampadina.
Gli sembrava di non sentirsi così bene da un tempo incalcolabile eppure era come se qualcosa sfuggisse, nel frattempo – come se un filo sottile di sabbia scendesse lento da un cono all’altro della clessidra e il tempo aspettasse di avventarglisi addosso a un qualche varco. Quale varco?
E che stanza era quella – dov’era Ash?
Di colpo era scattato a sedere sul materasso, aveva fermato il respiro.
Rosenfield – aveva realizzato subito, sentendo i muscoli tendersi come corde. Sentendo il cuore piombare in gola, le pupille allargarsi nel vuoto.
Jude.
Si era voltato d’istinto prima ancora di collegare quel nome a un qualche ricordo ma le lenzuola apparivano spiegazzate, al suo fianco, e il cuscino sembrava intatto.
La stanza vuota, tutto intorno.
Ed erano arrivate in quel momento le immagini – luce più bianca offuscata dal sonno e frammenti di parole sussurrate mentre lui ancora sonnecchiava. Le labbra di Jude premute sulla tempia, la voce curvata sulle cifre di un orario assurdo. Sette e mezza, forse - un appuntamento con sua sorella e un qualche genere di invito. Pranzo? A casa sua?
Quella mattina Dylan l’aveva ritrovato così, il senso del suo vivere in bilico da un lato all’altro dello specchio: tensione e abbandono, appartenenza e alienazione.
Il vorticare di contraddizioni faceva quasi girare la testa e lui aveva spostato lo sguardo sul proprio corpo solo per ritrovare l’immagine delle gambe nude - torace e fianchi e braccia, pelle bianchissima. Le cosce appiccicose.
Ripensare alla notte precedente era stato inevitabile a quel punto – a nulla era servito sforzarsi di distogliere la mente o tentare di concentrarsi su qualcosa di più immediato. Accendersi una sigaretta o arrotolarsi i capelli fra le dita - mordicchiarsi le unghie.
Non funzionava.
Perché nel ricordo Jude aveva mani bellissime e lui non avrebbe mai pensato che sarebbero risaltate così tanto sul suo corpo - non avrebbe mai creduto possibile che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a toccarlo senza lasciargli segni sulla pelle e non sa più liberarsi dall’immagine dei propri pugni agganciati alla testiera del letto. Da quella insistente della schiena di Jude curvata nel rilievo delle vertebre e dalla vertigine di chiedersi quante volte Raven abbia socchiuso gli occhi su quella stessa prospettiva - il solletico dei capelli sulla pancia. La percezione dei suoi palmi sulle anche - sulle natiche.
È assurdo.
Ieri sera sembrava tutto fin troppo giusto mentre adesso il rimpianto di non essersi preso tempo per studiare il corpo di Jude è come un grido incastrato in gola – nostalgia che scava nel petto e spegne lentamente ogni colore.
Non lo vedrà mai più, e non può neanche portarsi dietro la fotografia dei suoi fianchi.
Non sarebbe capace di riconoscerlo dalla mappatura dei nei, dalle cicatrici, e non ha idea di quale sapore possa avere il suo piacere. Non sa nulla, di lui.
Eppure mai si era sentito tanto vicino a qualcuno, durante il sesso - mai si era lasciato sciogliere in quel modo. Mai aveva concesso a qualcun altro tanta fiducia e mai il piacere era stato così intenso, sorprendente.
Gli avrebbe preparato la colazione, se fosse rimasto.
A volte lo faceva per Ash, la mattina, e certe cose gli mancano ancora da morire.
Forse sarebbe riuscito a non svegliarlo, mentre aspettava che il caffè si scaldasse sulla piastra, o magari gli sarebbe tornato vicino per sporgersi a baciarlo sulla fronte - magari lui avrebbe aperto gli occhi, lo avrebbe attirato sul letto. Magari la caffettiera si sarebbe bruciata sul fuoco, nel frattempo, o forse sarebbe bruciato direttamente tutto quanto. Unendo le sopracciglia in un’espressione grave, Dylan affonda la guancia nel cuscino.
In fondo è stato meglio che Jude sia andato via mentre lui dormiva – non sarebbe stato capace di stargli accanto senza cercare di nuovo il contatto con le sue labbra. Era già difficile prima - adesso è qualcosa di ancora diverso: la differenza fra respirare e soffocare - un confine netto.
Definitivo.
Sa perfettamente che basterebbe un passo – occhi che si incontrano per caso o lo sfregare involontario del ginocchio contro il suo, l’immagine dei capelli dentro il colletto della camicia. La voglia di scostare i ciuffi e premere le labbra su quel lembo di pelle - camminargli davanti per sentirsi il suo sguardo addosso.
Non può concedersi certe fantasie – pensarci fa solo ancora più male.
E fa male anche continuare a fissare il telefono con la speranza che lui chiami, con la paura che lo faccia. Con l’illusione assurda che possa farlo Raven – che siano insieme. Che ogni problema si sia magicamente risolto nella notte come l’incantesimo fragile di qualche fiaba a lieto fine – una realtà senza quella nostalgia struggente di tutto. Senza quel nodo in gola.
Vorrebbe qualcosa in cui potersi cullare, adesso.
Qualcosa di diverso dalla percezione delle labbra di Jude sulla pelle, però – un abbraccio meno avvolgente. Forse gli serve compagnia – sentir parlare Vivian e affondare distrattamente il cucchiaio in uno dei suoi gelati con cialde. Forse ha bisogno di suo fratello, invece – Ash come era una volta.
Ash con le cuffie incollate alle orecchie e la quotidianità rassicurante di passargli accanto senza che la pelle si increspi di brividi, senza dover immaginare le mani del fotografo sui suoi fianchi e sentirne la pressione sui propri. Senza la paura di addormentarglisi vicino.
Quando il cellulare inizia a suonare, però, lui si ritrova in piedi di fronte al tavolo senza sapere neppure come sia successo: le coperte scivolano sul pavimento, le spalle sono tese. Rigide.
E il cuore batte veloce mentre gli occhi si posano sul quadrato del display, mentre il panico si addensa nel petto come un gelo che cresce. Come un morso.
“Jude,” sussurra.
Forse le labbra non si sono mosse, forse è stato solo un respiro. Il suono del suo nome ripetuto mentalmente e i simboli luminosi delle lettere a confermare che basterebbe premere quel pulsante per lasciarsi sciogliere di nuovo. Dalla sua voce, prima – e poi dalle sue mani.
Basterebbe rispondere.
Trattenendo il respiro Dylan chiude gli occhi, invece. Perchè il silenzio di Raven era troppo profondo, quella sera – perchè se anche lui si fosse sporto a baciarlo non sarebbe servito e non sarebbe servito toccarlo, accarezzargli i capelli. Neanche morire sul sedile della sua macchina sarebbe servito a niente – l’unica cosa che potrà mai fare per lui. Per Jude. È non rispondere.
Lo sa perfettamente, questo.
Non. Rispondere.
Non saprebbe dire per quanto tempo gli squilli abbiano continuato a crivellare il silenzio, in seguito - sa soltanto che si sente sfinito, che ha freddo. Un freddo lucido. Strano.
Tornare a raggomitolarsi sul letto non è davvero una decisione – il corpo sembra cercare da solo una tana in cui nascondersi e lui si accorge di aver indossato di nuovo la maglia bianca solo quando sente la stoffa arrotolarsi sui fianchi.
Vorrebbe fumare ancora, se soltanto trovasse la forza di raggiungere il tabacco. Se trovasse il coraggio - spegnere il telefono.
Non si muove, invece.
E resta a fissare il quadro sulla parete – la testa sepolta nel cuscino – sforzandosi di immaginare un giorno di sole e una casa di campagna, le mani di un pittore.
Non un pittore di professione, però - un vecchio ferroviere.
Ha lavorato tutta la vita nelle stazioni e adesso dipinge nature morte – non ha molto altro con cui occupare il tempo. Non gli restano troppi anni, non ha figli né nipoti. Però da giovane era bellissimo, capelli scuri scuri e occhi di un nero profondo. Di un nero insondabile.
Raven.
Serrando con forza le palpebre, Dylan ingoia la voglia di piangere. La voglia di pensare ancora a lui – sfogliare con la mente i ritratti custoditi nella memoria e giocare a farli combaciare di nuovo con le fotografie di Jude.
Ci ha trascorso notti intere, in quel modo, recuperando dai ricordi spezzoni di immagini e sovrapponendo ai contorni del corpo di Raven i chiaroscuri delle stampe appese alle pareti. Provando a disegnare il suo sorriso sulla propria pelle.
Adesso è soltanto un’agonia, invece.
E si rigira sotto le coperte, cercando una posizione diversa. Getta via il cuscino e lo recupera subito dopo – si tira a sedere sul materasso. Torna a distendersi, a voltarsi.
Non può farcela – è evidente.
Non può farcela perché il telefono ha ripreso a squillare e ogni suono è un pugno allo stomaco che ne prepara un altro - che divora la volontà e tende i nervi come corde.
Che allerta i muscoli, preparandoli allo scatto.
Dylan spalanca gli occhi, quando si accorge che il pollice sta già premendo sul pulsante verde del cellulare: ma è lo scarto di un istante – il ritmo del suono che si interrompe e lo spegnersi improvviso delle luci sul display.
Un silenzio quasi irreale, improvviso.
Panico.
Dopo, i movimenti esplodono di colpo con la frenesia disperata di tutta l’energia contratta in ore di attesa. Dita che scorrono veloci sui tasti e polsi che tremano come foglie – l’alternarsi soffuso di squilli più lontani. Lacrime che scendono, rapide.
“Dee?”
La voce di Chris è la stessa di sempre, ed è come un incubo che si spezza nello schiudersi delle ciglia. Svegliarsi a casa, ritrovare prospettive e paesaggi.
Ritrovare se stesso.
Per un attimo, il sollievo è così intenso che non lascia spazio neppure a una risposta - neanche al respiro.
“Dee, mi senti?”
Sa che dovrebbe dire qualcosa – il tono dell’amico è già allarmato e sono passati mesi, dall’ultima volta che si sono visti. Mesi di messaggi a cui lui non ha risposto, registrati in segreteria o abbreviati dentro lo spazio ristretto di un sms. Mesi di silenzio voluto.
A Chris quella telefonata deve essere piombata addosso come una doccia fredda eppure non sembra arrabbiato – non pare neanche intenzionato a riattaccargli il telefono in faccia, stranamente.
“Stai bene? Che succede?” domanda invece, ancora.
Ma lui riesce a rispondere solo un “Ciao” stentato prima che qualunque altra parola si infranga contro la pressione della mano sulla bocca. Prima che il pianto minacci di sciogliersi contro la sua stessa volontà, facendolo sentire ancora più bambino. Ancora più stupido.
“Dylan,” sospira l’altro, come se tirasse il fiato. “C’è qualcosa che non va, che hai fatto?”
“Ho combinato un casino…”
“Che casino?”
“Uno dei miei…” è la risposta, quasi incomprensibile. Confusa.
Eppure Dylan sa che quello è sufficiente a fugare dalla mente di Chris ogni possibile ipotesi cruenta – non c’è quasi bisogno di dirgli altro per instradarlo nella giusta direzione. Suggerirgli il problema.
Non può fare a meno di pensare che sia perfino rassicurante, finalmente, poter parlare a qualcuno senza esser costretto per forza a spiegare tutto quanto. Avere la certezza che l’altro ti conosce abbastanza da capire anche così. Senza parole.
Lasciandosi scivolare lungo la parete si siede per terra, quindi – si preme la mano sulla fronte, concedendosi un respiro più profondo.
“Puoi venire?” domanda.
In realtà neanche si rende conto di quel che gli sta chiedendo - quasi fatica a orientarsi quando lui ribatte, senza scomporsi: “Sei ancora a Rosenfield? Nella stessa pensione che hai detto a tua madre?”
“Sì, a Rosenfield…” conferma, quasi stupito. E vorrebbe riuscire a pronunciare quel nome senza che il pensiero di Raven torni a chiudere la gola – senza che la nostalgia di Jude crolli addosso con quella violenza. Con quella capacità distruttiva, paurosa.
“Puoi venire?” insiste, come se da quello dipendesse la sua stessa sopravvivenza. Come se restare da solo per altro tempo volesse dire morire, o impazzire.
O crollare.
Dall’altra parte del telefono l’amico sembra esitare un istante di troppo, però - un istante che precipita Dylan nel panico più totale.
Non gli era mai capitato di reagire in maniera tanto irrazionale, prima - mai in modo così istintivo e illogico. Assurdo.
“Devo sistemare un paio di cose, prima,” lo sente dire, cautamente. “Avvertire i tuoi, e Alan, e non so neanche quanto posso metterci, in auto. Pensi di riuscire a reggere?”
“Chris, ti prego…” geme allora, disperato. Senza riuscire a trattenersi né a farsi forza – senza riuscire a non tremare.
In qualunque altra situazione si odierebbe, per comportarsi così - adesso invece gli sembra di non avere altra scelta, semplicemente. Nessuna alternativa.
“Per favore, potrebbe telefonarmi di nuovo!” singhiozza, tirandosi subito in piedi. “Potrebbe telefonarmi e io stavolta risponderei, già prima stavo per farlo! Avevo già il pollice sul tasto verde, capisci? Avevo il pollice sul tasto verde!”
“Dee per favore, ascoltami. Prendi un respiro profondo e cerca di concentrarti sulla mia voce, va bene? Mi senti?”
“No!”
“Beh, sarà il caso che cominci a farlo, allora,” sbotta l’altro, la voce improvvisamente dura. “Perché in questo casino ti sei cacciato da solo e forse se non mi avessi evitato mesi interi avrei potuto esserti d’aiuto per tempo, ma adesso il massimo che posso fare è mettermi in macchina per venire a prenderti e non posso farlo finché tu continui ad avere una crisi isterica al telefono. Ok?”
Silenzio.
“Ok, Dylan?”
È raro che Chris gli parli con quel tono – succede solo quando non trova altri mezzi per costringerlo a ragionare e lui lo sa benissimo, sa che non è davvero arrabbiato.
Eppure è strano, perché funziona sempre: qualunque approccio di quel tipo non fallisce mai nel tentativo di farlo rabbrividire, di rendergli lucidità. Soprattutto quando si tratta di Chris - lui che normalmente è soltanto carezze fra i capelli e braccia forti in cui lasciarsi cullare. Parole sussurrate all’orecchio, declinate in sorrisi leggeri.
Chiudendo gli occhi, Dylan si impone di calmarsi.
“Okay,” sussurra.
Sedendosi sul bordo del letto scosta il ricevitore dall’orecchio per allontanarsi i capelli dal viso, per permettersi di inspirare più a fondo.
“Okay,” ripete.
“Perfetto.”
E non è realmente tranquillo – non ha rilassato le spalle e sente ancora freddo ma almeno pare che le lacrime si siano asciugate, adesso, e che la voce di Chris sia tornata di nuovo normale. Meno autoritaria, e certamente più dolce di pochi istanti prima. Più vera, in un certo senso.
“Ascolta,” gli sta dicendo, mentre lui si raggomitola nel lenzuolo. “Non so davvero quando riuscirò ad arrivare – farò il prima possibile, ma ci vorrà qualche ora comunque. E ho bisogno di sapere che tu te ne starai buono ad aspettarmi senza fare cazzate - pensi di potermelo promettere?”
“Credo,” è la risposta, appena abbozzata. Ma lentamente il respiro si sta sciogliendo e neanche il fatto di accorgersi che sta lampeggiando l’avviso di un sms, quando conclude la telefonata, riesce a precipitarlo ancora nell’angoscia furiosa che ha caratterizzato le ultime ore.
Il cuore schizza in gola come al solito ma le dita non tremano mentre lui preme i tasti per aprire il messaggio. Mentre legge, lentamente, chiudendo poi gli occhi sul nome di Jude. Su quelle quattro lettere scritte in stampatello, alla fine di una lista di domande prevedibili e a loro modo commoventi. Un po’ dolci e un po’ vigliacche - tenere.
Molto *da lui, in fondo.
Sto bene, risponde.
Le dita corrono rapide sulla tastiera e gli occhi si gonfiano ancora di lacrime mentre le frasi si formano una ad una, quasi da sole.
Stavolta non è pianto, però – somiglia più a una specie di addio silenzioso. La consapevolezza di un distacco che è comunque una sua responsabilità - il dono più importante che potrà mai fare a qualcuno. Qualcosa di prezioso.
Ti voglio bene, Jude. Ti vorrò bene per sempre.
Dopo, spegnere il telefono è come graffiarsi la pelle con le unghie. Come togliersi da solo il respiro – togliersi aria.
Il resto della mattinata Dylan lo trascorre così, immobile sul letto a fissare la finestra senza riuscire più a formulare alcun pensiero cosciente. Dimenticandosi perfino della promessa di Chris, delle ore che scorrono e che spostano le lancette dell’orologio, piano, un millimetro dopo l’altro. Un respiro. Dopo l’altro.
Quasi lo coglie di sorpresa, il bussare deciso di colpi alla porta. La memoria che mette a fuoco gli ultimi eventi, il sollievo infinito di aprire per ritrovarsi davanti l’unica persona che non avrebbe mai creduto possibile incontrare in quel posto.
In quella città, nella sua nuova vita.
“Chris…” sussurra.
Lui indossa un giubbotto nero – un paio di stivali scuri - e sembra avere negli occhi ogni sorriso di Ash, ogni dolore e ogni silenzio. Ogni sua parola sulle labbra - sulla pelle.
D’improvviso, la nostalgia è così lacerante che Dylan sente quasi fermarsi il cuore. Fermarsi il mondo, intorno a sé.
“Scusa, scusa se non ti ho mai risposto,” esclama, gettandogli le braccia al collo senza preoccuparsi minimamente della maglia. Del tizio che sta attraversando il corridoio di fronte a loro, o di quanto potrebbe apparire infantile quella sua reazione agli occhi dell’amico. Agli occhi di chiunque, a ben vedere.
“Avrei voluto farlo credimi, soprattutto in certe sere. Non hai idea, Chris, a volte è stato difficile da morire. Mi sei mancato così tanto… Mi dispiace per tutto, anche per non averti salutato. O per non averti detto niente, mai. Mi dispiace per essere quello che sono… Non avrei dovuto chiederti di venire, mi dispiace da impazzire… Sono così felice che sei qui, finalmente…”
Ama il suo odore – è qualcosa di così familiare da far girare la testa.
Lo amava quando era piccolo e si lasciava abbracciare davanti a un film del terrore – lo amava quando aveva quindici anni e quell’odore voleva dire sesso, la scoperta di universi inesplorati. L’illusione di sentirsi bellissimo - di sentirsi grande.
“Mi sei mancato anche tu,” mormora l’altro, baciandogli la tempia. “Se fai un’altra volta una stronzata del genere giuro che ti vengo dietro solo per ucciderti,” aggiunge.
Ma Dylan sa che non che non avrà rancore da presentargli né alcun rimprovero da muovergli - sa che gli parlerà dolcemente. Che si occuperà di lui - come sempre.
“Stai bene?” domanda infatti, spingendolo dentro la stanza. E anche quel semplice gesto è rassicurante – delegare a qualcuno il compito di dirigere i tuoi passi. Non doversi occupare di chiudere la porta, neanche, perché ci ha già pensato lui. Perché lui pensa sempre a tutto – da una vita.
Spingendosi la maglia sulle ginocchia, Dylan scrolla appena le spalle.
“Sono un po’ fuori allenamento, Dee, quindi temo dovrai tradurre,” sospira l’altro lasciandosi cadere sul letto. “Questo è un silenzio alla ‘non ho voglia di parlarne’, o alla ‘fammi domande più precise’?”
“Hm…”
È una peculiarità di Chris anche quella – il modo in cui riesce sempre a metterlo alle strette. Offrirgli strade obbligate, scelte semplici. Bianco o nero.
Le mille sfumature delle foto di Jude, da quel punto di vista, sembrano labirinti di percorsi inestricabili. Fiato sospeso, sempre.
“Credo che sto male,” sussurra lui, e pensa che avrebbe bisogno di abbracciarlo di nuovo. Pensa che vorrebbe chiedergli di Ash, chiederglielo mentre se ne sta raggomitolato contro il suo corpo. Fra le sue braccia.
Ma è troppo presto, forse – forse il coraggio non ha ancora messo radici abbastanza solide. O forse è che da solo non sarà mai capace di addentrarvisi, Dylan, nei terreni scivolosi di quell’argomento. Forse adesso sta davvero troppo male - non ha ancora spalle abbastanza forti. Un respiro abbastanza fluido.
Scrolla piano la testa, deglutendo a fatica.
“Non lo so,” è tutto quel che riesce a concludere.
Chris si sta guardando intorno, nel frattempo, e lui si accorge che in quel punto preciso si era seduto anche Jude, la sera prima. Che pochi centimetri più a destra aveva incastrato il corpo fra le sue gambe – che potrebbero esserci ancora tracce di sesso fra le lenzuola.
Arrossisce di colpo, raddrizzando la schiena.
“Devi andare in bagno?” domanda, prima di ricordarsi che si tratta di Chris e che non ha nessuna speranza di farlo alzare con quello stratagemma. Che così probabilmente riuscirà soltanto a tradirsi – che all’amico basterà guardalo in faccia per intuire cosa sia successo su quel letto.
“Oppure vuoi che ti prepari un caffè?” cerca di rimediare subito. In fretta.
Perché poi si stia comportando con tanta riservatezza non sa neanche spiegarselo – ha sempre raccontato qualunque cosa, a Chris, specialmente quando si trattava di avventure erotiche. A volte si è perfino domandato se il piacere vero non stesse nel riferire a lui ogni particolare, più che nel fatto di viverlo. Ingigantire le descrizioni e ridacchiare e vederlo ruotare gli occhi al cielo.
Adesso Jude sembra essere una faccenda decisamente privata, invece.
E forse Dylan è perfino un po’ geloso – forse certe cose ha bisogno di tenerle per sé ancora qualche altro minuto.
“Avrei anche una lattina di birra, se preferisci…” balbetta, arrossendo.
Che Chris abbia già intuito tutto è più che evidente ma per fortuna si limita a chiedere, sollevando il mento in direzione del cumulo di contenitori accatastati per terra: “Piena o vuota?”
Ridacchia, quindi, e Dylan si lascia cadere sul materasso vicino a lui.
“D’accordo,” sospira, lanciandogli un’occhiata veloce. “La mia vita è un casino completo.”
“È per il tipo che ti stava chiamando stamattina?”
“Anche…” risponde, prima di piegare il ginocchio e incastrare la gamba sotto il sedere – prima di poggiare la guancia sul petto dell’amico e sentire il suo braccio avvolgere la schiena.
Chiudere gli occhi e inspirare il suo odore - rilassare le spalle.
È così strano stare in quella stanza con Chris – pensare a tutte le volte che ha desiderato la sua presenza e sentir battere il suo cuore contro l’orecchio, adesso. Anche Rosenfield sembra meno estranea d’improvviso – Dylan potrebbe uscire con lui e camminare per le strade fermandosi a ogni vetrina. Potrebbe aver voglia di suonare ancora in qualche locale, di accamparsi a fumare nel parco. Giocare a riconoscere le razze dei cani, per strada.
Si rende conto che se dovesse portarlo a vedere la città non saprebbe cosa mostrargli a parte il divano di Jude – a parte il suo malessere continuo e quell’unico angolo di pace. Quel senso di appartenenza immotivato. Illogico.
“E quindi chi sarebbe il tizio, che crimine ha commesso?” domanda Chris, scostandogli le trecce dal viso. “È etero? Sposato?”
“No, lui ha…” Esitazione. “Ha litigato col suo ragazzo,” viene la risposta, quasi bisbigliata. “Perché non voleva fare sesso con me…”
“Ha litigato con il suo ragazzo perché non voleva fare sesso con te?”
“È complicato, Chris…” mormora lui, e non è più neanche solo questione di pudore. Non è che davvero voglia tenere Chris fuori da quella storia – cambierebbe forse il modo di raccontare, rispetto al solito, ma di fronte all’amico aprirsi è sempre stato fin troppo facile. Naturale, quasi.
Il problema sta piuttosto nel fatto che quella faccenda complicata lo è davvero – che forse è necessario aver affondato lo sguardo negli occhi di Raven per poter comprendere, o aver visto in che modo si definiscono i muscoli sulle sue spalle. Averlo sentito parlare, conoscere l’esatta sfumatura della sua pelle. I suoi lineamenti.
Per questo quando l’altro sospira, rassegnato: “Già, l’avevo intuito. Chi dei due non voleva fare sesso con te, tra l’altro? Lui o il suo ragazzo?”, Dylan non trova nient’altro da rispondere a parte un flebile: “Raven è un pellerossa.”
Non trova nulla di più importante che sostituire il suo nome a quella locuzione vaga, perché sentir chiamare Raven il suo ragazzo è troppo strano. Perché non rappresenta niente e scava un taglio nettissimo fra ciò che è stato e quel che d’ora in avanti sarà la sua vita senza di lui. Senza Jude.
E fa male, tanto.
Fa anche una paura terribile, in certi momenti, come se rendesse il distacco non solo fisico ma anche più profondo. Come se la notte scorsa non ci fosse mai stata e non ci fosse stato quel bacio in macchina con Raven - come se lui non gli avesse sorriso in quel modo, passandogli lo spinello.
“Cioè, non è che sia proprio completamente pellerossa,” si sente quindi in dovere di specificare, mentre Chris lo osserva allibito. “Di sicuro ha più sangue nativo che altro nelle vene, però…” Si interrompe, di colpo.
Accorgersi di aver ripetuto le esatte parole che lui gli aveva detto la prima sera che erano usciti insieme lo coglie di sorpresa, ma è anche lo sguardo dell’amico a lasciarlo perplesso.
“Pellerossa?” domanda Chris, raddrizzando la schiena. “Nel senso di… Apache? Cheyenne? Capelli e occhi scuri?”
Stringendosi nelle spalle, lui scrolla piano la testa.
“Non so esattamente a quale tribù appartenga,” risponde, e pensa che anche quello è un rimpianto da aggiungere alla lista delle cose lasciate in sospeso: non essersi mai preso il tempo per fare più domande, scavare a fondo.
Tutto scivolava in secondo piano, con Raven – bastava la sua presenza perché il mondo intero si concentrasse su stimoli immediati. Camminava e il modo in cui camminava ti riempiva la mente – parlava, e rimanevi incantato ad ascoltare le sue parole. Era come se ti rapisse, in qualche modo - o come se ti inglobasse dolcemente.
Lentamente.
“Comunque sì,” aggiunge, mordendosi forte il labbro. “Pellerossa…”
Chissà poi perché solo l’idea sembra avere la capacità di togliergli il respiro – è sempre stato così, da che ricordi. Per qualche strana ragione la faccenda sembra suscitare in Chris uno stupore quasi spropositato, al contrario.
“Di solito i pellerossa non sono biondi…” sta meditando, assorto.
Voltandosi sul fianco, Dylan lo guarda senza capire.
“Mh?”
“È tinto, sto tizio?”
“Oh,” esala lui, focalizzando finalmente la questione. Affrettandosi a nascondere il viso fra i capelli, imbarazzato. Un po’ incredulo, anche.
Gli riesce difficile, ora, riconoscere se stesso nel ragazzino che catalogava l’universo maschile in base al colore dei capelli.
“Nono, non è esattamente biondo…” farfuglia, mentre Chris sogghigna divertito.
“Non esattamente biondo? E cosa vorrebbe dire, non esattamente biondo?”
Ma lui non risponde, mentre i denti affondano nel labbro ancora più nervosamente. Mentre da dietro le trecce azzarda un’occhiata cauta in direzione dell’amico, tornando ad arrossire di nuovo.
“Chris…” mormora infine, a voce bassissima. “L’hai mai fatto con due ragazzi, tu?”
“Io?”
“Due ragazzi insieme, voglio dire…” chiarisce.
Non ha idea del perché quella domanda gli sia uscita così, senza alcun legame col discorso precedente e senza che lui l’avesse quasi preventivata.
Ci sono cose di cui neanche sei cosciente fino a quando non ti trovi davanti qualcuno che le tue fragilità le conosce quasi tutte – qualcuno che conosce la tua infanzia e il tuo riflesso, la parte di te che hai lasciato in un’altra città.
La metà più giusta.
Il dubbio è sempre stato lì ma non c’era il petto di Chris su cui appoggiare la testa e non c’erano le sue braccia intorno ai fianchi. Non c’era il coraggio di domandarsi se non sia stato lui a sbagliare qualcosa, quella sera - a non coordinarsi con gli altri due.
“Ti hanno proposto qualcosa del genere?” domanda però l’amico, e il cuore inizia a battere più veloce. Il disagio cresce – i pugni si chiudono - e d’improvviso è come se il tizio della discoteca fosse di nuovo lì. Come se il suo fiato scivolasse ancora sul collo, nell’orecchio.
Puttana.
Un po’ a fatica lui deglutisce, abbassando in fretta la testa per nascondere il viso nei capelli.
“Credo di esser stato io, in realtà…” bisbiglia.
E forse è per quello che Jude è fuggito - probabilmente lui non ha saputo dosare gli equilibri e ha finito per rubargli la sua parte di scena. Forse si è spinto troppo a forza fra di loro, finendo per confondere ruoli già stabiliti e minando le interazioni – imponendo la propria volontà su entrambi. Non l’ha fatto apposta.
A malapena si rendeva conto di quel che stava accadendo, quella sera – il corpo si muoveva d’istinto e la mente sembrava incapace di connettersi alla situazione. Resta il fatto che ha sbagliato tutto, però. Che si sente come un ragazzino che abbia giocato a fare l’adulto senza esserne capace – un perfetto idiota.
Qualcuno a cui dover badare, più che un possibile amante.
“Dee, ehi. Calma,” dice Chris, facendo scivolare la mano lungo la sua schiena. “Non c’è nulla di male, l’importante è che fosse quello che tu volevi e che non ti sia fatto forzare da nessuno.”
“Non so che mi passasse per la testa…” è tutto quel che lui trova da rispondere, perché le domande premono in gola ma solo l’idea di chiedere a Chris se secondo lui abbia sbagliato a infilare la mano fra le gambe di Jude lo fa sentire ancora peggio. E non trova il coraggio di confessargli che se qualcuno si fosse azzardato a infilarla fra le sue gambe, una mano, lui sarebbe probabilmente venuto subito. Che avrebbe concluso il suo personale apporto alla serata nel più imbarazzante dei modi e che magari Jude deve averlo intuito. Che è troppo puttana anche per fare la puttana.
È quasi comico, in fondo.
“Hai voglia di raccontarmi?”
Trattiene a stento la voglia di piangere, quando Chris comincia a muovere cerchi lenti sulla sua schiena.
“Non so bene cosa dire, in realtà,” sussurra, rabbrividendo. “È che mi sembra di bermi sempre il cervello, con loro…”
“Ti piacciono davvero così tanto? Tutti e due?”
“Mh.”
Silenzio.
“Ed è diverso,” aggiunge, cautamente, quasi testando per la prima volta quel concetto. Con un po’ di timore, anche – una specie di riverenza sacra.
“Non so spiegartelo, ma Jude e Raven sono una cosa diversa da Jude o da Raven,” tenta di spiegare, un po’ confusamente. “Non più forte, solo… Diversa, ” conclude, rendendosi conto per primo di non esser riuscito a dire nulla. Di averlo soltanto sfiorato vagamente, il punto, e di sembrare forse anche completamente pazzo.
Lasciando andare un sospiro frustrato, scrolla la testa con disappunto.
“Diverso,” ripete, ma Chris si affretta ad annuire.
“Okay…” mormora, con il tono di chi si è rassegnato a non capirci nulla. “E sei sicuro che non si possa risolvere in nessun modo, questo casino?”
“No!”
Pausa – tesa.
Un sospiro, dopo, come a tentare di sciogliere i nervi.
“Loro stavano bene, prima che arrivassi io,” dice Dylan, nervosamente. “Adesso Jude ha paura, invece, e Raven non lo capisce più. E hanno discusso, e hanno detto cose che non dovevano dire. E hanno dovuto occuparsi anche di me, nel frattempo, e io non voglio che Raven sia nervoso. Non voglio che Jude abbia paura e non voglio…”
“E quindi torni a casa con me?” viene la domanda, del tutto inattesa.
Una pugnalata nel petto – sussulto improvviso.
“Con te?” ripete lui, raddrizzando di colpo la schiena. “A casa?”
“Perché qual era il tuo piano, scusa, che mi hai chiamato a fare?”
Ma Dylan non aveva alcun piano in mente – non ha giustificazioni per aver chiesto a Chris di raggiungerlo a parte il panico irrazionale di un istante. A parte il bisogno di averlo vicino – lasciarsi abbracciare.
Per un momento il cambio di prospettiva è talmente veloce da fermargli il cuore – la reazione istintiva è quella di rifugiarsi sul divano di Jude ed è una vertigine paurosa ricordarsi che non può farlo. Che non potrà farlo mai più, che in ogni caso deve andarsene da Rosenfield e che comunque c’è sempre suo fratello ad aspettarlo, allo sbocco di ogni strada.
Che tutti i percorsi finiscono sempre per portare da lui, inevitabilmente.
“Ash cosa… Come sta?” domanda, quasi senza voce.
Il momento è arrivato, e fa paura come sempre.
Come sempre sembra chiamarlo a sé, di contro, gonfiando gli occhi di lacrime e addolcendo la nostalgia. Rendendola morbida, avvolgente.
“Sta bene,” risponde Chris, e Dylan abbassa in fretta lo sguardo. “Gli ho già detto che venivo a prenderti, fra l’altro.”
“Glielo hai già detto?”
“Non avrei dovuto?”
Ha sbagliato, e se ne rende conto solo adesso.
Solo ora capisce che non era logico aspettarsi niente di diverso – Chris non poteva prescindere da suo fratello o dalla loro città, dal passato.
Ed è di nuovo lì, Dylan: al punto di partenza.
Con qualche cicatrice in più e con un nuovo bagaglio di nostalgie, con quella voglia suicida di tornarci davvero, a casa. Con il bisogno di scappare ancora più lontano.
Abbandonando le spalle contro la parete si domanda a cosa sia servito, e la sola risposta che riesce a darsi sono le labbra di Raven. Le mani di Jude sul suo corpo – il respiro.
Nulla serve a calmare quel senso di vertigine, però – il vuoto non si riempie. Non basta.
“Lui che ha detto?” sussurra, e la voce trema appena mentre la testa si rovescia all’indietro – mentre gli occhi si chiudono piano. Troppo, piano.
“Era preoccupato. Sapeva che non saresti tornato se non fosse successo qualcosa di brutto e credo abbia pensato a un incidente, all’inizio. L’ho rassicurato dicendogli che fisicamente stavi bene.”
Ash – pensa Dylan. E sta per piangere.
Sta per piangere perché non c’era lui a rassicurarlo, e non c’è stato per mesi interi. Non gli ha preparato la colazione e non si è addormentato nel loro letto, non gli si è seduto vicino quando si sentiva solo. Perché vorrebbe non averlo mai dovuto lasciare e perché vorrebbe non esser costretto a tornare da lui - perché Ash fa male in ogni modo, e non ha importanza se ci saranno altri schiaffi sul viso o se il dolore resterà chiuso in gola come in uno scrigno.
Non ha mai voluto difendersi da lui - piuttosto, non ha mai saputo come difendere suo fratello da se stesso.
E adesso non ha scelta – solo il pensiero che Ash lo stia aspettando chiude di riflesso ogni possibilità di restare a Rosenfield. O di allontanarsi ancora – partire verso altre mete.
Scappare.
“Ho paura, Chris…” mormora, sentendo scendere le lacrime.
Ma è impossibile spiegargli che non si tratta solo di quello – che la voglia di tornare è altrettanto forte e che anche quella potrebbe uccidere. Che non sa più come orientarsi fra la sconfinata libertà degli occhi di Raven e il legame assoluto con Ash - fra due mondi così diversi.
“Posso farti solo una domanda?” mormora Chris, e lui è quasi sul punto di scrollare la testa. “Non voglio che tu mi dica perché te ne sei andato, non sono affari miei.” Pausa. “Vorrei solo sapere se c’entrava Ash. Solo questo.”
“Sì,” risponde piano.
Ma non aggiunge altro perché quando manca la forza di guardarsi allo specchio diventa importante riconoscersi negli occhi di un amico, e quando da solo non sai muovere nessun passo è fondamentale che qualcuno ti prenda per mano.
Perché Chris è l’unica persona con cui ancora è possibile sentirsi innocente – sentirsi pulito.
E perché certe cose non puoi dirle a nessuno – puoi solo sperare che tacciano. Fingere che non esistano e sistemare le valigie – prepararti a tornare.
Forse ci sono modi meno vigliacchi per affrontare le paure.
Ma Dylan si limita a poggiare la testa sulla spalla di Chris - ad aspettare che lui lo accarezzi di nuovo e a nascondere il viso nella sua camicia come faceva da piccolo. A lasciarsi abbracciare. E a pensare che alla fine anche quello è già un ritorno – guardarsi indietro e ritrovare spazi di pace. Odori e gesti antichi – sollievo. E paura.
Forse, davvero, il primo passo verso casa.

























































































































































































































































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ROSA DEI VENTI is licensed under a CCA NC-ND 2.5 Italia License.
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Date: 2010-12-04 09:39 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
(mi sono resa conto che quando ho finito di leggere i primi 61 capitoli della Rosa Dee se n'era appena andato. Adesso sta tornando. Quasi una sorta di ciclo che si chiude.)

Le radiazioni di tenerezza emanate da Dee in questo capitolo hanno raggiunto i massimi storici, credo.
Non ricordo di averlo mai visto così fragile, una voglia di abbracciarlo e rassicurarlo che davvero, non vi dico.
Ho profondamente odiato Jude, che ha la geniale idea di scappare. Sempre. Ad un certo punto, appena arriva Chris e si fa cenno al tipo che li vede in corridoio, ho pensato che si trattasse di Jude e già immaginavo Chris che (giustamente) lo prendeva a pugni.
Jude ha una capacità di creare casini che supera quasi quella di Carlos. E ho già detto tutto.
E boh.
Da un certo punto di vista, sono contenta che Dee abbia pianto.
Credo che sia stato liberatorio, per lui. Perlomeno, a me capita di accumulare e accumulare rabbia, dispiaceri e poi di scoppiare tutta in una volta .-. ho l'impressione che per Dee sia lo stesso.
Mi dispiace che se ne vada senza chiarire almeno con Raven.
Ma credo che abbiate qualcosa in serbo per loro ^^

Non so spiegartelo, ma Jude e Raven sono una cosa diversa da Jude o da Raven

Non credo esista una definizione più giusta, per loro due.
Ed è anche per questo che spero di vederli chiarirsi, prima o poi, anche se penso che Raven prenderà male il fatto che Jude sia stato con Dee alla fine.

Poi.
Chris.
Giusto per riallacciarmi all'ultima recensione di CD, si vede che il suo modo di rapportarsi a Dee sia abbastanza diverso da quell'epoca, ma di fondo c'è tutto quell'affetto che gli porta da sempre. E Chris è stato fantastico, in questo capitolo ** Comprensivo. Presente. Ha saputo perfettamente modellarsi sul dolore di Dee e provare a lenire le sue ferite.

Adesso aspetto che i gemelli (finalmente) si rivedano. Anche se so che ci vorrà un po' a ricucire le cose, ho st'idea in mente di loro due che si guardano un attimo in viso e poi si stritolano. Cioè. So che non andrà così, che non può andare così, ma ecco. Sarebbe bello.

E poi temo il modo in cui Dee prenderà la relazione fra Ash e Mike.
E insomma.
Aspetto il seguito, più trepidante che mai.
Vi adoro ^^

Date: 2010-12-04 09:39 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
PS mi mancava non essere la prima a commentare u.ù

Date: 2010-12-04 10:06 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
mi sono resa conto che quando ho finito di leggere i primi 61 capitoli della Rosa Dee se n'era appena andato. Adesso sta tornando. Quasi una sorta di ciclo che si chiude
^____^
È vero.^^ E boh. Mi piace l'idea che tu sia arrivata con la partenza di Dee, e sia ancora qui trenta capitolo dopo.^^
(Ti adoro.^^)

Le radiazioni di tenerezza emanate da Dee in questo capitolo hanno raggiunto i massimi storici, credo.
^___^ Dee supera sempre se stesso, con la tenerezza.^^

Ho profondamente odiato Jude, che ha la geniale idea di scappare. Sempre.
Jude ha questa tendenza, sì. Ma per dirla tutta, qui non è *scappato*. Cioè, è solo andato a casa sua perché aveva da fare delle cose (credo, in realtà è che ci serviva che si togliesse dai piedi *rolling-eyes*) ma non aveva nessuna intenzione di lasciare Dee da solo. Cioè. Lui sperava di vederlo quel pomeriggio. Ci contava seriamente. Non aveva ancora un'idea precisa di cosa questo comportasse nei confronti del triangolo che tanto lo spaventa, ma assolutamente non stava scappando da Dee.
Credo gli abbia anche lasciato un biglietto dicendogli che passava da casa e che la prima volta che l'ha chiamato fosse per invitarlo a pranzo. *rolling-eyes*
(Chris avrebbe voglia di prenderlo a pugni, sì, ma è più che altro che è geloso di chiunque fosse presente nella vita di Dee mentre lui era all'oscuro di tutto a NY. *rolling-eyes* Forse fa eccezione giusto Raven che ecco, non gli ispira pugni in faccia. *rolling-eyes*)

Da un certo punto di vista, sono contenta che Dee abbia pianto.
Credo che sia stato liberatorio, per lui.

Penso che per Dee questo sia un momento importante. Ha cercato (forse non proprio brillantemente *rolling-eyes*) di tirarsi indietro dal casino tra Jude&Raven per non fare danni ulteriori, e sta accettando la necessità di tornare ad affrontare Ash. E ha rivisto Chris. E gli ha parlato e si è fatto consolare e credo sia stato un po' davvero come abbassare la guardia. Con qualcuno che lo conosce davvero e non si aspetta nulla da lui perché l'ha visto già al suo peggio.
E credo che Chris in questo senso sia davvero perfetto, per prendersi cura di lui. Perché lo conosce, e gliene abbuona tante, e in qualche modo lo protegge. Ma gli permette anche (a malincuore) di crescere.
E boh.
Cioè, si è fatto non so quanti km in auto per andare a riprenderlo!! Dopo MESI che l'altro lo snobbava!! E dopo che Dee se n'era andato senza neanche salutarlo!!
Se non è amore quello... *rolling-eyes*

Adesso aspetto che i gemelli (finalmente) si rivedano. Anche se so che ci vorrà un po' a ricucire le cose, ho st'idea in mente di loro due che si guardano un attimo in viso e poi si stritolano. Cioè. So che non andrà così, che non può andare così, ma ecco. Sarebbe bello.
Sarebbe bello, sì, ma temo sia davvero impossibile.
Cioè, poi non è detto perché non abbiamo ancora scritto quella scena e anche nella scorsa versione ero convinta che Ash non gliel'avrebbe mai perdonata e invece hanno fatto pace in fretta, ma ecco. Al momento ho Ash che sta meditando di andarsene *lui* da NY, pur di non dover affrontare il ritorno di Dee. *rolling-eyes* E non so davvero come farò a convincerlo a rimettere piede in casa loro. È terrorizzato.
E una strana e incomprensibile mistura di altre emozioni per lo più negative che ho anche un po' paura di sviscerare. *rolling-eyes*
Ma ecco. Magari mi sbaglio. *rolling-eyes*
Vedremo.^^
Sicuramente la reazione di Dee ad Ash e Mike preoccupa parecchio anche me...

*rolling-eyes*

Date: 2010-12-04 10:26 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Qualsiasi motivo per il quale Jude se n'è andato, non ha una giustificazione logica. Avrebbe potuto svegliarlo, insomma. Rassicurarlo. O qualsiasi cosa, ecco.
A proposito, se fa del male a Mike... giuro che gli sequestro gli smalti e glieli rovescio tutti nel lavandino u.ù gemello avvisato...

Date: 2010-12-04 10:36 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Jude chiede se va bene come giustificazione logica il fatto che noi gli abbiamo ordinato di levarsi dai piedi perché altrimenti lui e Dee finivano di nuovo a letto e la cosa si faceva complicata.
*rolling-eyes*
Perché seriamente, qui abbiamo sbagliato noi.^^ Cioè, non era nostra intenzione far passare il messaggio che Jude se ne fosse andato o che Dee fosse sconvolto da questo: la decisione di andarsene Dee l'avrebbe presa comunque appena Jude lo lasciava solo. È stata una scelta esclusivamente 'narrativa' quella di far succedere tutto questo la mattina dopo - nel senso, Jude potrebbe avere qualunque spiegazione. Dal fatto che aveva promesso a Magda di essere da lei alle otto e mezza e si è svegliato alle dieci e ha provato a dirlo a Dee ma gli è arrivata una gomitata in faccia e ha deciso di evitare. *rolling-eyes* Al fatto che molto ingenuamente era convinto che fosse tutto chiarito, almeno da quel lato, e che quel che ancora c'era da chiarire avrebbero potuto chiarirlo dopo, e ha preferito lasciarlo dormire visto che ne aveva bisogno.
Jude non l'ha mai inteso come un addio. Anzi.
E il problema di Dee credo fosse non tanto che si era sentito abbandonato, quando che *sapeva* che era arrivato il momento in cui lui avrebbe dovuto abbandonarli.

*rolling-eyes*
Prima ne parlavo con Fata e dicevamo che forse avremmo dovuto davvero specificare meglio la cosa. Ma eravamo talmente prese dalla trama 'Dee si sveglia e chiama Chris per tornare a NY' e dal fatto che Jude doveva essere altrove per permetterci di metterla in atto che non abbiamo proprio pensato al fatto che potesse sembrare che Jude stava facendo un'altra cazzata delle sue, non facendosi trovare al risveglio.
Lui ha anche brontolato per mezz'ora, quando l'abbiamo costretto a uscire dal letto per tornare a casa... *rolling-eyes*

Date: 2010-12-04 10:38 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
(Ah. Per Mike... *rolling-eyes* Nel delirio della scorsa versione, durante l'ultimo capitolo che abbiamo scritto prima di decidere che era il caso di tornare indietro e capire dove avevamo sbagliato, arrivava al punto di ucciderlo quasi tirandogli una pietra in testa. *rolling-eyes*
Spero che questa volta sarà meno drastico... *rolling-eyes*)

Date: 2010-12-04 10:46 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
No, abbiamo sbagliato noi.
Domani dobbiamo correggere la faccenda in qualche modo - grazie mille Aika. Non ci avevamo pensato minimamente ed è stato ingenuo, avremmo dovuto mettere in conto che la faccenda poteva non esser chiara.
Amore, tolgo da EFP e metto f-only qui. Domani sistemiamo.
(dovevo andare a letto, lo so, ma non riuscivo a dormire con st'idea in testa *rolls*)

Date: 2010-12-04 10:49 pm (UTC)
From: [identity profile] pavls-blog.livejournal.com
Ma... ma °-°
Guarda, un modo meno drastico sarebbe spedirlo a casa mia :D Ho la dispensa PIENA di cibo, quindi si troverebbe bene ^^

PS scusate se vi ho messo in difficoltà con 'sta storia di Jude che esce senza dir nulla >.

Date: 2010-12-05 03:38 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Dovevi vedere come Mike aveva affrontato la cosa da gentiluomo, però!^^

Date: 2010-12-05 03:54 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Ovvero??

Date: 2010-12-04 10:48 pm (UTC)
From: [identity profile] pavls-blog.livejournal.com
Siete fantastiche ^^ <3

Date: 2010-12-04 11:20 pm (UTC)
From: [identity profile] haidee83.livejournal.com
Aaaaah. Ecco perchè è scomparsa!
Avevo appena recensito su EFP quando mi fa "il capitolo non è esistente"... mi è quasi preso un colpo e sono corsa qui ^^
Non per andare contro Aika, ci mancherebbe :) , ma, anche se la cosa è stata poco chiara anche per me all'inizio, una volta che Dee ci ha gentilmente fatto sapere che a telefonarlo era Jude io, sinceramente, ho dedotto che quest'ultimo non fosse "scappato". Per questo, come dicevo nella recensione, mi è dispiaciuto che non abbia risposto.
Ma non mi voglio ripetere (o mi caccerete a pedate prima o poi) :D
Ciaooo :*

Date: 2010-12-05 02:40 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
una volta che Dee ci ha gentilmente fatto sapere che a telefonarlo era Jude io, sinceramente, ho dedotto che quest'ultimo non fosse "scappato".
Noi pensavamo potesse chiarirsi da quello, in effetti, ma credo che sarebbe meglio comunque se diventasse evidente da subito. Cioè, un conto è se non emerge fin da subito e poi viene chiarito ugualmente un po' avanti, ma se all'inizio sembra che Jude sia scappato - come in effetti potrebbe essere in questo caso - il capitolo sembra puntare in una direzione che non avevamo neanche contemplato e insomma. Può disorientare. E visto che si tratta di un nostro errore che potrebbe essere risolvibile in fretta, è meglio che proviamo.^^
Solo, temo che la tua recensione su EFP sia andata persa quando abbiamo rimosso il capitolo. Per caso l'avevi salvata da qualche parte, puoi riportarla?
È stata una coincidenza notevole: Fata deve aver rimosso il capitolo proprio mentre tu postavi. Non abbiamo neanche fatto in tempo a leggerla o vederla, o l'avremmo salvata noi...
Mi spiace. *rolling-eyes*
Grazie comunque.^^
Kiss

Date: 2010-12-05 04:05 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Oh, ma se sono tonta che volete? ç____ç
Poi secondo me era anche atteggiamento da Jude °-° Che prima fa i casini e poi scappa XD Anche la telefonata per me era un atto di vigliaccheria *rolls*
Sono arrabbiata con Jude per quello che ha detto a Raven u.ù (e dato che io lo amo vuol dire chedavvero l'ha fatta grossa).
No, ma davvero, adesso mi sento in colpa ad aver interpretato a modo mio e avervi costretto a correggere e ripostare ._.

Date: 2010-12-04 11:23 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Occavolo, e quindi ora Dee tornerà a New York? Sarà costretto a fare un passo indietro? E a relazionarsi con Ash + Mike?
...
Sono molto preoccupata.
Poi, il pensiero che si separi da Jude e Raven senza nemmeno aver ben chiaro quello che é successo... Sentendosi inevitabilmente in colpa... E' una cosa così triste, anche se so che non durerà per sempre.
E' stato strano vedere Dylan così psicologicamente provato dalla nottata con Jude. Cioé, praticamente finora avevamo assistito al lato più introspettivo di Dee solo quando si trattava di Ash... Tutto ciò che era relazionato agli altri personaggi sembrava prenderlo più alla buona; in un certo senso mi aspettavo che persino adesso vivesse positivamente quello che era successo con Jude, del tipo "é tutto a posto, si aggiusterà, andrà tutto bene".
Invece l'ha accusata davvero male...
Credo che almeno una piccola parte del suo dolore derivi dalla sensazione di aver sfiorato qualcosa che comunque non sarà mai veramente *suo*.
E' un discorso complesso; ma leggendo a volte ho l'impressione che Dee si sia innamorato di Jude+Raven, ma si sia innamorato pure di "Raven da solo" e di "Jude da solo", e che non sia mai riuscito a venire a patti di questo poligono, anche se in apparenza sembra semplice.
Ora, questo piccolo "frammento di vita" che ha ricevuto in dono da Jude, speciale e bellissimo, cela in sé l'impossibilità di renderlo "vero" nel senso pieno del termine, perché Jude sarà sempre e comunque la metà di una coppia che, per altro, Dylan ama moltissimo.
Dylan non riesce a NON guardare ognuno dei due come "riflesso" dell'altro: per questo parte del suo senso di colpa é dato dal fatto di aver strappato un po' di felicità dall'aver fatto vacillare quella bilancia. Dall'averla fatta pendere da una parte, e poi dall'altra, senza mantenerla in equilibrio.
Questo tema del doppio così *soffocante*, non può non far pensare - lo ripeto - ad una proiezione del dualismo tra Dee e Ash, equazione non risolta ancora: l'impossibilità di essere felici come riflesso speculare reciproco, e l'impossibilità di essere felici però anche nella diversità.
Il morso del serpente, che é stato la prima cicatrice sulla pelle di Ash a renderlo *diverso* nella profondità della carne.
E di nuovo Jude e Raven: l'amore incondizionato per l'unità che formano insieme. Ma é come guardare una statua perfetta: impossibile per un'anima bambina come quella di Dylan osservare qualcosa di così bello senza provare a *toccarlo*. A modificare la propria percezione sulla loro forma. Increspare l'acqua, trasformando la calma in un'onda che si propaga (e si é propagata eccome, l'abbiamo visto). Ammirare la neve bianca, e toccarla per sentire com'é, e cambiare però la sua immacolatezza.
Dylan prova senso di colpa per aver increspato quell'acqua; per aver segnato quella neve. Senza pensarci a lungo, senza riflettere, cosa che lo fa stare peggio.
Eppure, non credo che Dee sia colpevole di nulla. La sua fascinazione immensa per loro non poteva che portare a questo esito: era un fardello molto grande da sopportare. E gli aveva donato pezzi di felicità autentica, che in quel momento per Dylan erano vitali come l'aria.
Mi commuove piuttosto che quella felicità non possa essergli donata senza termine, invece che per istanti effimeri; non può farlo Jude, e non credo che potrebbero farlo a lungo nemmeno Jude e Raven insieme.
*sospiro*
PS: bello rivedere Chris, con Dee. Il nostro angelo custode ^^ Credo che questo ragazzo, a prescindere da quanto potrà mai peccare nel buio di una stanza, ha già pronto e spolverato un trono d'oro in Paradiso...
Ma quanto é carino Dee quando vaneggia per spiegargli le cose?? :)

Angolo della segnalazione pedante: se non mi sbaglio io, in una delle ultime righe va corretto "valige" con "valigie" ;)

Date: 2010-12-05 03:34 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Allora^^.
Stavolta si sta occupando Roh di rispondere ai commenti perchè io sono *leggermente* incasinata in questi giorni, ma mi sono presa il tempo di rispondere almeno a te perchè hai scritto una cosa che mi ha colpito moltissmo e che sto fissando da stamattina in completo stato di adorazione.
Questa:
E di nuovo Jude e Raven: l'amore incondizionato per l'unità che formano insieme. Ma é come guardare una statua perfetta: impossibile per un'anima bambina come quella di Dylan osservare qualcosa di così bello senza provare a *toccarlo*. A modificare la propria percezione sulla loro forma. Increspare l'acqua, trasformando la calma in un'onda che si propaga.
Vorrei riuscire a spiegarti l'emozione che si prova quando qualcuno riesce a cogliere così perfettamente certi aspetti di un personaggio che hai creato e che è parte di te.
Che neanche tu avresti saputo raccontare così bene in così poche parole.
Non so.
Ho cercato mille volte di trasporre in un discorso coerente quel che sentivo riguardo a Dylan e al suo comportamento nei confronti della coppia Jude e Raven. Ho cercato di dirlo nei suoi pov. Era un casino.
Poi, l'ho trovato scritto qui.
E davvero, non so come ringraziarti. E' esattamente come hai detto - Dylan ha quest'anima bambina che si esprime molto nel bisogno di *toccare* le cose. Più qualcosa lo affascina e più è così.
E' un atteggiamento di meraviglia istintiva, innocente. E' quello per cui qualunque cosa lui combini non riesci mai a dargli la colpa. ed è anche quello che rende Dee adorabile ai miei occhi.^^
Quello per cui mi commuove sempre così tanto.
Dovevo ringraziarti personalmente, ecco, perchè ti sembrerà stupido ma a volte ci sono aspetti di te stesso che riesci a vedere solo attraverso lo sguardo degli altri.
Da solo puoi magari intuirli. Captarli.
Ma è pazzesco, vederli scritti nero su bianco.
Scusa anche se mi soffermo solo su questa parte del commento ma mi ha colpita tantissimo e ce l'ho in testa da stamattina e insomma, ci tenevo a ringraziarti.
Che poi è bellissima anche la parte sul *doppio* - a volte penso che ci sarebbe sul serio uno studio da fare su quest'argomento perchè è impressionante come si sviluppi quasi da solo, senza che Roh ed io neanche forse ne siamo coscienti. Non di tutti gli aspetti, comunque.
Ad esempio il binomio Jude-Raven non l'avevo mai considerato, e invece hai ragione tu quando dici che ha un suo peso. Che segue la tematica in una prospettiva ancora diversa.
A me lasciano sempe abbastanza basita, queste cose.
E quando le scovate voi è ancora più incredibile...
Grazie davvero.
Un bacio

Date: 2010-12-04 11:37 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
Chris il salvatore ♥ ^^.
... Ecco, io spero davvero che Dee sia pronto a tornare...


(... Magari Jude era sceso a prendere la colazione per poi portarla a Dee? ^^)

Magari la caffettiera si sarebbe bruciata sul fuoco, nel frattempo, o forse sarebbe bruciato direttamente tutto quanto punto?Unendo le sopracciglia in un’espressione grave, Dylan affonda la guancia nel cuscino.
Ma è impossibile spiegargli che non si tratta solo di quello – che la voglia di tornare è altrettanto forte e che anche quella potrebbe uccidere.

Grazie e bravissime, come al solito ^_^.

Date: 2010-12-05 02:44 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Chris il salvatore ♥ ^^.
^______^
Eh.^^ Lui l'ha sempre detto. *rolling-eyes*
(A parte gli scherzi, è un rompiballe di prima categoria ma è anche un amore, in questi casi.^^)

... Ecco, io spero davvero che Dee sia pronto a tornare...
Lo spero anche io, ma dubito.
Il punto è che dubito che sarebbe stato pronto MAI, come non sarebbe mai pronto Ash a rivederlo. E forse in questo caso più passa il tempo più la frattura si fa profonda.
Spero solo che riescano a chiarirsi un minimo, ecco. E a non farsi troppo male...

(Il problema di Jude e della colazione è che se così fosse sarebbe anche dovuto salire, subito dopo. E a noi serviva che stesse lontano. *rolling-eyes* Quindi dobbiamo inventarci qualcos'altro, o lasciare la cosa nel vago. *rolling-eyes*
L'importante, ecco, è che non sembri che se n'è andato perché ha avuto un'altra crisi di coscienza. *rolling-eyes* Che per una volta non è stato così... *rolling-eyes*)
(Lui ringrazia per il suggerimento, comunque.^^)

Come al solito, grazie mille anche per le correzioni. Appena postiamo la versione con Jude-che-non-sembra-fuggito vediamo di correggere anche quello.^^

Kiss^^

Date: 2010-12-05 10:17 am (UTC)
From: [identity profile] kusobaba.livejournal.com
Sottotitolo del capitolo: Tenerezza. ^^
Chris è un personaggio splendido, sia in Contrappunto Doppio che qui. ^^
È l'amico-fratello che tutti vorremmo (e dovremmo) avere. ^^
Dee, invece... innanzitutto: complimenti a Fata per come sa rendere perfettamente i suoi incubi, leggendo sembra quasi di viverli sulla propria pelle assieme a lui.
Verrebbe voglia di proteggerlo dal mondo e da se stesso, di nasconderlo nel calore di un abbraccio e tenerlo al sicuro così, lontano dagli incubi e dagli specchi.
Sono preoccupata per il ritorno a New York, ma sono anche preoccupata per l'effetto che la sua partenza improvvisa avrà sul già incrinato rapporto Jude-Raven...
Bravissime, come sempre! ^*^
Un bacio ^^

Date: 2010-12-05 03:15 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Sottotitolo del capitolo: Tenerezza. ^^
^____^ Vero.^^ Tra Dee, e Dee&Chris...^^

Sono perfettamente d'accordo con te, quando dici che Chris è il prototipo del fratello perfetto.^^ Io ho solo una sorella minore, ma ho sempre avuto un debole per l'idea del fratello maggiore.^^ E Chris ha un po' questo ruolo, nel teatrino della mia testa: è stronzo e rompiballe e il suo passatempo preferito è prenderti in giro, ma alla fine sta sempre dalla tua parte ed è disposto a tutto pur di darti una mano e proteggerti. Con i gemelli questo è *perfetto*, credo.^^

Dee, invece... innanzitutto: complimenti a Fata per come sa rendere perfettamente i suoi incubi, leggendo sembra quasi di viverli sulla propria pelle assieme a lui.
Sì, penso anche io che Dee sia uno dei personaggi che le riesce meglio, da quel lato. Ha sempre avuto un rapporto molto empatico con lui, anche prima di innamorarsene davvero, e boh. Penso sia una delle cose che lo rende un personaggio così intenso.^^ E adorabile.^^
Perché davvero, in momenti come questi ti viene solo voglia di proteggerlo...

Sono preoccupata per il ritorno a New York, ma sono anche preoccupata per l'effetto che la sua partenza improvvisa avrà sul già incrinato rapporto Jude-Raven...
Credo che tu faccia bene a preoccuparti. *rolling-eyes* Non sappiamo ancora con certezza cosa succederà perché abbiamo sperimentato più volte che è inutile fare pronostici precisi prima di scrivere le scene in questione, ma neanche io prevedo cose molto positive... Né da un lato, né dall'altro.
Staremo a vedere. *rolling-eyes*

Grazie come sempre per il commento e per continuare a seguirci.^^
Il tuo apprezzamento è sempre importantissimo.^^
Un bacio anche a te!^^

Date: 2010-12-05 05:39 pm (UTC)
From: [identity profile] littlehyena.livejournal.com
"Il tutto è più della somma delle singole parti"
Era il motto della scuola di psicologia della gestalt. Secondo me è appropiato per descrivere la relazione tra Dylan, Raven e Jude.
Jude e Raven insieme sono la sostanza del desiderio di Dylan. E' proprio nel loro legame la forza. Separati sono Jude più la proiezione di Raven e Raven più la proiezione di Jude. In un certo senso Dylan è una sorta di osservatore esterno un partecipante latente del loro legame. Dylan rappresenta un po' il nostro punto di vista ed ora vuole andarsene. Sembra un addio che noi diamo ai Jude e Raven di prima.

Dylan e Ash. Tutto questo tempo lontani, tutto questo tempo a non pensarsi. Tutto questo tempo ad occupare ancora altro tempo ha ricondotto Dylan a Ash.
Vuole scappare lontano e vuole tornare. Vuole trovare altri Jude e Raven o vuole ritrovare Ash.

"Un angelo passa correndo
Traversa la luce improvvisa
Traversa la stanza
Uno spettro ci precede
Un'ombra ci segue
E ad ogni nostra fermata
Cadiamo"
(Jim Morrison)

Sembra sia stato Dylan a comporla.
Ash, il suo angelo dai capelli rossi, riesce a passare la luce, la luce intensa si una nuova vita, la luce lontana di una redenzione. L'angelo deve ritornare
Poi la poesia passa al plurale... Ancora insieme, cadono. E forse, si rialzano...

Ale

Date: 2010-12-05 09:36 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Penso che sì, letto così il motto della gestalt possa rappresentare un po’ quella relazione.^^ Che poi in fondo è in un certo senso simile, in questo, a *tutte* le relazioni e le interazioni umane, ma per il fatto di estendersi a un terzo elemento porta l’attenzione a focalizzarsi proprio su questa particolarità. Di solito in una relazione i due partecipanti gestiscono soprattutto l’altro, credo, più che la relazione stessa. E così facendo la creano.
Nel caso di questo triangolo, invece, sono anche le relazioni singole – le tre diverse coppie – a diventare oggetto d’attenzione e a essere gestite dal terzo elemento. E diventa evidente quindi che non si tratta solo della ‘somma delle singole parti’, appunto.^^ E penso che se per ora è Dee quello che più di tutti l’ha capito, anche Raven e Jude, se riusciranno a mettere in piedi qualcosa del genere, arriveranno a capire che la relazione che Dee intratterrà con ciascuno di loro sarà *diversa*. A se stante. E bella per questo.
Penso che sia questo che, personalmente, mi affascina più nella loro situazione. E credo sia anche questo che mi porta, attualmente, ad essere affascinata in generale dalle threesome – soprattutto proprio in senso *relazionale*. Perché, appunto, non è solo *Dee* che si intromette nella coppia Raven/Jude, anche se al momento lui la vive così. Ma sono proprio tutti gli equilibri a ridefinirsi. E a scoprirsi, credo, diversi. Forse anche più saldi.
Ma insomma, di tutto questo si parlerà se mai riusciranno a ritrovarsi. *rolling-eyes* Meglio non correre troppo. *rolling-eyes*

Dylan e Ash. Tutto questo tempo lontani, tutto questo tempo a non pensarsi. Tutto questo tempo ad occupare ancora altro tempo ha ricondotto Dylan a Ash.
In realtà, la situazione è davvero complicata. Credo. Cioè, più complicata ancora di quanto penso appaia al momento. Perché ecco, finora si è praticamente vista soltanto la versione di Dee della situazione. La sua presa di coscienza, la sua paura, il suo dolore, la sua fuga, il suo bisogno di riavere suo fratello. Ash è stata una figura essenzialmente passiva, in tutto questo, e in un certo senso lo è davvero. Ma ha anche lui il suo dramma, che finora ha cercato di ignorare perché il grosso l’aveva già elaborato anni addietro, ma che io ho davvero paura esploda con il ritorno di Dee.
Potrei sbagliarmi, l’ho già detto. È possibile che invece lo prenda benissimo. Ma penso che non sarà semplice come *ritrovarsi*. Perché i piani sono sfalsati. E nella visione di Ash, Dee l’ha abbandonato definitivamente qualche mese fa, come sapeva da sempre che prima o poi avrebbe fatto. E non so come faranno a chiarirsi finché Dee non gli dirà *veramente* qual era la vera ragione per cui si è allontanato. E a quel punto, non so quanti altri problemi potranno emergere. *rolling-eyes*
Insomma. Io sono davvero abbastanza preoccupata da questo snodo…

Per quel che riguarda la poesia…^^ È una che amo anche io, molto, anche se devo ammettere di non averla mai davvero collegata ad Ash e Dee, credo. O meglio. L’ho collegata ad Ash nella misura in cui quasi ogni poesia di Jim Morrison mi fa pensare ad Ash, proprio come sensibilità e *insensatezza*, ma credo che il nocciolo stia proprio qui. Non ci leggo davvero storie o situazioni o *significati*. Vado più ad assonanze e vibrazioni, e boh. Brividi, credo.^^
Però, ecco. Grazie di avermela fatta rileggere.^^
Credo che andrò a recuperare Tempesta elettrica, ora… *rolling-eyes*

Un bacio!^^

Date: 2010-12-06 02:56 pm (UTC)
From: [identity profile] twindido.livejournal.com
ragazze mie eccomi qua, ho passato gli ultimi giorni a saccheggiare il vostro sito leggendo e rileggendo tutto quello che avete scritto attorno ai personaggi della Rosa e posso solo dirvi grazie per le emozioni che riuscite a darmi, per dirlo con le vostre parole sapete impastare le parole fino a costruirci edifici, tramutare una lingua in un'altra senza creare labirinti. O senza perdersi dentro, senza disperarsi.
Bravissime per la scelta accurata delle parole e l'accostamento delle immagini. PERFETTE, da sole raccontano il capitolo, io ne sono innamorata. Io vi adoro, come mamma vi spronerei a dedicare più tempo agli studi, come vostra devota lettrice vi supplico di non lasciarmi senza il mondo di Rosenfield e dintorni a lungo. Un bacio

Date: 2010-12-06 06:57 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ciao!^^
A parte che AMO la tua icona...^^ Ma poi sono felice 1) di risentirti e 2) che tu sia arrivata in fondo ai 93 capitoli incolume e a quanto pare anche soddisfatta (mi sembra sempre impossibile che qualcuno si faccia una maratona del genere!^^)
Stai tranquilla comunque che non resterai senza Rosa - non c'è pericolo^^. Scriviamo questa storia da tre anni e per noi è molto più di un passatempo, è un mondo. Il nostro.
In pratica viviamo ognuna due vite parallele - fuori e dentro la Rosa^^ - e a volte neanche sappiamo più quale sia quella principale... *rolls*
Poi, non preoccuparti di farci studiare^^: Roh è una bambina indaco^^ ed è un genio anche se non apre libro.^^ Io sono più schiappa^^, ma visto che siamo quasi coetanee puoi tranquillamente evitare di farmi da *mamma*^^ che mi fa pure un pò effetto!^^
A parte gli scherzi. Davvero, sono felicissima che tu sia arrivata fin qui. E mi raccomando, qualunque osservazione o critica non esitare a proporcela: spero tu abbia notato come nel 93 non compare MAI la parola *destabilizzante*!^^
Un bacio a te^^.
E grazie ancora di tutto.
FATA

Date: 2010-12-10 04:39 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
O_o

.........
....
..
.
La mia recensione?

-_________-

In genere le salvo. Tra oggi e domani cerco e riposto.

P.S.
Lj sta iniziando a starmi sulle scatole.
Forse è la terza volta in una settimana che mi cancella qualsiasi commento!
Per fortuna mi manda la mail. -___-
Kiss

Date: 2010-12-11 11:16 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Lj è terribile, sì. *rolling-eyes*
E se inizia a cancellare i commenti *dopo* che li hai postati invece di limitarsi a non lasciarteli postare è ancora più subdolo, perché non te ne accorgi. *rolling-eyes*
Spero che riuscirai a ritrovarla.^^
Kiss^^

Date: 2011-01-05 12:25 am (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Mi ero dimenticata di dire che ovviamente non ho trovato la recensione. *rolls*
Penso di prendermela larga sull'ultimo capitolo.
Magari mi viene anche qualcosa più in generale sul percorso dei gemelli in quest'ultimo periodo.
Così provo a dire qualcosa di abbastanza completo, se ci riesco (includendo anche un po' questa parte).
Domani magari, o più tardi se l'insonnia continua a punzecchiarmi. -___-

Date: 2011-01-05 08:37 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ma non preoccuparti, ci mancherebbe altro!

Date: 2010-12-15 10:26 am (UTC)
From: [identity profile] selene94.livejournal.com
Povero Dee, come si è impantanato con quei due. Allora ha davvero intenzione di non cercarli mai più, Jude e Raven. Mi fa tenerezza il suo desiderio di tornare a casa e l'impossibilità di poterci tornare. Io appena lascio casa mia per due giorni vado in depressione, perciò mi è oscuro il modo in cui si riesca a sopravvivere ad una lontananza così profonda.
E Chris, cielo, com'è bello. E la creatura più dolce dell'universo, fa venire voglia di abbracci, seriamente. Meno male che c'è lui a raccogliere i cocci.
Allora Dylan se ne va. Non ci credo e mi fa strano, l'avevo appena ricollocato fra Raven e Jude invece che fra Chris e Ash e se ne va. Prima o poi bisogna tornare da dove si è arrivati e affrontare le questioni in sospeso. Solo che non pensavo sarebbe successo così presto (poi la mia concezione di presto è ridicola, dato che la Rosa dura SECOLI).
Davvero un bellissimo capitolo, mi piace questa nuova dolcezza strana e la malinconia degli ultimi capitoli. Spero solo che in un modo o nell'altro si ricostruisca un'equilibrio.
Baci.

Date: 2010-12-17 08:25 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Infatti Dylan è sopravvissuto alla lontananza da casa solo per merito di Jude e Raven, credo.
Cioè, loro hanno aiutato molto.
E' anche vero che lui è un ragazzino parecchio testardo e quando decide di fare una cosa - una cosa di cui è convinto, per di più, e che crede essere la scelta migliore - tende a dar fondo a tutte le risorse che possiede per portarla a termine.
A modo suo è anche coraggioso, penso.
Adesso però non ho idea di come affronterà il ritorno a casa - al momento è davvero solo sospeso fra la voglia di tornare e quella di fuggire ancora più lontano.
Staremo a vedere... *rolls*
Chris sì, è un tesoro^^!
Poi in questo capitolo secondo me dà proprio il meglio di se stesso e della propria idea di amicizia. Lo amo!^^
Grazie, e un bacio!



Date: 2011-05-09 11:20 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Meno Dieci. Cioè. Io mi butto a terra e piango.
Perchè non c'era niente di più stimolante di dire "Cazzo, 103 capitoli, ne avrò per un anno intero."
Ed eccomi qui invece.
Piango, tra poco piango. Penso che diventerò la vostra morte arrivata al 103isimo ^____________^
Aggiornateaggiornateaggiornateaggiornateaggiornateaggiornate.
No, okay, a parte gli scleri notturni.
In realtà meno 9, perchè non so come ho letto prima il capitolo 94, poi mi sono accorta di averne saltato uno.
T__________________________________T Ancora peggio.

Volevo dire due cose sul capitolo precedente, su David, e un pò in generale su questo momento della Rosa.
Cioè, mi pare che stiano succedendo un sacco di cose una dietro l'altra.
Cioè, come se le decine di capitoli precedenti siano servite a farsi entrare nel cuore e nel sangue ogni personaggio e ora dopo averli assorbiti un pò tutti, cercato di capire, e apprezzati al di là delle preferenze personali, Ora stiano arrivando i fatti. Ora che conosci i personaggi, mettiamoli tutti in crisi, vediamoli *muoversi* davvero.
Non so se è un'impressione mia o anche vostra X) era una cosa su cui ragionavo da qualche capitolo almeno.
Insomma, "E venne la guerra".
Una grande guerra, David, e io spero che Samuel non guardi la tv. Che, peggio ancora, Vivian non la guardi. Che Lui non venga mai a sapere che proteggi un pedofilo.
E mi collego al capitolo successivo a questo, alla scena tra Albert e Vivian.
Alle volte sono sconvolta dal fatto che Al sia uno psicologo, spero che a lavoro sia molto più perspicace che nella vita privata diciamo X).
Ho amato il suo alzarsi in piedi e spiegarsi, chiarirsi, il suo modo di cercare di mettere a nudo le proprie paure.
Ho *amato* a livelli sproporzionati tutto il capitolo 94 nel suo modo di raccontare Vivian bambino, nel suo desiderio quasi *paterno* di volerlo proteggere. E sono contenta della discussione, del modo in cui si sono parlati.
Aspettavo quella scena da tempo e Albert era praticamente sparito dalla circolazione.
[No, ma poi come si fa a pensare che Samuel {!! Samuel che sta quasi per scoppiare a piangere davanti a te} si porti a letto Vivian, ce lo devi spiegare]
Poi sui pensieri dello scrittore, io invece mi cercavo di immaginare la faccia di Carlos quando e se mai verrà a conoscenza del passato di Vivian. Della dolcezza che potrebbe dimostrare. [Si spera X)]

E quindi Dee.
Questo capitolo un pò mi ha sorpresa.
Sì, ormai dopo il papiello di oggi pomeriggio penso sia chiaro a tutti che ogni mossa dei tre da ora in poi mi sorprenderà X)
Non mi aspettavo questa reazione.
Forse perchè è la più razionale.
O forse non avevo ben calcolato Dy, e il suo modo di fuggire davanti ad un problema.
[Ah, mi sono resa conto di un’altra cosa: di quanto io abbia sparso il Lj di pochissimi cuoricini per Chris! Personaggio che invece *amo* follemente. Lo *adooooro*, per come tiene il passo con i gemelli, per come sa muoversi, per tutto, insomma]
E quindi 93.
Non so proprio immaginarmi come si sentirà ora Jude.
Non ho la più pallida idea di come andranno ora avanti le cose [e questa ovviamente è davvero stimolante].
Sono alquanto sicura di poter escludere un ritorno a casa di Dee.
Cioè penso che lui *voglia*, ma l’ostacolo Ash sia troppo grande persino rispetto a Jude e Raven messi insieme, almeno credo.
O, peggio ancora, Ash e Mike siano troppo per Dy.
Da una parte temo anche la reazione di Ash. Io non so davvero pensare a come prenderebbe un ritorno del fratello. Un pò credo lo temi, penso, lo voglia evitare, soprattutto ora che ha trovato un equilibrio con Mike.
Poi boh.
Non lo so.
Insomma.
Voglio leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere ** leggere **
Nove capitoli sono troppo pochi, neanche il fatto che Carlos sia protagonista di due, mi rallegra.








… buuugia… **

Aaah… altra domanda che volevo fare da tempo…
Ma Theo? O___________o
No. Cioè.
Parliamone!

Puff!

Io intanto vado a dormire, vi abbraccio e vi mando sogni d’oro =)
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