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David - E venne la guerra*





“Judith? Velocemente, grazie.”
Occhi che si spalancano in una curva di mascara nero, schiena che si raddrizza di scatto.
“Mh?”
Seno. Sparato di colpo nello scollo della camicetta.
“Oh sì, certo... Sì... Buongiorno avvocato...”
“Ho detto velocemente.”
“Velocemente, sì...”
Non vuol neanche saperlo, David, cosa stia succedendo alle sue spalle.
Ha già attraversato l’anticamera dello studio, sta già addentrandosi lungo il corridoio. Le dita sono già chiuse sui bottoni della giacca mentre dalla scrivania di Judith arrivano fruscii concitati di carta e stoffa, lo sbattere scomposto di cassetti. Il respiro strozzato di chi è appena inciampato da qualche parte, e si è probabilmente appena storto una caviglia.
È così ogni giorno. Ogni volta che entra in quell’ufficio, da anni.
Verrebbe in effetti da chiederselo, cosa diamine facciano i suoi collaboratori mentre lui è assente. Se Judith passi il tempo a vaneggiare una notte di passione con l’attore della sua soap preferita o se Herrera si abbandoni a Morfeo sognando tutti i documentari naturalistici della sua collezione.
David ha fretta, però – ha sempre fretta, quando arriva allo studio.
E se generalmente manca proprio il tempo materiale per farsi certe domande – che il bisogno di caffé è urgente, la mattina, e finché Judith non gli ha fatto il punto della situazione può cordialmente scordarsi che gli venga servita la sua agognata razione di caffeina – oggi invece è proprio la voglia, a mancare.
Ha per la testa ben altri pensieri – il processo, in primo luogo, e la Jaguar fuori uso. Le parole di Megan, che perseguono nell’odioso vizio di affacciarsi alla mente in ogni istante della giornata. Che si ripetono a ciclo continuo, cristallizzate in una specie di maledizione oscura.
Ma soprattutto – soprattutto – sono gli avvenimenti dell’altra sera ad aver scosso profondamente il suo equilibrio.
“Alloradunque, ha telefonato Carter...” ansima Judith, zoppicandogli dietro con i suoi appunti volanti.
“Solo le cose importanti, sia gentile.”
“Mh, sì. Weldon, quindi. Pare che non sia ancora riuscito a contattarla...”
“Ho detto le cose importanti, maledizione!” esclama lui, spalancando la porta della stanza. “Parlo arabo, forse?”
“Sua figlia?” azzarda allora la ragazza, e lui si volta di scatto. Solleva le sopracciglia – la giacca ancora infilata alle maniche.
“Mia figlia cosa?”
“Ha telefonato,” viene la risposta, surreale, prima che Judith si corregga in fretta. “Cioè, la babysitter di sua figlia... Ha chiamato un’ora fa...”
David si sente sbiancare.
“Per avvertire che la banca non sembra averle accreditato ancora il bonifico, questo mese...” termina l’altra, prima che lui strattoni via la giacca e la getti malamente sul divano. Prima che sbatta accendino e sigarette sulla scrivania - un gesto improvviso quanto rabbioso.
Insofferente.
“Fanculo la banca!” sbotta, mentre la ragazza sussulta lasciando cadere a terra il suo mucchio di foglietti scarabocchiati. Mentre si china in fretta a raccoglierli – la scollatura pericolosamente in bilico sull’orlo di un minuscolo bottone.
Voltandole le spalle, David lascia andare una risata incredula.
“Cazzo, è da manicomio!” sibila. “Domani si apre il fottuto processo del secolo e lei mi viene a parlare delle rivendicazioni sindacali di una stupida babysitter! Mi viene a parlare di Carter, e delle paranoie di Weldon, e mi obbliga a perdere il mio preziosissimo tempo preoccupandomi di quanto impiegherà il bottone della sua camicetta ad alzare bandiera bianca, si rende conto?”
Immediatamente Judith arrossisce, raddrizzando la schiena di scatto.
“Oh, al diavolo!” taglia corto lui, e aggira la scrivania per lasciarsi cadere sulla poltrona.
Accende la sigaretta – movimenti bruschi. Fumo che invade i polmoni, amaro.
“Mi porti questo dannato caffé, piuttosto,” conclude, agitando la mano con un movimento infastidito.
Non gli era mai successo che un processo lo innervosisse a tal punto – la pressione esterna è fortissima e c’è da aspettarsi che si inasprisca maggiormente, d’ora in avanti, eppure non è questo il problema reale: David è abituato a gestire aspettative e responsabilità, è perfettamente in grado di tenere sotto controllo i giornalisti e non ha mai avuto particolari difficoltà nell’affrancarsi dalle ingombranti interferenze del suocero.
Stavolta sembra sia il proprio personale equilibrio, invece, che sta faticando a stabilizzare.
Perché che si metta a parlare delle galline di sua nonna a quella che doveva esser la sua preda non è normale, e non è normale che abbia finito per cercare l’opinione di un ragazzino in merito a questioni che neppure dovrebbero essere messe in discussione.
Non è normale la debolezza che ha mostrato con Keith – quel bisogno suicida di svestire ogni maschera e la speranza insensata che lui avrebbe potuto capire. Offrirgli una direzione percorribile, un’alternativa.
La rabbia lascia in bocca il gusto amaro delle sconfitte peggiori, se soltanto la mente si concede di ripercorrere le tappe di quella storia: un qualunque adolescente negli spogliatoi della piscina e il normale istinto predatorio che lascia spazio alla decisione illogica di risparmiare proprio lui. Lasciarlo andare, senza nessuna ragione apparente.
Vivian, poi, con le sue confessioni sibilline: immaginavo si trattasse di Keith, so di chi stai parlando, lo conosco di vista. Affermare che già da quel momento lui non avesse intuito la loro amicizia sarebbe poco onesto, come sarebbe una menzogna dire che non avesse scelto deliberatamente di ignorare la questione. Far finta di nulla, anche in quella circostanza.
E poi l’inconcludenza assurda delle interazioni – un diciottenne evidentemente confuso che sembra chiedertelo in ogni modo, di metterlo alle strette. Di abbattere le difese e sollevarlo dalla responsabilità di scelte scomode, sedurlo e basta.
Sarebbe stato fin troppo facile, per lui. Eppure no.
Perché c’era la voglia di giocare, metterlo alla prova. Testare le sue reazioni e scavare più a fondo, sfidarlo. Conoscerlo.
Avrebbe dovuto capirlo fin da quel momento che una scopata non può valere tanto disturbo, neanche se il ragazzino è evidentemente alla sua prima esperienza e l’idea di mettere le mani su qualcosa che nessuno ha mai toccato rappresenta uno stimolo irrinunciabile. Proprio per quello.
Sarebbe bastato un briciolo appena di strategia, per portarlo a letto già quella prima sera. E ne sarebbe stata sufficiente ancor meno dopo, quando è stato lui stesso ad avvicinarsi: c’è qualcosa che non funziona, se invece di scoparti un ragazzino che ti si mette alle calcagna di sua spontanea volontà ti impegni a parlarci come faresti con tua figlia. Se gli chiedi coraggio e fiducia quando sai benissimo che coraggio e fiducia non puoi aspettarti, perché il suo problema sei tu. Perché quel che pensa di te lo immaginavi, eppure hai fatto in modo che arrivasse a dirtelo in faccia. Guardandoti negli occhi.
E tu lo sai, che c’è dell’altro. Che non è stato solo Vivian – che quasi mai ti sei preoccupato di conoscere il nome del corpo che prendevi né ti ha mai attraversato uno scrupolo di coscienza per chi nel frattempo lasciavi a casa, per chi hai sposato. Per chi hai creduto di amare, o per chi hai amato davvero.
Ha fatto male, e questo brucia.
Come brucia la rabbia di averlo sempre in testa, quel ragazzino: il contrasto schizofrenico fra l’impulso di fargli male e quello di proteggerlo, fra la stima per un avversario tanto pericoloso e la voglia di vincere. Fargli pagare quei suoi ideali limpidissimi e quella sua strada perfettamente tracciata - la superbia odiosa di tenersi lontano da chi le mani sporche le ha sempre avute.
Non sono il tipo.
Vorrebbe ripetergliela all’orecchio mentre lo sbatte con violenza, quella frase: metterlo contro quella che sicuramente sarà la sua perfetta famigliola borghese e strappargli col sesso le ore di studio, minare la sua vita al punto che qualunque direzione sembri percorribile. Qualunque errore.
“Il suo caffé, avvocato.”
Farlo innamorare, forse.
Con un cenno della mano, David fa segno a Judith di lasciare la tazza sul tavolo. Lasciare la stanza, sparire.
Ma la ragazza si ferma sulla porta, incerta. Le dita saldamente chiuse sulla maniglia, getta un’occhiata in corridoio.
“Herrera dice di aver bisogno di parlare con lei,” azzarda, schiarendosi la voce. “Chiede se può concedergli dieci minuti, in mattinata…”
“No,” è la risposta secca. Uno sguardo, e Judith si affretta ad annuire.
Ha abbottonato la camicia fin quasi sotto il mento, nota lui. Avesse voglia di ridere ci sarebbe da divertirsi, anche perché il suo disagio è uno spettacolo: che debba aggiungere altro è evidente, sarebbe interessante scommettere se troverà il coraggio di farlo oppure no. Se riuscirà a non morirà prima.
“Mi ha pregato di riferirle che vorrebbe ricevere istruzioni per domani,” si decide finalmente a balbettare, e trasale di colpo quando lui solleva lo sguardo per piantarlo fermamente dentro il suo. Uno sguardo severo – tagliente.
“D’accordo, gli dico che oggi non ha tempo…” assicura, muovendo velocemente un passo indietro. Tirandosi appresso la porta, fino a ridurre l’apertura a uno spiraglio sottile.
“Poi, ci sarebbe suo suocero,” aggiunge, quasi sottovoce. “È appena arrivato, vuole che lo raggiunga quanto prima nel suo ufficio.”
L’attimo dopo è già sparita in corridoio – quasi una fuga. Ritirata strategica.
E a lui non resta che lasciarsi andare contro lo schienale della poltrona, rovesciare la testa all’indietro. Allentarsi la cravatta con un gesto brusco, esasperato.
Lavorare così non è possibile – non con collaboratori come i suoi e non con suo suocero che gli sta col fiato sul collo. Non con quello stronzetto di ragazzino nel cervello, nella mente. Con quell’odioso senso di sconfitta da vendicare.
Deve occuparsi seriamente della faccenda – scoparsi Keith una volta per tutte e poi fargli pagare ogni interferenza nella sua vita. Fargli scontare l’affronto di ogni rifiuto - ancora non riesce a credere che sia stato capace di mandargli in bianco non una ma ben due serate. Non riesce a perdonargli di aver osato esprimere giudizi sulla sua condotta e sulla sua morale – portarselo a letto non chiuderebbe la questione neppure se si trattasse di prendersi la sua verginità e di farlo in un certo modo. Di lasciargliela per sempre incisa addosso, la rivincita.
Il gioco è finito - è questa la decisione che ha maturato quando finalmente si decide ad alzarsi dalla poltrona per dirigersi svogliatamente nello studio del suocero.
È già preparato ad affrontare l’ennesima sequela di domande e raccomandazioni – è così da settimane, ormai: il vecchio sembra strutturalmente incapace di non interferire nel caso Holmes e la sua reticenza a coinvolgerlo non ha fatto che fomentare l’ossessione, inasprire le ingerenze. Togli a un bambino il suo giocattolo e si metterà a strillare come un dannato – c’era da aspettarselo.
David non aveva messo in conto di doversi giustificare con qualcuno per non essersi concesso in pasto ai giornalisti, però: in genere le ammonizioni sono per invitarlo a tenere a bada vanità e protagonismo – per ridimensionare il suo ego. In effetti lui stesso aveva programmato di gestire la stampa in modo da ottenere quanta più visibilità possibile, sulla scia dell’interesse mediatico del caso.
Se ne accorge solo adesso, che ha finito per scegliere sempre ingressi secondari quando si è trattato di accedere al tribunale. O di salire allo studio, di entrare nel carcere. L’unica volta che i cameramen sono riusciti a raggiungerlo li ha liquidati con un laconico: “Non adesso,” e si è defilato quasi di nascosto all’uscita dell’ultima udienza preliminare.
“Semplicemente ho preferito aspettare che tutti gli altri avessero fatto il loro ingresso in scena,” dice adesso al vecchio, e per un attimo l’odore del sigaro gli chiude lo stomaco in uno spasmo di nausea.
“Il protagonista entra sempre per ultimo,” ridacchia.
Da dietro la scrivania intarsiata il suocero lo osserva senza battere ciglio e quando grugnisce fra i denti, immobile: “Perfetto, allora,” lui viene colto dall’improvvisa sensazione che stia per imporgli qualcosa di particolarmente odioso. Qualcosa che non sarà facile evitare senza esporsi ad ulteriori sospetti e pressioni, a più pesanti interferenze.
“Ho parlato con Nancy Grace, stamattina,” viene l’annuncio, e lui solleva gli occhi di scatto. “La tua presenza in trasmissione è confermata per stasera, sarai collegato dalla loro sede di New York.”
“Stai scherzando, spero.”
“Puoi contattarla direttamente per i particolari.”
“No.”
La voce suona secca – severa – ed è forse la prima volta che succede. La prima volta che un rifiuto al suocero non passa per strade traverse, che non viene elaborato in maniera diplomatica ed efficace.
Respirando a fondo, David serra la mascella in un tentativo estremo di controllo.
“Ho bisogno di gestire la faccenda a modo mio, Larry,” scandisce. “Avevi piena fiducia, una volta.”
E pensa che non è mai stato così, in fondo – che tutto è andato liscio solo fino a quando il vecchio ha potuto esercitare la sua influenza su di lui. Istruirlo e guidarlo e supervisionare ogni mossa. Gli piaceva l’idea di avere un discepolo, non ha mai voluto nulla di diverso.
L’autonomia non era contemplata fin dall’inizio, nel suo piano.
“Su nessun processo si concentrerà mai un interesse mediatico così forte. Pensi davvero sia soltanto per le tue qualità professionali, che ti è stato affidato?”, viene infatti la risposta, e qualunque ipotesi di aggirare l’ostacolo si scontra con la consapevolezza che stavolta non servirà a niente – che bisogna ingoiare quella medicina per sperare di ritagliarsi spazio in futuro. Che l’ha giocata male, questa mano. Ed è colpa sua.
Colpa della stanchezza e di domande che non avrebbe dovuto porsi, colpa di aver rilasciato per un attimo le redini quando sapeva benissimo di non potersi concedere nulla del genere.
Verrebbe voglia di spiegarlo al ragazzino perfetto, cosa siano i compromessi.
Cosa significhi avere un processo che si apre la mattina dopo e dover trascorrere la serata in TV, fronteggiare una troia intenzionata a metterti alle strette per assicurarsi la sua dose settimanale di audience e doverla vincere per forza, quella causa. Doverla vincere perché ci metti la faccia, perché mezza America dirà che è solo per la tua faccia che ti trovi lì.
Perché te lo sta dicendo tuo suocero, e non puoi neanche permetterti di prenderlo a pugni. Non puoi fare nulla.
David sa perfettamente come rapportarsi con le telecamere – sa quando è importante sorridere e quando diventa fondamentale guardare fisso dentro l’obiettivo. Sa come volgere a suo vantaggio una domanda, come tirarsi fuori incolume dai trabocchetti più bastardi e come dosare la serietà con l’ironia. Come ostentare sicurezza.
Eppure niente viene automatico – la tensione sta tutta concentrata nelle spalle e mentre sul monitor passa la testimonianza inedita di una delle vittime lui pensa che dovrebbe sapere anche quello, il ragazzino: quanto costi restare impassibile, cancellare dal volto ogni ombra di nervosismo e rimanere fedele al copione fino in fondo. Fino a quando il finestrino della Jaguar non torni a liberare vento e la velocità non sciolga nel rombo del motore ogni altro grido, fino a che in lontananza non appaia l’insegna rossa del solito hotel.
Non ci fosse stata la prospettiva di incontrare Vivian tutto sarebbe risultato ancora più difficile, probabilmente. Ma è giovedì – il giorno in cui non c’è neanche bisogno di fissare un appuntamento. Il giorno riservato a loro due soltanto, concordato insieme.
Ore ventitre, ogni settimana. In quell’albergo.
Stavolta sono le undici e quaranta, però, e David è ancora vestito. Ancora in piedi vicino alla finestra - il telefono incastrato fra la spalla e la mandibola. Le sopracciglia aggrottate in un’espressione rigida, le labbra serrate.
Nella stanza, tutto intorno, un ordine decisamente insolito.
“Pronto?”
“È più di mezz’ora che sono pronto, se vogliamo esser precisi,” scandisce nella cornetta, sollevando distrattamente il gomito per gettare un’occhiata all’orologio. “Che fine hai fatto, è successo qualcosa?”
“David!”
Non c’è che l’entusiasmo di una chiamata inattesa, nella voce di Vivian, ed è forse proprio questo a risultare particolarmente sospetto.
“Pensavo fossi impegnato con il lavoro: va tutto bene?”
Lasciandosi cadere sul bordo del letto, lui sospira. Rassegnato.
“Quindi vorresti farmi credere che il motivo per cui mi stai dando buca è il profondo rispetto che porti al mio lavoro?”
“Non sapevo di starti dando buca,” risponde l’altro, cauto. “Sei all’hotel solito?”
“Vivian.” Pausa.
C’è da dargli merito che ha comunque un candore tutto suo, anche in certe cose. Nulla a che vedere con la teatralità degli ammutinamenti di Samuel o con la freddezza glaciale dei rifiuti di Megan. Neanche è possibile arrabbiarsi, con lui. Forse, in effetti, potrebbe esser considerato il più subdolo di tutti.
“Alza il tuo delizioso culetto da ovunque tu lo abbia parcheggiato e vieni subito qui – sai perfettamente dove,” gli dice nella cornetta, abbandonandosi all’indietro sul materasso. “Prenditi un taxi, ti rimborso i soldi appena arrivi.”
Dopo, è il buio più totale.
Fatica a credere di esser crollato in quel modo, David, quando l’affossarsi del materasso allerta i sensi strappandolo ad un sonno quasi comatoso: Vivian è lì, seduto al suo fianco. E lo sta osservando dall’alto – l’espressione vagamente incerta di chi non sa bene come rapportarsi con un situazione insolita. I capelli sugli occhi – scompigliati. La testa appena inclinata su un lato, in quella posa che è tipica dei suoi momenti più spontanei.
“Oh, merda!” esclama lui, tirandosi su coi gomiti. “Devo essermi addormentato, merda…”
“Non preoccuparti,” viene la risposta, mentre il ragazzino si sporge a baciarlo delicatamente sulla guancia. “Giornata pesante?” aggiunge.
Ma David ha già aggrottato le sopracciglia, sta già percependo qualcosa di fortemente distonico. Non che quella serata sia stata aliena da momenti surreali – in certi casi si è domandato veramente di quanto la realtà possa superare le fantasie più assurde. Le più impensabili, e grottesche.
Ma Vivian che lo bacia sulla guancia risulterebbe allarmante in qualunque contesto, figurarsi poi se ha appena tentato di dimenticare il loro appuntamento. Se se ne sta seduto sul bordo del letto a scostargli i capelli dal viso come faceva sua nonna quando aveva sei anni. Con la stessa tenerezza materna – agghiacciante.
Scostandosi quasi bruscamente, lui allunga la mano sul comodino per recuperare sigarette e cerini.
“Scommetto che hai mal di testa,” scandisce, lanciandogli un’occhiata. “Il dubbio in realtà sarebbe fra quello e il ciclo, ma dubito che tu possa accampare la scusa del secondo.”
“Mal di testa?” ripete l’altro, confuso. “Non ho mal di testa, David. Sei tu, quello che sembra sul punto di crollare da un momento all’altro.”
“Io non sto crollando. Io non crollo mai,” è la risposta, contrariata.
Continua ad esserci qualcosa che non torna, ma la razionalità si rifiuta di credere che il problema possa riguardare anche lontanamente il sesso: l’ultima volta è stato perfetto – nessun problema e nessunissima recriminazione successiva.
David è convinto di non essersi ancora rimbambito così tanto da non riconoscere una buona scopata da un disastro - in genere con Vivian, poi, è anche particolarmente attento.
Particolarmente incisivo, e convincente.
“Quindi?” sorride, tirandosi in piedi e soffiando via il fumo. Allargando le braccia di fronte a lui – un’offerta evidente del proprio corpo. Un invito complice, deciso.
Vivian non accenna a volersi muovere, però, e continua a fissarlo con la stessa esitazione nervosa di poco prima. Lo stesso sguardo strano – incerto.
“Pensavo…” inizia, a bassa voce. Si schiarisce la gola, poi – volta la testa dall’altro lato. “Keith è mio amico, David. Non… Non posso venire a letto con te e intanto…”
Lui unisce le sopracciglia, immobile.
“So che stai vedendo Keith,” spiega il ragazzino, a bassa voce. “Che siete usciti insieme qualche giorno fa e… Non posso cercare di convincerlo a buttarsi e intanto continuare a fare sesso con te. È come tradirlo,” conclude, neanche fosse l’ultimo capitolo di un harmony scritto male. O il momento strappalacrime di una delle soap opera di Judith.
E David lascia ricadere lentamente le braccia lungo i fianchi – una moviola quasi. Lascia che il fumo scivoli intorno al braccio in un nastro continuo, che gli occhi si assottiglino in due fessure affilate. Due falci di nero scurissimo sul volto.
Non riesce a crederci.
Diventa a ogni istante più irreale, quella situazione – come una trama onirica dove riconosci le singole istanze ma la cui logica complessiva non riesce a strutturare alcun senso, nessuna coerenza.
Vivian sta parlando seriamente e la cosa buffa è che lui non è neppure ancora riuscito a baciarlo, il suo prezioso amico del cuore. La cosa tragica è che non gli viene prospettata scelta – tutto è stato probabilmente deciso a sua insaputa il pomeriggio stesso in cui Vivian gli ha presentato Keith.
Adesso capisce anche perché non sia venuto subito all’albergo, stasera – capisce l’esitazione e l’incertezza degli sguardi. Il bacio sulla guancia.
Per un istante, follemente, è quasi sul punto di scaraventare il posacenere contro lo specchio. Prendere a calci l’armadio, spazzar via i bicchieri dal tavolo e dar fuoco a tutto quanto – tappeti e tendaggi e lenzuola.
Inspira a fondo un’altra boccata di fumo, invece. Scrollando la cenere, volta le spalle al ragazzino.
“Io credo che a forza di frequentare il professore tu ti sia rincoglionito più ancora di quanto lo sia lui,” scandisce infine, allentandosi la cravatta.
Ma sa che la partita è persa ormai – e anche quella è un’altra delle cose da far scontare a Keith. Forse l’unica che non potrà mai davvero perdonargli, la più vigliacca e la più assurda.
Lasciandosi cadere sulla poltrona, si passa velocemente una mano fra i capelli.
“Perché?” domanda Vivian, dall’altra parte della stanza. “Solo perché penso che tra te e Keith potrebbe funzionare?”
“Non mi interessa quel che pensi,” è la risposta, brusca. Più brusca di quanto David avrebbe voluto, in realtà. “Hai preso una decisione - non ne condivido i motivi ma non posso far altro che rispettarla.”
“Non l’avevi messo in conto, quindi,” commenta l’altro, con uno sbuffo ironico, “Keith aveva ragione, a quanto sembra.”
“Keith ha sempre ragione, non lo sapevi?”
“Keith non ha praticamente mai ragione, soprattutto quando si parla di lui e dell’effetto che ha sugli altri. Voglio dire, è ancora convinto che tu lo consideri la persona più stupida e patetica mai comparsa sulla faccia della terra,” scandisce Vivian, asciutto. “E che non gli avresti dato mezzo secondo di considerazione se non fosse stato mio amico… Ma me l’aveva detto, che non l’avresti presa bene."
“Esatto. Ci vuole davvero un’intelligenza superiore alla media, per immaginare una cosa simile,” sibila lui, eppure non è che una rabbia frustrata. Una freccia avvelenata che continua a sbagliare bersaglio e che forse non vuole neanche centrarlo davvero, il nucleo della questione.
La verità è che si tratta di Vivian, e Vivian smuove sempre qualcosa molto in profondità: qualcosa che vorresti stracciare con disappunto, a volte. Qualcosa che invece finisci sempre per guardare dritto in faccia e che ti fa scuotere la testa di fronte a qualunque guerra. Qualunque rivendicazione.
Svanisce.
“Al diavolo. Finiamola di parlare di Keith, per favore,” sospira quindi, allungando la mano verso il ragazzino come per invitarlo ad avvicinarsi. Scivola più comodamente sulla seduta della poltrona, intanto. “Sono due settimane che non ti vedo.”
“Già.”
Sorridere viene naturale, in risposta al suo sorriso. Quello di Vivian ha sapore di malinconia e di aspettative disattese – è fragile almeno quanto il suo risulta aperto. Accogliente, e morbido. “Mi sei mancato,” lo sente mormorare, e chiude fermamente le dita sul suo polso.
Lo tira vicino, sistemandoselo senza sforzo sulle ginocchia.
“Lo so,” scherza, e rovescia la testa all’indietro. La inclina su un lato, bagnandosi le labbra. “Una volta che qualcuno mi ha sperimentato non è facile, sopravvivere senza di me.”
“In realtà sono stato quasi sul punto di chiamarti, ieri.”
“Succede sempre, il mio nome è musica.”
Ridacchiando Vivian scuote la testa, e David sa che gli mancherà in maniera atroce. Che avrà voglia di baciarlo e spogliarlo e toccarlo – voglia di sentirselo addosso e di respirare fra i suoi capelli. Di vederlo accucciarsi fra le proprie gambe.
Adesso la sola cosa importante sembra essere il fatto che lui sta sorridendo, però.
Che gli ha posato la guancia sul petto – che ha chiuso gli occhi.
“No, è che… Avevo bisogno di vederti, credo,” sussurra, e lui gli sfiora la gola con il dorso della mano.
“Stai per farmi una dichiarazione d’amore?” sogghigna.
“Sono andato da Samuel, ieri pomeriggio,” risponde però Vivian, la voce bassissima. Soffocata quasi contro la stoffa della sua camicia – un po’ stanca. “Non…” Pausa. “Tu lo conosci, l’uomo per cui stava scrivendo il suo libro? L’hai mai incontrato?”
“Edward Logan?”
“No…” Il ragazzino si morde il labbro, stringendo forte le palpebre. “Björn,” dice.
E David solleva la testa, sorpreso – piegando il collo lancia a Vivian un’occhiata incredula. Sospettosa, anche, e appena un po’ contrariata.
“Cazzo, lo sapevo!” sbuffa, scostando le spalle del ragazzino con entrambe le mani. “E’ stato il professore a rimbambirti, era evidente !”
“Non mi ha rimbambito,” protesta Vivian, tirandosi in piedi. Si passa una mano tra i capelli, distrattamente, lanciando uno sguardo verso il letto – verso la finestra. Prendendo un respiro profondo, muove qualche passo verso l’altro lato della stanza.
“Forse sono solo stanco,” aggiunge, scuotendo la testa. “Avrei dovuto mettermi a dormire anch’io, credo…”
“Vivian.” Un respiro, profondo. “Che succede, mh?” domanda lui.
Ma non ci sono risposte, sul momento – solo l’immobilità del ragazzino e il suo sguardo perso, le spalle tese.
David deve farsi violenza per non raggiungerlo e allacciargli le braccia intorno ai fianchi – baciargli la nuca e dirgli qualcosa a bassa voce, non importa che abbia un senso. Non importa neppure che siano bugie – inganni o favole o le note di una canzone.
Gli ha parlato con troppa durezza, stasera - troppa distanza, e l’ombra di Keith continuamente fra loro. Altre persone, troppe.
Non sono stati da soli neanche un solo minuto, in quella stanza.
“È mio fratello,” arriva però la rivelazione, improvvisa, e di colpo i nervi si tendono da soli. Lui raddrizza la schiena di scatto, sporgendosi in avanti.
“Tuo fratello?” esclama, confuso. “Chi, sarebbe tuo fratello?”
Eppure la risposta è lì – già aggrappata alle spalle come il più vile dei nemici. Non ci sarebbe neppure bisogno che Vivian parlasse, che sussurrasse piano: “Björn.”
David si alza in piedi, e gli occhi sono affilati come lame mentre l’altro aggiunge, quasi a spiegargli meglio: “Il… vichingo di Sam, presente? L’ho scoperto ieri e… È stato un po’ destabilizzante, credo.”
“Il vichingo di Sam?”
“L’ho scoperto ieri sera.”
Ed eccola finalmente, la beffa definitiva: mesi interi trascorsi nell’attesa che il ragazzino si decidesse a rivelare qualcosa di sé per poi trovarsi invischiato nell’odioso filo rosso che Samuel sta intessendo da un’intera vita – destino e Nord e ogni altro genere di stronzata.
Il loro braccio di ferro perso in una sola mossa e la mente che ripercorre frenetica spezzoni di dialoghi mai davvero ascoltati, parole perse da subito nei labirinti della distrazione.
Il romanzo, e il protagonista che prende vita. La storia – finzione. E realtà.
Dove davvero finiva l’una e dove iniziava l’altra?
Non sa darsi risposta David – non ha mai saputo farlo.
“Te lo ha detto Samuel?” chiede d’istinto, ma Vivian scuote la testa lentamente.
“No,” risponde. “Cioè, mi ha detto come si chiamava, le coincidenze erano troppe e gli ho chiesto quando l’ha conosciuto…” Si stringe nelle spalle – gli lancia un’occhiata. “I tempi erano giusti. Sono stato io a dirgli che è mio fratello.”
“Hai un fratello, quindi?”
Un cenno di conferma, nervoso.
“E il professore lo sapeva? Cosa gli hai detto, Vivian, che gli hai raccontato?”
“Sam non ne sapeva niente, gliel’ho detto solo quando l’ho capito…” Prendendo un respiro profondo, il ragazzino muove un passo verso di lui. “Non volevo ingannarlo ma… Mi sento un po’ come se l’avessi fatto, per tutto questo tempo.”
“Non dire assurdità, si tratta solo di una coincidenza,” dice David, e pensa di nuovo ai parchi per i cani e ai laghetti di papere. A quanto sia schifosamente piccola quella città – a Samuel che starà probabilmente gongolando nella certezza che tutte le sue teorie bislacche abbiano finalmente trovato conferma. E al romanzo maledetto, al capitolo che l’amico gli ha letto quel pomeriggio d’inverno.
Il protagonista che prende vita.
Distogliendo in fretta la mente, si preme con forza una mano sugli occhi.
“Okay,” dice, sforzandosi di scherzare. “Tu saresti un vichingo bonsai, quindi.”
Vivian rovescia gli occhi al cielo.
“Il tuo senso dell’umorismo è stata sicuramente la cosa di cui più ho sentito la mancanza,” risponde, ma sta sorridendo. Si è fermato davanti a lui, di nuovo, e sta scuotendo la testa con aria divertita.
“Credo mi abbia fatto tanto effetto anche perché Bj adesso è a New York. Da mesi. E da come parlava Sam non mi aspettavo assolutamente che fosse una storia così recente – mi ha preso alla sprovvista.”
“Eppure dovresti saperlo, che anche le cose più recenti sono state scritte eoni fa nell’antichissimo libro del destino,” ridacchia lui, allungando le mani sulla zip della sua maglia.
Solleva un sopracciglio, poi – abbassa la cerniera. “Lo spazio tempo… Che vuoi che sia?”
“David.” Inarcando un sopracciglio a sua volta, Vivian lo fissa negli occhi. “Cosa stai facendo?”
E se lo domanda anche lui cosa stia facendo – la mente continua ad smarrirsi nei frammenti delle conversazioni avute con Samuel e il corpo sembra averla trovata per abitudine, la strada del contatto con Vivian. Il bisogno istintivo di dargli protezione e forza – farlo sorridere.
Aveva già dimenticato il problema Keith, ma ugualmente ha la prontezza di spirito di rispondere, con tutta calma: “Ti spoglio. Ormai dormiamo qui, stasera, e non ho intenzione di dividere il letto con un ragazzino che ha la maglia impelata dal gatto del professore.”
Non chiuderà occhio, chiaramente, ma per la prima volta dopo giorni non sarà l’adrenalina a tenerlo sveglio né la partita appena aperta con Keith – non saranno le parole di Megan e neppure le pressioni continue di suo suocero.
Vivian respira regolarmente – ha i capelli impigliati nelle labbra e sembra addormentato nel sonno limpido dei bambini mentre lui lo osserva dall’alto. Immobile.
Eppure c’è da chiedersi se un’infanzia l’abbia avuta davvero – un’infanzia senza mostri e senza segreti, senza incubi di luce. E c’è da domandarsi quanto Samuel sappia realmente di suo fratello, quale sia il confine fra romanzo e realtà e dove sia destinata a portare precisamente, la famosa strada verso il Nord.
Non avrebbe mai creduto che un giorno si sarebbe posto certe domande, David.
E non avrebbe immaginato che la sfida di un processo potesse arrivare a pesare così tanto – che avrebbe contato le ore con la speranza folle che il tempo si fermi lì: in quella camera d’albergo, dentro l’abbandono tranquillo del sonno di Vivian.
Un respiro, e un altro. Un altro ancora.
Fino a quando la luce dell’alba filtrerà nella stanza e arriverà il momento di guardarli in faccia uno per uno, tutti i fantasmi. Smascherarli e stanarli dai loro segreti - armarsi. E dopo, senza più nessuna incertezza, prepararsi alla guerra.

* Et la guerre arriva
Et nous voilà ce soir.
(Jacques Brel - Mon enfance)












































































































































































































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Date: 2010-11-22 05:51 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Gli ultimi due pov di David sono stati fantastici.
Sto iniziando a ricredermi, su di lui ^^''
(anche se, fossi stata al posto di Judith, l'avrei tranquillamente mandato a quel paese :D).
No, scherzi a parte. Per tutto il capitolo ho avvertito quasi una rabbia sottopelle da parte di David, qualcosa che sembrava sul punto di esplodere e che dava ritmo anche alla narrazione stessa (sembrerà una cavolatà, ma ho letto più velocemente del solito, perché era come se David volesse essere letto così °-° Spero di essermi spiegata bene o.ò perché pare na cosa cervellotica, ma dovrebbe avere un senso logico)
Rabbia, stress, frustrazione, non sentirsi *libero*... Davvero, sembra che la maschera da "He looks superior" di David stia andando in frantumi piano piano o che comunque stia lasciando intravedere delle crepe.
Non mi aspettavo che la cosa di Keith gli avesse fatto così male. Nel senso: un conto è l'orgoglio da macho ferito (!!!!!!), un'altra è il fatto che sembra dibattersi tra ciò che vorrebbe fare e ciò che una sorta di coscienza interiore gli suggerisce come più saggio.
Tempo fa, quando Ale (littlehyena) stava leggendo i primi capitoli, mi disse che David le ricordava Michael: lì per lì l'accostamento mi fece inorridire, però in effetti devo riconoscere che non aveva poi tutti i torti.
Anche se comunque cambia il modo di accostarsi all'altro, poco ma sicuro.
La smetto qui, prima di mettermi a parlare di Michael in un capitolo dove davvero lui c'entra poco e nulla :D

Passando a Vivian: in compagnia di David lo percepisco ancora più *piccolo* di quanto non lo percepisca di solito. E indifeso, fragile.
Un po' come all'epoca lo era Rowan.
Incredibile come David riesca ad avere una sorta di effetto *rassicurante* su Vivian, sembra quasi che siano anime gemelle, che il loro rapporto vada davvero *oltre* il semplice sesso. E niente, mi piacciono ^^

Capitolo bellissimo **
(ultimamente ogni capitolo è più bello degli altri, ma come fate??)

Date: 2010-11-22 06:28 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Sto iniziando a ricredermi, su di lui ^^''
Eh, ma prima o dopo diventerai anche tu un'adepta del Dio, è scontato!^^ Ti vedo su un crinale pericoloso!^^

anche se, fossi stata al posto di Judith, l'avrei tranquillamente mandato a quel paese
Qui lo dico e qui lo nego: Judith è innamorata di David da una vita, povera!^^
E non è neanche che David non se la scoperebbe eh, solo che siccome è sfigata ha la somma sfiga di lavorare con lui.
E David non si scopa nessuno che abbia a che fare con il suo lavoro. Soprattutto la sua segretaria. Che appunto, fa la segretaria nello studio di suo suocero.
Non sia mai!^^

Per tutto il capitolo ho avvertito quasi una rabbia sottopelle da parte di David, qualcosa che sembrava sul punto di esplodere e che dava ritmo anche alla narrazione stessa
Oh, ma grazie!^^
E' una bella cosa - esattamente l'effetto che volevo dare!^^
(Sono un dio, già!^^ *è ancora sotto l'effetto-David*)

Davvero, sembra che la maschera da "He looks superior" di David stia andando in frantumi piano piano o che comunque stia lasciando intravedere delle crepe.
Esatto.
Cioè, David non è bastardo - almeno, molto molto in profondità non è bastardo, ecco.
Solo che è ambizioso da far schifo, è egocentrico, ed è immerso in una realtà che gli chiede esattamente questo. Ciò non toglie che sotto la superficie il malessere di non essere libero ci sia, e che a volte emerga suo malgrado.
Poi il percorso di David è esattamente questo: recuperare la sua dimensione, rinunciare alle maschere. Il processo avrà un ruolo fondamentale, e anche Keith.
Quindi era logico che già da ora le sue sovrastrutture iniziassero a vacillare: spero soltanto che il processo risulti realistico, e credibile.
Non è facile evitare di correre troppo.^^

lì per lì l'accostamento mi fece inorridire, però in effetti devo riconoscere che non aveva poi tutti i torti.
No, io non ci ho mai visto molto in comune, fra loro, a parte questa energia vitale immensa che in Mike è rivolta verso l'atto stesso del vivere, mentre in David si concentra più che altro sulle sfide.
Poi lui dice che non si metterebbe mai le assurde camicie trasparenti di Mike, e men che meno se ne andrebbe in giro con i jeans sfilacciati sul culo!^^

Incredibile come David riesca ad avere una sorta di effetto *rassicurante* su Vivian, sembra quasi che siano anime gemelle, che il loro rapporto vada davvero *oltre* il semplice sesso.
Vero. E' pazzesco.
Ma a me fa ancora più effetto vedere come Vivian riesce a sciogliere David - cioè, è proprio incredibile!
Con Vivian diventa addirittura DOLCE!!!
Ne parlavamo ieri con Roh: Vivian potrebbe fargli qualsiasi cosa e lui lo adorerebbe nello stesso modo. E' una prerogativa solo sua.
Come noti, invece, qualunque cosa accada è COLPA DI KEITH^^.
E il bello è che sarà SEMPRE così. *rolls*

ultimamente ogni capitolo è più bello degli altri, ma come fate??
Ma perchè ultimamente sono tutti miei! *ghign*

Date: 2010-11-22 08:22 pm (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
*si intrufola*
Come noti, invece, qualunque cosa accada è COLPA DI KEITH^^.
E il bello è che sarà SEMPRE così. *rolls*

Mi ricorda qualcosa, 'sta roba qui.^_____^ Qualcosa tipo che è 'SEMPRE colpa di Roh'. xD

Poi commento anche, eh. Appena ho tempo e testa. *rolls*

Date: 2010-11-22 08:27 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Questo non fa che confermare l'appartenenza di Roh alla venefica stirpe dei Luciani.
Se ci fossero stati ancora dubbi.^^

Date: 2010-11-22 08:54 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Povera roh ç_ç!

Date: 2010-11-22 08:45 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
'spett non correre ^____^
Adepta del Dio penso proprio di no U__U
Però ecco, potrei non essere più cattiva con lui!

Per quanto riguarda la storia del lavoro: uff, io speravo ancora in una Carlos/David ç_ç!!! Sarebbe stata epica!

Per il resto sono curiosissima di leggere del processo. Se non sbaglio avevate accennato al fatto che c'era anche un legame con qualche personaggio. Ho capito male??

Vivian e David sono dolcissimi **
Così come David e Sam sono sale su una ferita aperta.

Date: 2010-11-22 08:49 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
'spett non correre ^____^
Adepta del Dio penso proprio di no U__U

Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, dicono tutti così!!!

Per quanto riguarda la storia del lavoro: uff, io speravo ancora in una Carlos/David ç_ç!!! Sarebbe stata epica!
Beh, ma tanto Carlos non è che sia lontanissimo dall'esser licenziato, eh!^^

Se non sbaglio avevate accennato al fatto che c'era anche un legame con qualche personaggio. Ho capito male??
ROHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!
DOVE HAI FATTO SPOILER DI NASCOSTO?????????

Date: 2010-11-22 08:52 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Ma no, povera Roh ç_ç!!!!!!!!!
Non prendertela con lei >..

Date: 2010-11-22 08:22 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
David è visibilmente teso/stressato/sotto pressione (esterna e interna).
Vorrei dire che mi dispiace, ma non è vero.
Non del tutto, almeno. Perché serve, che si senta così, che traballi e che non l'ammetta per nulla. Non ancora, non del tutto.
Questo è il suo percorso.
Comunque i suoi pensieri vendicativi su Keith, sono tutto meno che rassicuranti. Anche se dubito della messa in atto. ^^'

Vivian mette in luce quel lato di David che è molto di Rowan.
O meglio, quello che io ricordo come il David di Rowan.
Davvero Vivian sembra far fluire quella dolcezza come se fosse quasi naturale. Non stona *mai*.
Poi, temo per Sam. Per la prossima discussione/confronto tra lui e David.
Inoltre, la rivelazione (inavvertitamente) apre buchi neri intorno a Viv e alla sua (non)infanzia o al suo coinvolgimento.
Perché se lo chiederanno, David e Samuel. Stranamente (?), l'approccio alla questione che più mi preoccupa è quello di Sam. Magari è una paranoia del tutto ingiustificata.

Pian piano tutti si stanno avvicinando a dei cambiamenti, delle svolte. Mi ricordano un gioco.
Il gioco dei nodi. Tante coppie, una cordicella annodata per coppia. Occhi chiusi. Due scelte: allontanarsi tirando la corda sperando che il nodo si sciolga, o avvicinarsi e scambiare le estremità perché il nodo si suppone non si sciolga tirando ma a mano.
Fondamentalmente un gioco stupido.
Però con il tempo, quell'immagine è diventata sempre più altro. Una questione irrisolta tra due persone che possono scegliere di affrontarla allontanandosi tirando in direzioni diverse, stringendo ancora di più il nodo, a volte, o avvicinandosi e sciogliendolo. Insieme.
Mi sembra quasi di vederli in fila. Ash/Dee, Raven/Jude e tutti gli altri.
Che poi è stupido eh... me ne rendo conto. Non so neanche perché l'ho scritto, ho questa immagine fissa da due giorni. -___-
Saranno i postumi del litigio Raven/Jude e di Ash che è sempre nella stanza di Dee, nel suo specchio. Non saprei.
Chiudiamo il delirio.

Et la guerre arriva
Et nous voilà ce soir.
(Jacques Brel - Mon enfance)


*ama*

P.S.
I pov di David mi stanno mettendo addosso sempre una sensazione stranissima, al momento non so proprio definirla.
Un miscuglio di frustrazione e disagio e ansia. Ma non è del tutto corretto.

Date: 2010-11-22 08:47 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Se ti dico che ci ho messo un'ora, a figurarmi sto gioco, e ancora mi sfugge la ragione per cui uno dovrebbe divertirsi a scioglier nodi a occhi chiusi? *rolls*
Cioè, pensavo di aver visto tutto quando mia madre mi ha raccontato il gioco dell'anello! *rolls*
Comunque^^.
A parte che l'idea di te piccina che passi i pomeriggi a decidere se tirare un nodo o no mi mette una certa ansia *rolls*, l'elemento simbolico del gioco in questione è sul serio bellissimo e rapportato alla Rosa è anche molto calzante^^.
David è uno di quelli che tende a tirare, credo - tira il capo del filo quasi per punto preso e sì, a sto punto il suo nodo si è stretto così tanto che scioglierlo sarà un casino.
Avrà la sua guerra personale.
Però la sorpresa sarà che ben presto smetterà di aver chiaro chi sia il nemico e da quale parte stare, e se davvero riuscisse a perdere sarebbe la sua fortuna.
Sto cercando di seguirlo nel miglior modo possibile.
Però mi coinvolge, mi influenza. In questo capitolo mi faceva una tenerezza tale che stavo iniziando a preoccuparmi... Perchè hai ragione tu quando dici che fanno un effetto strano, i suoi pov. E ha ragione Roh quando dice che sono *disturbanti*.
Eppure riesco ad entrarci dentro come mi succede solo con Gabriel, forse, e devo ancora capire se sia un bene o un male.
Anche con Vivian.
So che molte di voi lo vivono tipo *il David di Rowan*, ed è logico: è normale. A me non è praticamente mai riuscito viverlo dall'esterno o attraverso le percezioni degli altri pg, invece.
E' proprio qualcosa di molto soggettivo per me, David.
E boh.
Non so neanche bene che c'entrasse sto delirio col tuo commento ma forse avevo bisogno di mettere per iscritto certe sensazioni, credo.
*rolls*

PS:
Stranamente (?), l'approccio alla questione che più mi preoccupa è quello di Sam.
Preoccupazione più che giustificata.

Date: 2010-11-22 09:11 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Se ti dico che ci ho messo un'ora, a figurarmi sto gioco, e ancora mi sfugge la ragione per cui uno dovrebbe divertirsi a scioglier nodi a occhi chiusi? *rolls*

Ero abbastanza sicura di averlo spiegato orrendamente, infatti.
Se ti può consolare, non è un gioco che facevo da piccola, anzi. L'ho visto fare pochissime volte e non mi dispiace affatto.
Solo che non ho tanta voglia di spiegarlo qui, era solo legato al delirio sui pg e le loro scelte. ^^'

Eppure riesco ad entrarci dentro come mi succede solo con Gabriel, forse, e devo ancora capire se sia un bene o un male.
Mi credi se ti dico che si sente?

Stranamente (?), l'approccio alla questione che più mi preoccupa è quello di Sam.
Preoccupazione più che giustificata.


Andiamo bene...

Date: 2010-11-22 09:20 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
A me più che un *gioco* sembrerebbe uno di quegli esercizi di consapevolezza, sai. Tipo quelli che fai ai corsi di meditazione o cose del genere. Anche perchè sembra poetico, più che *divertente*.
(Prima o poi ti toccherà dirmi tutto di sta cosa, ho paura... *rolls* Quando mi incuriosisco divento terribile... *rolls*)

Date: 2010-11-22 09:09 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
(Io continuo a stampare... Prima o poi vi arriveranno anche i commenti *rolls*...
^__^)

Date: 2010-11-22 09:20 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Basta solo che non arrivi il conto dell'inchiostro^^...

Date: 2010-11-22 09:27 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
XDD
No, non arriverà ^^. Sono anche abbastanza ecologica: stampo sul retro di altre cose. L'unico problema è che la mia stampante fa schifo, e se provo a cancellare con la gomma cancello anche l'inchiostro... ^^

Date: 2010-11-22 09:54 pm (UTC)
From: [identity profile] selene94.livejournal.com
Oh, David. Sta torando l'amore incondizionato per lui nonostante il processo mi costringa ad avercela con lui e ad essere un minimo indignata.
Vivian poi è la cosa più dolce del mondo e lo coprirei di baci.
Certo che Keith l'ha mandato fuori di testa oltre che mandarlo in bianco, non pensa più ad altro quest'uomo? Anche la jaguar passa in secondo piano! Mi fa tenerezza che se la sia presa così.
Vivian ci metterà un po' a metabolizzare la cosa di Bj ma mi sembra già a buon punto.
Bellissimo capitolo. Ragazze, come mai tutta sta tenerezza ultimamente??? Baci baci.

Date: 2010-11-22 09:55 pm (UTC)
From: [identity profile] selene94.livejournal.com
oddio, vado a dormire perchè ho scritto cose incomprensibili! Ma che filo logico ho seguito^^?!?

Date: 2010-11-22 10:01 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
La tenerezza è perchè si avvicina il Natale e siamo tutti più buoni^^.
Per il resto, felice che il capitolo ti sia piaciuto^^: David sì, è *leggermente* ossessionato dalla faccenda Keith e non ha tutti i torti, in fondo. Il moccioso ha infatti:
- il primato di averlo mandato in bianco non una ma ben DUE volte
- la tendenza a portare sfiga (che insomma, la Jaguar non si era mai rotta prima!!!)
- un fondoschiena tanto interessante quando drammaticamente off-limits
- l'odiosa capacità di destabilizzare l'avvocato.
Insomma, è una maledizione!
Su Viv non c'è molto da dire, se non quotare a pieno quel che hai detto tu!^^
Grazie, bacio^^

Date: 2010-11-23 12:03 am (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Finito di leggere *ora*.
(Sì, lo so che vi stavate già chiedendo dove ero finita, ammettetelo... :) )
Vista l'ora rimando qualunque recensione... Ma intanto mi avete fatto un grande regalo, é come se andassi a nanna con David anch'io ^^
(Affermazione che in teoria voleva essere tenera e casta, ma non posso non aggiungere uno *sbav*)

Date: 2010-11-23 01:05 am (UTC)
From: [identity profile] witch81.livejournal.com
^^ leggo sempre a orari improponibili e pensare ad un commento è davvero da pazzi XD
L'unica cosa, in attesa del commento vero e proprio: povero David! io lo amo, s'era capito? perché, nel caso, mi faccio il tatuaggio.
E mi mancava con Viv e il loro modo di interagire... sono qualcosa di meraviglioso.
Un bacione.

Date: 2010-11-25 06:16 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Si, grazie. David dice che il tatuaggio del suo nome è perfetto - bada solo che sia abbastanza grande tipo che so... Una D che prenda tutta la schiena? E possibilmente anche in grassetto.^^
Poi vogliamo le foto!^^

Date: 2010-11-23 11:30 am (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Ed eccomi qua, puntuale come la Morte.
Povero David! Qualcuno lo abbracci! (mi propongo come volontaria).
Se il capitolo precedente su di lui é stato quello della vulnerabilità, di un nervo scoperto e più esposto del solito, questo é il capitolo della Disfatta.
Se ci pensiamo, David ha *temporaneamente* (aggiunta doverosa e politica, sennò l'Avvocato che é in lui mi incenerisce) perso un po' su tutti i fronti: sul lavoro, con Keith, con Vivian, con Samuel, con la Jaguar (?)
Mi piace un sacco il modo completamente diverso che ha di reagire, a questi *temporanei* fallimenti.
Con Vivian (un po' come accadeva con Rowan) dall'amarezza scaturisce comunque, alla fine, l'accettazione, persino tenera. Tra l'altro, immaginavo che Vivian avrebbe assunto una posizione del genere: durante l'ultima discussione con Keith, l'aveva visto parecchio mortificato dalla situazione, pieno di senso di inadeguatezza: era chiaro che su questo tasto Viv non sarebbe rimasto indifferente, decidendo di farsi indietro. Dove forse non sarebbe arrivato da solo (perché probabilmente per come é fatto Viv il fatto che lui andasse a letto con David e l'attrazione tra David e Keith sono due cose non collegate in alcun modo) é arrivato per l'affetto che nutre nei confronti dell'amico del cuore. Che su quel punto ha già abbastanza fisime di suo, senza aggiungere un carico ulteriore ed effettivamente impegnativo...
Poi, David ha perso miseramente (temporaneamente, ok, David) con Samuel. E lì é sempre dove reagisce peggio, o meglio, dove David *non* reagisce. Sembra che quando si tratta di Samuel proprio gli manchino le forze ormai per opporre una resistenza degna di questo nome, e di lui.
Insomma, vedere David tentato anche solo per un attimo di sventolare bandiera bianca davanti ai viaggi mentali di Sam sul Nord e il destino e i narcisi bianchi (no quelli non li ha nominati, ma vabbé. Compresi nel pacchetto) ha dell'incredibile. Mi ha fatto morire, giuro, e non so se dal ridere oppure da un distorto senso di compassione.
Il castello iperuranico imbastito da Samuel é qualcosa di troppo soverchiante persino per David, poverino XD
Infine, la disfatta con Keith.
*Temporanea* (sì, come no...).
Ecco, appunto, ho adorato il modo in cui sta reagendo a questa. E' così IC, il fatto che ad un duplice rifiuto uno come David sia da una parte tentato di mandare il responsabile sonoramente a quel paese, e dall'altra invece non possa fare a meno di desiderare la propria rivincita, e con gli interessi.
Sta diventando un vero e proprio gioco di forze (anche se Keith non lo sa). E la cosa bella é che David non é un punto fermo al momento, nei confronti del ragazzino, ma un groviglio di sentimenti contradditori. Il senso di protezione, persino affettuoso, misto al suo orgoglio ferito (cosa che per altro ricorda un poco il suo rapporto con Samuel, anche se tarato su tutt'altre dinamiche), che per lui é *di base* un affronto imperdonabile .
Credo che David adesso viva una fase in cui sente il bisogno di *dimostrare* qualcosa. Lui crede di doverlo dimostrare agli altri, mentre invece penso che inconsciamente voglia dimostrarlo a se stesso. E c'entra con tutto, col lavoro, col suo rapporto con Megan e col suocero. Lui vuole dimostrare a se stesso a che punto può arrivare la propria forza (a suo parere, parecchio in alto) senza essere fatta vacillare.
Proprio mentre il suo equilibrio é in un bilico impercettibile, tra l'altro.
La cosa bella é che non si riesce ad immaginare quale sarà il risultato di tutto questo. Se la sconfitta sarà definitiva, o se alla fine David riuscirà a barricarsi quanto lui desidera e guadagnare i suoi interessi ovunque abbia investito tempo e impegno.
Comunque ora che il capitolo é terminato mi manca già ^^ Sono totalmente assuefatta ad Hamilton, ormai.

Date: 2010-11-25 06:34 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Se il capitolo precedente su di lui é stato quello della vulnerabilità, di un nervo scoperto e più esposto del solito, questo é il capitolo della Disfatta.
David ti ringrazia. *rolls*
Comunque sì, non è un periodo particolarmente facile per lui. Sta cercando di tenere tutto quanto sotto controllo ma ultimamente sembra che qualunque cosa gli vada per il verso sbagliato - ha iniziato Samuel con l'affronto di togliergli il sesso *rolls* e Keith ha infierito in maniera ancora peggiore.
Megan gli fa ostruzionismo passivo, la Jaguar si è scassata, il suocero gli scassa i coglioni e il processo incombe. Ci mancava solo Vivian imnparentato con il vichingo di Sam!

Mi piace un sacco il modo completamente diverso che ha di reagire, a questi *temporanei* fallimenti.
Sì, una delle particolarità di David è che reagisce diversamente a seconda delle persone: con alcuni tende a trincerarsi quasi ostinatamente nel suo bisogno di recuperare il controllo - con Megan, e Sam, e Keith.
Quelli con cui si concede di allentare la presa sono più rari - Vivian ne è un esempio, e Rowan anche. E forse sono i soli.
Ma il punto è che lui costruisce rapporti molto competitivi con chiunque, soprattutto con le persone che ama.
E dalla competizione DEVE uscire vincente, per lui sembra essere una cosa fondamentale questa.
Spero che verso la fine della Rosa la faccenda sarà migliorata. *rolls* Non ho molta fiducia, ecco, ma cerco di essere ottimista. *rolls*

Sembra che quando si tratta di Samuel proprio gli manchino le forze ormai per opporre una resistenza degna di questo nome, e di lui.
Più che altro, adotta strategie diverse di guerra a seconda delle persone.
Con Samuel sparisce - e questo perchè sa che è la cosa che lo fa stare peggio. Con Keith immagino andrà a colpire altri punti - sta appunto studiando la situazione per individuarli.
E sì, è bastardo.
Anche perchè ti fa tenerezza, spesso, e poi scopri che invece era stressato perchè aveva la mente impegnata ad aleborare l'attacco più distruttivo possibile ai danni di qualcuno. *rolls*

CENA. SECONDA PARTE DELLA RISPOSTA DOPO LA PAPPA!^^
(Mike va nutrito)

Date: 2010-11-25 08:08 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Il castello iperuranico imbastito da Samuel é qualcosa di troppo soverchiante persino per David, poverino
In realtà è molto legata a Vivian, questa cosa.
Perchè David non sa nulla di Viv - non gli ha mai chiesto della sua vita per rispettare la sua riservatezza e non ha mai fatto indagini per conto suo per non mancargli di rispetto.
Ma che qualcosa non vada lo sa. Se n'è accorto.
E se i vaneggiamenti di Samuel circa il legame fra il romanzo e il vichingo avessero un fondamento, va da sè che anche Vivian è legato in qualche modo a un'esperienza di stupro.
Che bene che vada è quello del fratello.
Male che vada potrebbe coinvolgere anche lui.
Ed ecco, non che David creda a Samuel e alle sue menate metafisiche. Però non può fare a meno di domandarsi se un fondo di verità non ci sia, e fino a dove arrivi.
Credo che presto andrà a verificare, ecco.

E' così IC, il fatto che ad un duplice rifiuto uno come David sia da una parte tentato di mandare il responsabile sonoramente a quel paese, e dall'altra invece non possa fare a meno di desiderare la propria rivincita, e con gli interessi.
Eh.
Ma anche qui la verità è che se da un lato la faccenda del doppio rifiuto lo fa decisamente incazzare, dall'altro lo stimola anche in maniera fortissima. Come lo stimolano tutte le sfide, e tutte le persone che in qualche modo riescono a tenergli testa.
Keith si profila sempre di più come una sfida interessantissima, per David - probabilmente se quella sera ci fosse stato sarebbe già archiviato e dimenticato.
Invece no.
E insomma, lui ne è affascinato e irritato. Incuriosito.
Non c'è da meravigliarsi che poi crolla per lo stress, visto che le sfide se le va a cercare... *rolls*

Credo che David adesso viva una fase in cui sente il bisogno di *dimostrare* qualcosa. Lui crede di doverlo dimostrare agli altri, mentre invece penso che inconsciamente voglia dimostrarlo a se stesso.
Si, esatto.
Vuole dimostrare a se stesso quanto sa essere forte e quanto riesca a tenere tutto sotto controllo.
Sembra essere una faccenda importantissima, per lui.
Che tu non riesca a immaginare come finirà non mi stupisce - a volte fatico io per prima a credere a quel che accadrà!^^
Resta sintonizzata, e grazie mille per i commenti sempre bellissimi^^!
Kiss!

Date: 2010-11-25 08:23 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
"David ti ringrazia. *rolls*"

Non faccia così, sire.
Lo sa quanto la venero.
Ok, ho capito, mi farò perdonare con favori sessuali di vario genere.
(eeeeh dura questa vita...)

Date: 2010-11-23 02:12 pm (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
Mi sembra di non commentare la Rosa da *secoli*. *rolls*
Devo chiedere scusa per la mia prolungata assenza, causa: condizione mentale inadatta a formulare pensieri di senso compiuto. u.u
Mi limito a dirvi che gli ultimi capitoli - soprattutto quello di Raven e Dee - sono davvero *stupendi*. Di una perfezione quasi incredibile. ^^ Diventate sempre più fantastiche e brave.^^

Per quanto riguarda questo capitolo, mi trovo in difficoltà. Perché ho sempre evitato di menzionare la faccenda del caso Holmes, quando commentavo i pov di David - o almeno così ricordo. Ma adesso che è diventato così *fondamentale* sento di dover fronteggiare anche io il discorso. E boh. A parte che io non ho MAI capito come facciano gli avvocati a fare il lavoro e continuare a dormire di notte, pur sapendo di aver difeso persone orribili. *rolls* Ma è che io sono troppo ingenua e idealista.
Mi chiedo come faccia David, quanto bisogna che sia ambizioso per andare avanti per la sua strada. Nonostante i millemila ripensamenti e l'equilibrio che vacilla.
È simbolo di forza, sicuramente, di *decisione*. Ma anche di insofferenza.
Sono sicuramente tratti di David che già conoscevamo, almeno per sentito dire, ma adesso che vengono tratteggiati così apertamente credo che riescano a definire sul serio quanto David sia un personaggio *umano*. Quanto possa cadere in basso e quanto possa essere bello, comunque. Comunque giusto, nel suo mondo.

Diventa anche destabilizzante ritrovarsi ad amarlo nonostante tutto, come se gli fosse dovuto il perdono per ogni suo errore di percorso, per ogni sua bassezza. Sono convinta che sia merito della sua fragilità sporadica, che lo rende davverodavvero *stupendo*, forse il meno perfetto di tutti i pg della Rosa, quello più vicino a noi tutti. Cioè, almeno così tendo a viverlo io. È come quando cercavamo di spiegare, a scuola, perché la cantica dell'Inferno fosse la più amata di tutta la Divina Commedia. È merito del calore umano di base, quello del peccato, del diffeto umano lontanissimo dall'ideale di celeste pio e candido. Insomma, questa è una delle spiegazioni che sono riuscita a darmi in merito alla questione.
Altrimenti, bisogna prendere in considerazione l'ipotesi che l'avvocato influisca in maniera decisa sui miei ormoni, sempre e comunque. ^^

Ma comunque non è giustificabile quello che sta facendo. A livello proprio etico. Il fatto è che credo che non si possa neanche capire davvero come si senta David, quali meccanismi controllino il suo cervello. Almeno, non finché diventiamo avvocati tutti. ^^
L’impressione netta è che tutta questa storia gli farà bene, però. In senso lato. Perché sembra che davvero tutta la situazione stia minando il suo impeccabile autocontrollo, e che il suo cinico essere ‘ligio al dovere’ stia un po’ vacillando. Un po’ tanto. E nonostante il mio cervello continui ad urlarmi che sarà un casino, ‘sta storia, suppongo che potrebbe giovargli. Nel senso, rendere meno glaciale la sua umanità, metterlo in mostra per quello che è e per quello che potrebbe essere, solo volendo. Quello che forse sarà, in determinati momenti, con determinate persone.
Keith potrebbe essere d’aiuto, anche, con il suoi continui attentati alla sanità mentale dell’avvocato.
Forse. Suppongo. Spero, anzi.
Spero che gli serva, a David, tutto quello che immagino stia per passare. E spero che gli serva anche Keith, nel mentre. (<3)
Passando al capitolo in sé, che ho blaterato già abbastanza; tanta pena per Judith. Di tutti gli avvocati d’America proprio nello studio di David, doveva lavorare? Povera ragazza. *rolls*
Odio infinito per Larry. Senza motivazioni logiche. *rolls* Mi sa di bastardo. Poi lui non ha tipo ‘ripudiato’ Helene? Cioè: Helene! Come si può?

Date: 2010-11-25 08:12 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Devo chiedere scusa per la mia prolungata assenza, causa: condizione mentale inadatta a formulare pensieri di senso compiuto. u.u
Non c’è bisogno di scusarsi, Lils.^^ Capiamo benissimo.^^
Sono felice che gli ultimi capitoli ti siano piaciuti, però.^^ Erano importanti, per la trama.^^

Per quanto riguarda questo capitolo, mi trovo in difficoltà. Perché ho sempre evitato di menzionare la faccenda del caso Holmes, quando commentavo i pov di David - o almeno così ricordo.
È difficile, come argomento, sì. Soprattutto perché tira in ballo una parte di David che è fin troppo facile dimenticare, quando lo si vede interagire con Vivian, ma anche in generale. Ed è un contrasto un po’ agghiacciante.

A parte che io non ho MAI capito come facciano gli avvocati a fare il lavoro e continuare a dormire di notte, pur sapendo di aver difeso persone orribili. *rolls* Ma è che io sono troppo ingenua e idealista.
Io credo che ci sia comunque differenza tra fare il mestiere di avvocato onestamente – e cioè, garantire che anche i colpevoli o presunti colpevoli abbiano una difesa, il che è mobilissimo – e fare quel che sta facendo David. Che significa essenzialmente prostituirsi al miglior offerente per permettergli di comprarsi un’impunità che in condizioni normali non otterrebbe. Posso capire e rispettare il primo gruppo, ma il secondo è una depravazione come ce ne sono in tutti i sistemi. E fa schifo e basta.
David in questo momento sta facendo abbastanza quel gioco schifoso. Che tra l’altro non ha più nulla di legalitario.

Sono sicuramente tratti di David che già conoscevamo, almeno per sentito dire, ma adesso che vengono tratteggiati così apertamente credo che riescano a definire sul serio quanto David sia un personaggio *umano*. Quanto possa cadere in basso e quanto possa essere bello, comunque.
Sì. Penso che in questi ultimi due capitoli soprattutto si evidenzi questo contrasto che è *lui*, essenzialmente, e che per scomodo che sia è la sua forma di bellezza. E non può comunque mettere in discussione le sue qualità.
È strano forse perché sta saltando dal bianco al nero senza cadere esattamente nel *grigio*. Cioè, i contrasti restano netti. Non si uniformano in una via di mezzo. E non è facile da accettare, credo. Da comprendere.
Penso che sia umano, però. Sì. Molto.

Diventa anche destabilizzante ritrovarsi ad amarlo nonostante tutto, come se gli fosse dovuto il perdono per ogni suo errore di percorso, per ogni sua bassezza. Sono convinta che sia merito della sua fragilità sporadica, che lo rende davverodavvero *stupendo*, forse il meno perfetto di tutti i pg della Rosa, quello più vicino a noi tutti.
^____^ Credo anche io.^^ O almeno, io ho sempre pensato che la sua fragilità sia la sua parte più bella, e questo viene dimostrato anche qui. Perché appunto, è fragile anche mentre si abbassa. E la cosa più bella, secondo me, è che nel momento in cui si abbassa, questa fragilità è in realtà l’*orgoglio*.
Cioè, io la vedo così. La sua ambizione in realtà lo sta portando su una strada che non ha nulla di dignitoso – che è un *vendersi*, appunto. Per ottenere in cambio privilegi vuoti e uno status che non può ripagarlo di ciò che ha perso.
Può darsi che sia un discorso moralista, il mio, ma lo sento parecchio. E boh. Mi piace vederlo anche in David.^^

Altrimenti, bisogna prendere in considerazione l'ipotesi che l'avvocato influisca in maniera decisa sui miei ormoni, sempre e comunque. ^^
^____^ Io penso che lui sarebbe perfettamente soddisfatto con questa spiegazione, conoscendolo.^^

Date: 2010-11-25 08:13 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
L’impressione netta è che tutta questa storia gli farà bene, però. In senso lato.
È quello che credo anche io, fermamente. È un dolore necessario – l’unica cosa che, per quanto riguarda me almeno e la mia percezione personale, potrebbe salvarlo davvero. Perché si trova di fronte a un passo decisivo, e qualunque direzione prenda non potrà tornare indietro. E credo che lo sappia. E che dovrà decidere, appunto.
Scegliere le sue priorità.
E, sempre per quel che mi riguarda, mostrare una forza vera.

Keith potrebbe essere d’aiuto, anche, con il suoi continui attentati alla sanità mentale dell’avvocato.
Forse. Suppongo. Spero, anzi.

Credo anche io.^^
Se riusciamo a trovare un modo di metterli assieme. *rolling-eyes*

tanta pena per Judith. Di tutti gli avvocati d’America proprio nello studio di David, doveva lavorare? Povera ragazza. *rolls*
E pensare che la poverina ne è pure mezza innamorata!!!!
Il che significa che è masochista, probabilmente. *rolling-eyes* Quindi in effetti non merita troppa pena.^^
(*rolling-eyes* Forse questa era Megan… *rolling-eyes*)

Odio infinito per Larry. Senza motivazioni logiche. *rolls* Mi sa di bastardo. Poi lui non ha tipo ‘ripudiato’ Helene? Cioè: Helene! Come si può?
Helene dice che il ripudio è stato reciproco, però, se ti può consolare.^^

E quel David lì, non stanco ma morbido ricorda davvero il David di Drenched, quello che lottava per tenere accesa la fiamma di Rowan e che lo coccolava con una dolcezza sconosciuta al resto del mondo, praticamente. ^^
^_____^ Sì.^^ Credo che Rowan e Vivian siano tra i pochi mortali che hanno avuto il privilegio di godere di quel trattamento, da parte sua.^^
E proprio per questo posso capire perché lo ami così tanto.^^
Credo di non esserne molto lontana neanche io… *rolling-eyes*

Come sempre, grazie per le tue parole!^^
E un abbraccio forte.^^
Kiss


E io lo amo sempre quando è così. E anche quando non lo è. *rolls*

In conclusione: AMO follemente David, come sempre. AMO follemente Fata, perché è un genio e basta. E amo la Rosa, e tutto il resto. E mi era mancato delirare qui. *-*
Un bacio, un abbraccio e un modellino di Jaguar per David. <3
P.S.
Rileggendo, non c’è un filo logico ben preciso. Ma meglio di così non riesco a fare. *rolls*

Date: 2010-11-23 02:13 pm (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
La scena con Vivian, al solito, è stata *dolcissima*. E quel David lì, non stanco ma morbido ricorda davvero il David di Drenched, quello che lottava per tenere accesa la fiamma di Rowan e che lo coccolava con una dolcezza sconosciuta al resto del mondo, praticamente. ^^ E io lo amo sempre quando è così. E anche quando non lo è. *rolls*

In conclusione: AMO follemente David, come sempre. AMO follemente Fata, perché è un genio e basta. E amo la Rosa, e tutto il resto. E mi era mancato delirare qui. *-*
Un bacio, un abbraccio e un modellino di Jaguar per David. <3
P.S.
Rileggendo, non c’è un filo logico ben preciso. Ma meglio di così non riesco a fare. *rolls*

Date: 2010-11-23 05:35 pm (UTC)
From: [identity profile] littlehyena.livejournal.com
Ho deciso. Ricomincerò a leggere Drenched.
Il capitolo è qualcosa di terribilmente ironico e nervoso, io direi quasi rabbioso.
David mi dà l'idea di essere una bomba ad orologeria.
Vivian, Sam, Keith, Megan, il suocero, Carlos, la segretaria, stanno minando la sua pacata maschera di altezzosa indifferenza.
E mi viene davvero da pensare a come un uomo possa mantenere tutto il suo mondo intatto nonostante stia cadendo a pezzi, sarà che io se non litigo ogni giorno con qualcuno non sto bene -.-

Vivian l'ho visto confuso e dispiaciuto.
In David ricercava il lato di Sam che lui non avrebbe mai potuto avere: la carnalità, la passione e la protezione.
Ma Vivian vede una possibilità in David e Keith e si fa da parte perché Keith è sacro. Non può scopare con David perché Keith ci esce insieme (e gli tira due volte buca *ale sghignazza* ).

David non può che rimanerci male perché Vivian è il suo angolo di paradiso settimanale. E' la fuga dagli impegni, E' un ritorno all'innocenza. Ed è un gesto spontaneo spogliarlo, si dimentica di quello che il ragazzo gli ha appena detto, si dimentica di Keith e rivela quel lato dolcissimo che ritroviamo solamente quando vede sua figlia.

Keith diventerà sicuramente il suo capro espiatorio preferito. Ora avrà la scelta tra lui e Carlos.
"Oh, m'è caduto il caffé, vediamo a chi dare la colpa adesso... Carlos".
"Oh, mi sono dimenticato di questo impegno, sicuramente sarà colpa di... Keith!"
Poverini *ale dà pacche sulle spalle*

Complimenti per il capitolo ^^
un bacio
Ale

Date: 2010-11-25 06:16 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Ho deciso. Ricomincerò a leggere Drenched.
^___^
Avevo letto il commento che hai lasciato – è stata Fata a risponderti, credo, ma volevo solo dire che, a prescindere da quanto piacere possa farmi la cosa (Drenched rimarrà sempre qualcosa di particolare, per noi) capisco benissimo anche io possibili resistenze. Non è una storia per tutti e non è *sicuramente* una storia per tutti i momenti. Anzi.
Quindi, ecco.^^ Fai quel che ti senti.^^
Ma David in quella storia è meraviglioso, ecco. Non credo che neanche Vivian sappia apprezzare la sua *bellezza* quanto Rowan.^^

David mi dà l'idea di essere una bomba ad orologeria.
Credo che in questo capitolo lo fosse davvero, sì. È stato sul punto di esplodere fino a quando non si è stranamente *sciolto*: se si fosse trovato davanti chiunque a parte Vivian, in quel momento, credo ci sarebbe stata una strage. Vivian però sa toccarlo in un modo unico, e non so. Gli ricorda di essere *uomo*, credo, nella forma più bella.^^
Non so cosa farebbero, l’uno senza l’altro.
Penso che siano tra le ‘coppie’ della Rosa che più amo.^^

Vivian l'ho visto confuso e dispiaciuto.
In David ricercava il lato di Sam che lui non avrebbe mai potuto avere: la carnalità, la passione e la protezione.

Credo che tu abbia ragione, quando dici che Vivian cercava in David qualcosa che Sam non gli poteva dare, ma non so se è davvero soltanto un discorso di *passione*. Penso che fossero piuttosto due forme di protezione diverse, e due forme diverse di *accettazione*: Sam gli dava un luogo in cui spogliarsi delle abitudini che indossa di solito per tornare a sentirsi pulito, innocente. David lo faceva sentire pulito e innocente nei panni di sempre. E penso che il segreto sia stato nella combinazione delle due cose – e nel fatto che i due uomini che gli sapevano dare questo fossero legati tra loro da un rapporto così forte.
Ma ecco. Qualunque cosa succeda tra David e Vivian, o David e Keith… Quel rapporto tra loro resterà. Anche se non si toccheranno mai più in un’ottica erotica, sessuale, il legame (che si basa su una complicità *fisica*, innanzitutto) resterà sempre lo stesso. E penso che sia questa la ragione per cui Vivian ha trovato il coraggio di dire basta adesso. Perché sa che non cambierà niente. O almeno, niente di determinante.
Sarà solo un po’ frustrante, ecco.^^
Poi, certo, Keith in tutto questo c’entra molto. Ma è anche proprio perché ha questo rapporto con David che Vivian è tanto determinato a farli conoscere.^^

Keith diventerà sicuramente il suo capro espiatorio preferito. Ora avrà la scelta tra lui e Carlos.
"Oh, m'è caduto il caffé, vediamo a chi dare la colpa adesso... Carlos".
"Oh, mi sono dimenticato di questo impegno, sicuramente sarà colpa di... Keith!"

*rolling-eyes* Ho paura che sarà così davvero. *rolling-eyes*
Che poi il colmo è che l’altro è del tutto IGNARO di tutto questo! *rolling-eyes*

Grazie per il commento!^^
Kiss
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