rosadeiventi: (Default)
[personal profile] rosadeiventi
88
Dylan e Jude - Quando scende la marea





Forse sotto le mani di Raven anche la pelle avrebbe vibrato come velina - ma questo Dylan non poteva saperlo con certezza.
E non poteva sapere se le sue dita si sarebbero spinte nella carne con gli stessi movimenti che usavano per pressare l’erba nella carta – il lento scivolare di onde lunghe sulla costa. Equilibrio intatto.
Jude sembrava averne un’idea precisa, invece, e sembrava saperlo la luce che avvolgeva i suoi gesti con quel chiarore caldo. Con la densità fumosa del sonno e delle ombre.
Era strano, trovarsi in mezzo a loro.
Strano come potrebbe esserlo entrare in un sogno non tuo, abituarti al diverso scorrere del tempo e all’espandersi degli spazi in orizzonti di terra e cielo. Immergersi per la prima volta dentro il mare.
Poi, c’era stata la fiamma.
La fiamma che era fumo, sui polsi di Raven, ed era miele sulla pelle. L’accendersi improvviso di lingue argentate e lo schiudersi delle labbra di Jude, appena più a destra.
Gli occhi arrossati.
Dylan non è ancora riuscito a spiegarsi come sia possibile che tutto diventi sempre così liquido, quando Raven è nei paraggi: perché non è solo il tempo a distillarsi in una dimensione più fluida, ma anche gli spazi sembrano aderire al corpo in maniera diversa.
Come sott’acqua le distanze ti toccano - i suoni si amplificano.
E anche il cuore batte più lentamente, lasciando stagnare nei sensi quell’elettricità costante. Un languore vigile.
Aveva voglia di quello, in fondo.
Aveva voglia di quello anche durante il pomeriggio, quando la luce del giorno rendeva più chiari i capelli di Jude ed era divertente giocare a intrecciarli fra le dita - osservarne i riflessi mentre lui infilava ed estraeva i CD dallo stereo per fargli ascoltare canzoni che diceva fosse un delitto non conoscere.
Raven non era ancora arrivato, eppure la sua presenza si respirava già nell’aria come le ombre calde della sera. O come un assolo di chitarra quando si spengono le luci.
E poi c’era stata la cena – la sensazione sempre incredibile di dividere con entrambi un percorso di vita iniziato da tempo: muoversi in una quotidianità più adulta, trovarcisi inglobato in maniera del tutto naturale. E lasciarsi trasportare dal flusso dell’esistenza, semplicemente. Sciogliere i nervi.
Volerne di più è sempre stato inevitabile – Raven e Jude funzionano come una droga.
“Mi va di fumare,” aveva quindi detto Dylan, e nessuno aveva mosso obiezioni.
Perché in fondo la naturale evoluzione della serata aveva previsto fin dall’inizio che si sarebbero seduti in cerchio su quel tappeto – Jude con le spalle premute contro il divano, un ginocchio piegato.
Raven a gambe incrociate, i piedi nudi. I jeans calati sui fianchi, come sempre.
E lui lì di fronte a lasciarsi stordire da quel silenzio come se i respiri fossero onde - come se spingersi alla deriva fosse tutto ciò di cui ha sempre avuto bisogno. Quel che più desidera.
Eppure Ash è lì, ogni volta.
Ogni volta in maniera più nitida – una gemma incastonata al dito o lo strusciare lieve della maglietta sulla schiena. L’istinto di voltarsi per incontrare i suoi occhi - perché anche lui possa vedere come le labbra di Raven lasciano scivolare via il fumo o come Jude abbandona la testa contro il bracciolo del divano. Come la luce si scioglie nell’aria – con quei colori caldi. Quella morbidezza.
Allungando le braccia, Dylan preme la guancia sulla spalla.
Non c’è nostalgia, ed è strano, ma non c’è neanche paura. Nessun senso di perdita e nessuna distanza.
Ash è memoria presente – l’essenza che ha dato forma al corpo e l’alito di vita che lo muove.
L’io che guarda. Che si lascia guardare.
E il verde fragile degli occhi, la percezione ubriacante del respiro nei polmoni. Un cerchio perfetto.
“Dee?”
Il cuore neanche si ferma più, ormai, quando Jude lo chiama in quel modo.
Dylan lascia semplicemente scivolare lo sguardo dalle labbra di Raven al suo collo – poi alla spalla, indugiando sul bianco della camicia e sul nero dei capelli riuniti in un elastico. Nastri di fumo, nell’aria.
E poi i jeans larghi di Jude – le maniche arrotolate sugli avambracci. Gli intrecci sottili delle vene, sul polso, e il cilindro di brace che gli sta porgendo.
La sua bocca.
Allunga lentamente il braccio, sfiorandogli le dita.
È come se non ci fosse, in quella stanza – eppure allo stesso tempo non è mai stato così cosciente di ogni sguardo che gli scivola addosso. Dello spazio occupato dal proprio corpo e di quello che si espande oltre confini non più percepibili. Di quello nascosto.
È pazzesco.
Raven apre la mano sulla forma del cuscino e Dylan sente le sue dita allargarsi al centro della schiena – Jude piega appena il ginocchio e lui lo percepisce premuto contro il fianco.
Non hanno acceso lo stereo, e forse tutto dipende da quel silenzio.
Dalla profondità di cui sembra caricarsi ogni respiro e dal fatto che i movimenti diventino uno strusciare continuo di stoffa su stoffa.
Lana morbida e la ruvidezza quasi eccitante del jeans.
C’è una tranquillità intatta, nei gesti di Raven – qualcosa che ti fa quasi credere alla sua magia di sciamano e che ti lascia impressa la sensazione stranissima che sia il suo stesso pensiero, a plasmare la realtà. Come se bastasse desiderare - immaginare.
Ma non può esser solo quello.
Non basta Raven, perché quella sensualità somiglia più a una rete – nodi intrecciati in trame che senza la stretta di Jude tornerebbero a sciogliere disegni incompleti. Geometrie diverse.
Ed è tutto scritto nel fumo, in fondo.
I sorrisi che entrambi si scambiano senza bisogno di guardarsi, le decine di altre volte che devono aver intessuto quella stessa atmosfera. E i volti di tutti i ragazzi che l’hanno respirata prima di lui - la calma di Raven a sostenere il nervosismo appena percettibile di Jude. La voglia di riempire ogni distanza fra i loro corpi.
Pigramente, Dylan si solleva sui gomiti.
Il cilindro delle spinello sembra portare l’impronta delle loro dita e lui osserva la carta annerirsi intorno allo sfrigolio della brace prima di sollevare lo sguardo, con fermezza. Prima di affondarlo dentro gli occhi di Jude, e aspirare il fumo. Socchiudere le ciglia.
Può sentirla chiaramente, la forza.
È come un magnetismo – qualcosa di terribile e misterioso che impedisce a Jude di interrompere il contatto e a lui di lasciarlo andare.
È Raven che li sta osservando in silenzio, forse. Il nero deciso delle sue iridi.
Ma Dylan non avrebbe mai creduto che sarebbe stato così eccitante, lasciarsi muovere da desideri altrui. Diventare tramite fra di loro, veicolare intenzioni e sguardi.
E ritrovarsi comunque lì, presente in maniera essenziale. Il centro delle vibrazioni e il motore di ogni azione – una corsia obbligata. Il punto di arrivo, al tempo stesso.
Non immaginava che sarebbe stato possibile.
Come non credeva di poter arrivare a esser così spudorato – mantenere gli occhi fissi in quelli di Jude ed espirare il fumo, intanto. Bagnarsi le labbra, inclinare la testa all’indietro. Come a offrirgli la gola.
Eppure lo sapeva, che prima o poi sarebbe successo.
Lo sapeva anche se i pomeriggi con Jude si scioglievano in chiacchiere e risate, anche se del bacio che si erano scambiati nessuno aveva mai parlato e non sembrava più esserci alcuna zona di pericolo, fra loro.
Al termine di ogni giorno arrivava la sera, però. Arrivava Raven.
Ed era nel momento in cui i suoi colori scurivano le ombre che cambiava tutto: i sensi si allertavano, il corpo diventava consapevole di ogni movimento.
Le prospettive si inclinavano in angolazioni più segrete – immagini rubate.
Silenzi più lunghi.
E tornava a scorrere una tensione bassa, appena sotto la superficie. Una tensione che impregnava l’aria anche quando i gesti disegnavano scenari quotidiani e non sembrava esserci nulla di erotico, nelle interazioni. Niente di troppo diverso da una familiarità innocente.
Bastava uno sguardo.
O una parola pronunciata sottovoce, lo sfiorarsi distratto delle spalle. L’imbarazzo e la paura e l’eccitazione, subito dopo.
Come una giostra impazzita.
Adesso a Dylan sembra che in qualche modo fosse inaspettatamente esatta, l’immagine che si era fatto all’inizio: se è vero che è sempre stato Raven, a muovere il timone di quella barca, è anche evidente che sarebbe stata la marea a farla salpare verso una qualche destinazione.
E la marea lui se la sente dentro come qualcosa che monta, che cresce. Un premere incalzante del sangue nelle vene – dell’eccitazione. Nelle tempie.
Non ha in mente un piano preciso quando invece di passare lo spinello a Raven decide di prendere un’altra boccata, e di trattenere il fumo nei polmoni.
Lui ha piegato al petto le gambe, intanto – ha inclinato la testa in avanti. Lo sta guardando.
E gli occhi allungati sembrano incastonarlo nel loro nero, quello che Dylan ancora non sa di star facendo - sembrano chiamare gesti e render la mente leggera come vento. Soffiarla via.
È come se l'aria diventasse più rarefatta, mentre la distanza si riduce.
Il ginocchio destro preme sul tappeto, e poi una mano.
L’altro ginocchio.
Per qualche ragione ignota ha sempre pensato che camminare a gattoni fosse terribilmente erotico, Dylan. Ma è l’idea di incastrare il corpo fra le gambe di Raven che lo costringe a bagnarsi di nuovo le labbra - la percezione dei suoi jeans che strusciano sulle anche. Il suo sguardo fermissimo.
E gli occhi di Jude – ai margini del campo visivo. Pulsazioni impazzite che battono nelle orecchie.
Non ha neppure bisogno di inclinare la testa, quando finalmente poggia le mani sul petto di Raven. Lui lo stava aspettando, e le sue labbra sono già socchiuse. La coda dei capelli già scivolata sulla spalla. Sapeva tutto.
Anche quello che Dylan ancora non osava pensare – quello che improvvisamente ferma il cuore per poi spingerlo in un battito più lento. Diluirlo in fiato.
Da così vicino i suoi occhi sono quasi ipnotici, e sono perfettamente distinguibili i muscoli del petto sotto i palmi delle mani. Il rilievo dei capezzoli.
Espirare il fumo fra le sue labbra è come chiudere gli occhi, dopo – trattenerne una parte come condividere un gioco. O il più eccitante dei segreti.
Ma Jude è lì.
Appena alla sua destra - neanche un metro di distanza o di incoscienza. Giusto un breve spostarsi delle ginocchia sul tappeto, il nero che muta nel verde. Verde grigio.
Ed è tutto più facile, con lui.
Sporgersi a soffiargli il fumo fra le labbra ed accarezzarne il bordo con la lingua – respirare il suo fiato. Aspettare.
Ed è tutto diverso, anche.
Perché Jude ha chiuso gli occhi, intanto, e il suo respiro è accelerato. Le guance accaldate.
E lo sguardo di Raven non è ai margini e non è fuoco – somiglia piuttosto al tracimare lento di una forza che ti spinge e ti tocca. Qualcosa di troppo fisico per scivolare solo sulla superficie della pelle senza scendere più a fondo. E scioglierti dentro.
Dylan rabbrividisce, incastrando un ginocchio fra le gambe di Jude.
Guardandolo deglutire.
È lui a iniziare il bacio, mordendo leggermente il mento dell’altro per risalire subito alla bocca e spingervisi dentro con affondi lenti. Carezze misurate.
Dev’essere ancora l’infuenza di Raven, a rallentare tutto, perché la fame di sensazioni è una forza che preme sui nervi ma che stempera e ammorbidisce gli impulsi non appena si concretizza in gesti. Ed è quasi insostenibile - un naufragare calmo.
Galleggiare nel vuoto.
La mano destra risale senza fretta lungo la coscia di Jude e mentre Dylan sente i suoi muscoli fremere pensa che è perfino divertente, ricordare come tutto sia iniziato: il fraintendimento con Raven, durante quella prima serata in pizzeria – l’imbarazzo e la delusione.
L’incapacità di immaginare se stesso dentro dinamiche del genere.
Adesso sembra che ogni universo binario sia diventato di colpo incompleto, invece, come se per ritrovare la propria immagine servissero necessariamente specchi multipli. Come se sentirsi accerchiato fosse un bisogno fisico - perdere ogni coordinata nota per scoprirne di diverse.
Allunga l’altro braccio.
Raven è già vicino e le dita affondano nei suoi capelli agganciandosi all’elastico che li lega. Tirandolo via.
Per un attimo è quel contrasto a spingere il cuore in gola – la morbidezza delle onde nere in una mano e nell’altra il rilievo durissimo del sesso di Jude.
Mare e roccia.
Ma è soltanto un respiro: poi l’acqua invade tutto.
Perché basta inclinare la testa di un niente e la bocca di Raven prende il controllo – Raven, con l’equilibrio fluido dei suoi movimenti. Con la lentezza ipnotica degli affondi e il potere misterioso di accordare ai suoi ritmi anche lo scorrere del sangue.
Dylan si sente sfumare.
È quasi sicuro di essersi aggrappato alla sua camicia, di aver abbandonato la schiena sul suo petto. È abbastanza certo che sia stato il tocco dei suoi capelli ad addensargli i brividi sul collo e riconosce il piacere di Jude dallo strusciare lento della sua erezione sotto il palmo.
Ma non saprebbe dire a chi appartengano le dita che descrivono quei cerchi sinuosi, sulla nuca, e non sa più distinguere la lingua di Raven da quella dell’altro. Non ha ben chiaro neppure da quale parte della stanza stia il divano. Dove il soffitto.
È stordito.
Per questo la coscienza fatica a ritrovare sé stessa, dopo, quando d’improvviso sotto le mani sembra restare solo la lana del tappeto. Intorno al corpo solo vuoto.
Dylan rimane immobile, senza capire.
Ha registrato vagamente lo spostarsi delle labbra sulla mandibola, il sussurrare basso di Raven all’orecchio di Jude. Il premere di qualcosa sul petto, anche.
Forse.
Sbatte le ciglia.
Jude si è alzato in piedi, però, e dal tappeto l’altro lo sta fissando incredulo.
“Ma che cazzo,” sta dicendo Raven, con i capelli ancora impigliati fra le labbra. Il collo della camicia mezzo sbottonato – il palmo puntato a terra.
È quasi paurosa, la sensazione di distacco.
Dylan sembra riuscire a elaborare solo questo pensiero mentre sposta gli occhi da Raven a Jude - mentre vede quest’ultimo premersi le dita sulle tempie e lo sente farfugliare qualcosa che somiglia a un “Mi dispiace…” - qualcosa di confuso. Solo un respiro, forse.
Torna a guardare in basso.
“Ma che ti prende?”
Raven ha affilato gli occhi – lui sente l’inquietudine nascere nello stomaco senza sapere neanche esattamente a cosa attribuirla. Ma Jude ripete ancora – ancora più piano: “Mi dispiace. Non riesco…”
Ed è in quell’istante che la mente si connette di colpo - come svegliarsi di soprassalto nel mezzo della notte. Una vertigine improvvisa, una fitta acuta.
Il cuore si blocca.
E i ricordi si accalcano nella mente in una ressa caotica, dopo - il sapore della marijuana sulla lingua e la solidità del corpo di Raven contro la schiena, lo strusciare delle labbra.
Lui.
Lui che adesso quasi non riesce a credere di averlo fatto davvero - che si sente arrossire fino alla radice dei capelli e si affretta a piantare gli occhi in basso, ancorarli sul tappeto. Affondare i denti nel labbro.
Vorrebbe evaporare.
O forse solo tornare a chiudersi nella sua stanza, non esserne mai uscito. Rintanarsi sotto le coperte come faceva da piccolo e non vedere mai più nessuno al mondo. Nascondersi.
Eppure resta lì fermo anche mentre Raven si alza in piedi, mentre Jude si affretta a sparire nella stanza accanto e l’altro accelera il passo per ritrovarsi bloccato da una porta sbarrata. Anche quando il silenzio diventa assoluto, e l’imbarazzo perfino doloroso.
E la sensazione è quella di esser completamente nudo al centro della stanza. Con tutti gli occhi del mondo puntati addosso.
Trattiene il respiro.
Sa bene che adesso succederà qualcosa di terribile – qualcosa come il suono di passi che battono sul pavimento, ad esempio, o il corpo di Raven che si piega lì di fianco. La sua voce che scivola nelle orecchie, vicinissima.
La sensazione del suo fiato sui capelli.
“Ehi. Stai bene?”
Lui annuisce in fretta, raddrizzando la schiena.
“Vado a casa,” annuncia.
In realtà non è del tutto certo che la voce sia uscita e non è sicuro neanche di volersene andare davvero: per un istante la speranza insensata è che Raven gli afferri il braccio e gli assicuri che va tutto bene - che lo abbracci, e gli chieda di restare.
Che lo tenga con sé tutta la notte.
"Ti accompagno," viene però la risposta, e lui non ha neppure il coraggio di protestare.
Si limita a radunare velocemente le sue cose, invece - infilarsi il giubbotto. Gettare un’ultima occhiata alla porta dietro la quale Jude è scomparso e poi di nascosto alla stanza - mobili e libri e la luce calda della lampada. E tutte le stampe appese ai muri, dopo, cercando di mandarle a memoria una ad una. Come se non dovesse mai più rivederle.
Non ha ben chiaro cosa sia successo – l’imbarazzo fatica a sbiadire anche quando scendono in strada e l’aria fresca della notte libera definitivamente il corpo da ogni traccia di eccitazione.
Forse si azzarderebbe perfino a risalire la scala tortuosa delle possibilità se non ci fosse quel senso di vuoto a premere in gola – quel sentore di perdita che non si placa.
E che richiama la nostalgia mai sopita di suo fratello, anche. Che risveglia il silenzio.
Seduto nel sedile di fianco a Raven, Dylan tiene lo sguardo attentamente ancorato fuori dal finestrino dell’auto per non trovarsi costretto a guardare le sue mani strette sul cerchio del volante, o il profilo assorto delle sue labbra. O il nervo della mascella che si tende sotto la pelle – la cosa più mortale. Quella che non dimenticheresti troppo facilmente, dopo.
Non hanno detto una parola, da quando sono saliti in macchina.
Ed è difficile non domandarsi quali pensieri affollino la sua mente – difficile evitare di darsi l’unica risposta plausibile e di scoprirsi d’un tratto del tutto estraneo a equilibri che appartengono da sempre a loro due soltanto. Jude e Raven.
Credere di poter far parte del loro universo è stata un’ingenuità ridicola - crederci come ci aveva creduto lui, sentirlo. Dentro il sangue.
Chissà per quale ragione torna sempre l’immagine di Chris, in momenti del genere.
Forse perché è una vita che qualunque errore si porta dietro i suoi commenti ironici, o forse perché poi venivano immancabilmente le carezze. Le serate raggomitolate sul suo divano - le sue mani fra i capelli. Il pensiero di tornare alla pensione è un baratro, invece.
Quelle ombre, e l’accostarsi delle ruote allo scalino del marciapiede.
Il motore che si spegne.
Silenzio.
"Mi spiace," mormora finalmente Raven, e Dylan si ritrova a sussultare suo malgrado. Stava cercando la forza per dirlo lui, qualcosa di simile, o per riuscire ad abbozzare quanto meno un saluto. Buonanotte o semplicemente ci vediamo.
Sente la sua mano fra i capelli, invece.
Rabbrividisce.
"Non so cosa sia preso a Jude – non ho idea. È un po’ di giorni che è strano, ma non pensavo… Credevo fosse solo nervoso. Non è molto bravo a gestire i cambiamenti…"
È una fortuna, in fondo, che quel tocco si esaurisca così: scostandogli una ciocca dal viso per scoprirgli gli occhi – lasciandolo solo un po’ più indifeso. Niente a cui non si possa rimediare abbassando lo sguardo, dopo tutto.
Prendendo un lungo, lungo respiro.
“Non preoccuparti. Sto bene,” assicura, sforzandosi di sorridere. Serrando d’istinto le dita sulla maniglia della porta.
“Sicuro?”
Dylan si blocca.
È un assedio di sensazioni, quella macchina – l’ultima volta che si è seduto lì dentro Raven lo stava baciando, il mondo si stava sciogliendo. E nessuno aveva ancora sbattuto in faccia a Jude cambiamenti da dover gestire – Raven non doveva preoccuparsi per lo stato d’animo di ragazzini idioti invece di prendersi cura della sola persona che ne avrebbe diritto. L’unica persona con cui vorrebbe trovarsi in questo momento – sicuramente. Senza il peso di altri problemi addosso.
“Sì, sono sicuro,” risponde allora, imponendosi di sollevare la testa. Guardandolo dritto negli occhi, con fermezza.
“Davvero, Raven, non è successo nulla. Stai tranquillo,” ripete, e sente che se resta dentro quell’auto un solo minuto in più potrebbe scoppiare a piangere. O fare qualcosa di altrettanto stupido.
Si affretta ad aprire la portiera, quindi – scivola fuori.
“Vai piano. Okay?” gli dice dopo, sporgendosi a sorridergli dal finestrino aperto.
Raven ha le sopracciglia appena aggrottate – occhi nerissimi.
Lo sta guardando.
E Dylan si morde l’interno del labbro perché avrebbe voglia di dirgli buonanotte. Dirgli ci vediamo.
Gli direbbe soltanto addio, invece, e ci sono parole che non sanno sciogliersi in voce. Anche se sono tutto quel che è rimasto.
Come il silenzio quando scende la marea.






La sensazione è di respirare il vuoto.
Dentro lo specchio il bagno si immergeva nel buio e l'aria era fredda, increspata appena dalla corrente della finestra aperta – i rumori dell'esterno penetravano ma come attraverso un filtro. Ovattati.
Nell'altra stanza le voci di Raven e Dylan suonavano basse, confuse: impossibile capire cosa stessero dicendo. Jude aveva studiato le pieghe sulla fronte del proprio riflesso, mentre aspettava che il sangue tornasse a scorrere con un ritmo razionale – aveva guardato la confusione dei capelli ed era come vedervi scorrere le mani di Dylan, ancora. Le mani di Raven.
Poi era venuto il rumore della porta d'ingresso, chiusa con un tonfo secco, e lui aveva visto gli occhi del riflesso sgranarsi appena. Il cuore aumentare i battiti, spaventato, e il sollievo sciogliersi sotto la pelle come elettricità condotta dai nervi. Un contrasto che era un brivido, e la percezione netta che nulla di quel che stava accadendo poteva trovare qualche senso. Neanche cercarlo.
Quando era tornato in sala, la lampada spandeva ancora la stessa luce calda e accogliente di cui si era dipinta la serata ed era sembrato quello il particolare più assurdo. Incoerente e crudele, anche, di una crudeltà distaccata. Imparziale.
Jude l'aveva spenta senza rifletterci troppo, accettando con un senso profondo di sconfitta l'avanzare del buio.
Quando gli occhi si erano abituati alla notte quel tanto che bastava per riconoscere i contorni della stanza, aveva attraversato a passi lenti il tappeto su cui quasi aveva ceduto alla tentazione impossibile di star bene ed era andato ad aprire la finestra.
L'odore del fumo impregnava ancora l'aria ed era stata una soddisfazione distratta sentirlo sbiadire istante dopo istante. Gradualmente. Portandosi via anche il ricordo troppo netto delle labbra di Dylan, delle labbra di Raven, e sciogliendo con il freddo ogni residuo di eccitazione.
Dopo, non era rimasto più nulla.
Non le distanze solite da una parete all'altra – non le proporzioni di tutti i giorni, di tutte le notti, degli anni spesi a tappezzare le pareti di volti e sguardi – e neanche la certezza di aver fatto la cosa giusta. O quella sbagliata.
Solo, il senso statico dell'attesa.
E la consapevolezza che dovrebbe esserci confusione, dietro quel momento, ma che anche il caos ha un modo di riempire la vita intollerabile per il vuoto.
Seduto nel centro della poltrona di sempre, con le ginocchia allargate fino a premersi contro i braccioli e la nuca affondata nel cuscino, Jude tiene gli occhi fissi sull'orologio appeso al muro e aspetta.
Pensa a Raven e Dylan chiusi in auto, alle parole che forse stanno scorrendo tra di loro. La tensione residua della sua uscita brusca e lo sconcerto derivante – la preoccupazione, forse. Il senso di colpa e l'irritazione.
Vorrebbe poter scappare al presente innescato per approdare a un futuro già calmo, sereno. Dimenticare prima ancora di doverle vivere le ore che stanno per seguire e chiudere gli occhi per non guardare le foto. Evitare Raven è impossibile quando il suo volto lo fissa da ogni angolo – Jude non si era mai accorto prima di quanto fosse opprimente, la sua presenza. Di quanto fosse costante, continua, preziosa.
Il fatto che non ci sia neanche una foto di Dylan è quasi uno scherzo, da quel punto di vista. Come se la superficie della sua vita non avesse ancora avuto tempo di registrarlo, quando invece il nucleo profondo è già stato sovvertito dalla sua presenza. Dal suo arrivo.
E qualcosa, dentro, ne sta già soffrendo l'addio.
Passandosi le mani sul viso, Jude chiude stretti i pugni – li preme contro gli occhi. Ogni ticchettare dell’orologio è lo scandirsi di un ipnotismo lento e non saprebbe dire cosa stia cercando di raggiungere – se sarà necessaria una meditazione, a qualche punto della serata, o se basterebbe prendere fiato e parlare. Lasciar fluire le parole che stanno incastrate in gola da troppo tempo – dal pomeriggio di quel bacio, forse. O forse ancora da prima.
Forse sono dieci anni che cerca un modo di dar loro voce ed è stato solo sciocco illudersi che qualcosa potesse funzionare – che Raven sapesse rallentare il passo per lasciarsi raggiungere, che si fermasse il tempo sufficiente a mettere a fuoco e scattare. O appena più a lungo.
Per prendere un po’ fiato.
Fuori in strada, il traffico è calmo.
Le auto vanno e vengono sporadicamente – rombi di motori che sfumano lontano e lasciano larghi spazi al silenzio e al buio.
Socchiudendo le ciglia può vedere la luce della luna ritagliare spazi sul pavimento e pensa che in un altro momento forse avrebbe avuto voglia di fotografarli. Adesso, anche guardarli sembra faticoso.
Troppo difficile.
Non ha mai pensato di essere particolarmente sintonizzato sulla realtà delle persone – tende a lavorare con le loro ombre, a leggere quel che sentono e dicono sui volti piuttosto che nella voce. A distinguere la loro essenza dalla forma che assumono nell'aria, dallo spazio che occupano.
Anche per Raven è sempre stato così, in fondo. Il suo corpo è il mezzo di trasmissione essenziale.
Per questo ora lo stupisce avvertirla sulla pelle, la sua presenza, appena oltre i confini della stanza.
Non ha sentito l'auto arrivare – non l'ha sentita fermarsi. Niente chiudersi di portiere o passi sulle scale – neanche il suono del respiro.
Ma può quasi vederlo, il compagno, nascosto dal legno pesante della porta: una mano ferma sulla maniglia, l'altro pugno stretto intorno alle chiavi. La mascella serrata per contenere la tensione e gli occhi chiusi come per concentrarsi.
L'alzarsi e l’abbassarsi del petto, sotto la stoffa della camicia.
Il corpo rigido. Contratto. Vibrante di energia trattenuta a stento.
È un nuovo brivido – sollievo e panico – quando infine lo scattare della serratura annuncia il suo ingresso.
Bagnandosi le labbra, Jude si impone di restare fermo – non voltarsi, non piegarsi in avanti, come se qualunque movimento potesse sbilanciare l'equilibrio troppo precario che ha tenuto in piedi quella serata fino ad adesso.
Ascoltando i suoi passi sul pavimento – tintinnare di metallo contro metallo e tonfo sordo di metallo su legno quando posa le chiavi sul tavolo – cerca di immaginare la sua espressione. Di capire se stia aspettando una sua mossa, o se sia solo una battaglia interna ciò che non gli ha ancora permesso di dire una parola.
Quando il silenzio si protrae, però, e il compagno resta immobile accanto al tavolo, non gli resta altra scelta che dare inizio lui alla conversazione.
"L'hai riportato a casa?" domanda sentendo la gola secca, come fossero giorni che non parla.
"Cosa volevi che facessi?" è la risposta, brusca. "Dylan ha già abbastanza casini, di questi tempi. Non è il caso di aggiungergli crisi di nervi gratuite."
L'accusa vibra, nella sua voce, ed è impossibile fraintenderla – Jude pensa che forse dovrebbe risentirsi per l'ostilità evidente ma quando prende fiato sono sempre solo panico e sollievo a invadere i polmoni. Tendere i nervi e rilassarli.
Perché la ricorda fin troppo bene l'espressione di Dylan quando l'ha spinto indietro – il viso arrossato e le labbra umide e il nero lucido delle pupille dilatate. Eccitazione che aveva lasciato il posto a confusione e poi paura, quando lui si era tirato in piedi in tutta fretta.
Probabilmente è segno di quanto sia astratto dal momento presente, il fatto che non riesca neanche a sentirsi in colpa. Non davvero.
Gettando indietro la testa, lascia andare un sospiro.
Si preme le dita sulle tempie, cercando di riprendere il controllo.
"Sta bene?" chiede, intanto, mentre sul pavimento i passi di Raven ricominciano a segnare un ritmo, lento, e il suo corpo si fa più vicino. "Gli hai detto che non era per lui?"
"Gli ho detto che non era colpa sua. E che non avevo idea di che cazzo ti fosse preso."
Jude annuisce, senza guardarlo, e torna a spostare le mani in modo che i palmi sfreghino gli occhi.
Adesso che il momento è arrivato tutte le parole accumulate negli ultimi giorni – le spiegazioni, e le giustificazioni, e le richieste d'aiuto – sembrano evaporare nella tensione di quel silenzio.
Raven è una presenza immobile a qualche metro di distanza – lo stesso grumo di energia contratta – e lui si sente addosso la sua disapprovazione come fosse un peso impossibile da sostenere. Sente i suoi occhi e vede la linea tesa delle labbra – l'espressione impassibile di quando vuole controllare la rabbia – e cerca un modo per iniziare.
Spiegare.
Si trova a lasciar andare una risata tremante, invece. A lasciar cadere le mani sui braccioli, mormorando impotente: "Non lo so neanche io."
"Cazzo."
In un attimo Raven ha abbandonato la sua immobilità impassibile per coprire la distanza che ancora li separava e sedersi sull'orlo del divano – la schiena piegata in avanti, i gomiti premuti sulle ginocchia. Lo sguardo fisso nel suo, dal basso – un misto di preoccupazione e insofferenza. Frustrazione.
"Non puoi uscirtene con una stronzata del genere, Jude. Non adesso. Non dopo che…" Scuote la testa, incredulo. "Sei scappato. Ci hai piantati in asso senza una ragione, senza che fosse successo niente, e…"
"Avevo paura," lo interrompe lui. "Avrei dovuto realizzarlo subito, ma non ci ho pensato, e quando mi sono accorto era troppo tardi per tirarmi indietro con calma. Elegantemente."
"Elegantemente? Che cazzo c'entra l'eleganza, Jude? E che cazzo significa 'avevo paura'? Avevi diciott'anni, quando hai smesso di poter usare quella scusa!"
"Non è una scusa."
Distogliendo lo sguardo, Jude si alza in piedi.
Non è mai stato facile parlare a Raven di certe cose – le parole si ingarbugliano ed è come cercare di spiegare il vento: non puoi dire che a volte anche solo camminare al suo fianco dà lo stesso effetto che correre e che è imbarazzante voltarsi a guardarlo per scoprire il suo fiato solo un po’ accelerato. Studiare l'espressione viva del suo sguardo – il percorso di una goccia di sudore dalla tempia al collo – e sapere che è soltanto entusiasmo quel che lo muove, quando dietro ai tuoi gesti c'è stanchezza. Bisogno di mantenere il passo e nient'altro.
A diciassette anni ci provava, a farglielo capire. Ma ogni sua preoccupazione si confondeva con altro e Raven si limitava a stringergli le spalle per rassicurarlo - lasciarlo indietro, per andare a trascinare via qualche altro amico.
Quando Jude ha finalmente smesso di aspettare soltanto il suo ritorno per decidersi a seguirlo, invece – imitarlo – non credeva comunque che sarebbe riuscito nell'intento. E quando c'è riuscito, poi, il resto l'ha scordato.
Sono stati necessari dieci anni e Dylan, per ridargli quella sensazione scomoda di star correndo fuori tempo.
"Ascolta," dice, aggirando nervosamente la poltrona. "Non… Voglio dire, cosa pensavi che potesse succedere, stasera? Sesso, tutti e tre insieme? E poi domattina cosa, colazione?"
"Non sarebbe la prima volta." Infastidito, Raven socchiude gli occhi. "Cristo, Jude, ma che hai? Proprio tu hai problemi con questo, ora?"
"Non è la stessa cosa," ribatte lui, esasperato. "Non abbiamo mai fatto niente del genere. Mai. Dylan è… Ne sei già mezzo innamorato, Raven. E lui lo è di te."
"E di te," viene la precisazione. "E tu di lui. E davvero non riesco a vedere il problema, in tutto questo."
"Il problema è che nella realtà queste cose non funzionano. Non durano. Non… Faremmo solo casino, e Dylan ha già una vita abbastanza incasinata di suo, e tu sei già più che sufficiente a complicare l'esistenza di chiunque entri nella tua orbita senza aggiungerci anche…"
"E quindi cosa, hai deciso che complicare tutto prima ancora di iniziare fosse il modo migliore di semplificarlo?" lo interrompe Raven, allargando le braccia – ma lui lo conosce troppo bene per non distinguere un cambio di tono, nella sua voce.
All'inizio c'era irritazione, e preoccupazione confusa verso qualcosa di poco comprensibile.
Ora l'irritazione sta trasformandosi in fastidio – il fastidio che Raven ostenta sempre nei confronti di ogni sua minima debolezza – e la preoccupazione sta seguendo l'evoluzione solita in rabbia.
Sarebbe quasi divertente, riconoscere nei propri nervi una reazione speculare – perché è da quando si conoscono, lui e Raven, che tutti i litigi nascono dal niente e si alimentano delle loro stesse frecciate. Sarebbe divertente non fosse così chiara la dimensione troppo reale di quella discussione. La sensazione che, lasciato a se stesso, quell'incendio potrebbe estendersi a tutto. Divorare anche loro.
Prendendo un respiro profondo, Jude cerca in se stesso un angolo di calma dove rifugiarsi per riprendere il controllo. Lascia andare l'aria, mormorando: "Raven…"
L'altro è già scattato in piedi, però, e sta già avanzando verso di lui.
"Poi che cazzo vorrebbe dire che io sono già più che abbastanza bravo a complicare le cose di mio, eh? Dylan andrebbe protetto?" chiede, irritato, e lui si ritrova a guardarlo con sfida, ogni buon proposito già archiviato.
"Perché, credi che sia una passeggiata stare con te? Starci proprio, voglio dire, non solo finire nel tuo letto ogni tanto."
Raven non risponde, limitandosi a sostenere il suo sguardo – ed è ciò che Jude ha sempre odiato di più, questa sua capacità di portare avanti una discussione mantenendosi impassibile. Sono gli unici momenti in cui resta immobile davvero – occhi lucidi, di pietra nera, e volto affilato nella roccia – fino a darti l'impressione di poter resistere a tutto. Di non sentire niente.
La tentazione ogni volta è di riuscire a sgretolarlo. Battere sulla superficie fino a trasformarlo in terremoto.
"Credi che sia semplice, seguirti?" continua, muovendo un passo avanti. "Che sia stato semplice, in questi anni? Ti sembra che la nostra storia sia minimamente stabile? Voglio dire, è una vita che portiamo avanti questo tira e molla e ancora non ci siamo decisi a prendere un impegno!"
Di fronte a lui, Raven solleva appena il mento e soffia fuori l'aria in uno sbuffo sarcastico.
"È un plurale di cortesia, quello? Perché non dici chiaramente che sono stato io a non prendermelo, l'impegno, visto che è evidentemente lì che vuoi arrivare?"
"Perché non è solo colpa tua," ammette Jude, distogliendo lo sguardo. "Io non ti ho mai chiesto di farlo, del resto. O avremmo avuto questa discussione molto tempo fa."
E per un attimo si prende il tempo di immaginarlo, come sarebbero potute andare le cose se avesse affrontato la questione quando per la prima volta ne ha sentito l'esigenza. Quando tutto era ancora confuso, ogni legge da scrivere e testare, o subito dopo, quando già avevano cominciato a stilarne alcune. Quando quelle poche che c'erano venivano infrante e ricostruite – dopo la morte di Mark, nei lunghi mesi trascorsi senza che Raven si degnasse neanche di chiamare. O al suo ritorno, quando lui aveva troppo bisogno di sentirlo vicino per tirare in ballo questioni passate – per chiedergli qualche spiegazione.
Non sarebbero qui adesso, questo è sicuro. Non ci sarebbe Dylan – né in una forma né in un'altra – e probabilmente non ci sarebbero neanche più loro. È quasi una certezza.
Ma non ha ancora finito di metabolizzare quel pensiero che le mani di Raven premono sulle sue spalle, spingendolo indietro fino a fargli urtare il divano con la schiena.
Non è un gesto violento – non si tratta di un attacco – e probabilmente se Jude fosse stato concentrato su quel che il compagno stava facendo avrebbe saputo evitarlo, ma per un attimo la sorpresa è tanto forte che quasi non riesce a leggere l'espressione sul suo volto.
"Sai qual è la cosa che mi fa più incazzare di tutto questo discorso, Jude?" lo sente mormorare, troppo vicino. "Non tanto il fatto che stai tirando fuori certe stronzate perché come al solito te la fai sotto all'idea di poter uscire di qualche passo dal tuo tracciato. Non è neanche il fatto che hai deciso di tuo che non potrà funzionare o che stai trattando la cosa come se il problema fossero le mie scopate invece che questo. No." Scuotendo la testa, aumenta la pressione sulle sue spalle – lo guarda, incredulo. "Quello che davvero mi sembra delirante è che siamo qui. Adesso. A fare gli Albert e Mike della situazione, quando pensavo che quella fosse l'unica cosa in assoluto che entrambi eravamo del tutto intenzionati a evitare."
Gli occhi fissi nei suoi, Jude deglutisce.
"Al e Mike non c'entrano niente in tutto questo, Raven."
"Non c'entrano?" L'altro ride, lasciandolo andare. "Jude, hanno passato dieci anni a raccontarsi balle per aggrapparsi a qualcosa che stava in piedi solo per le ragioni sbagliate! E tu mi vieni a dire adesso che io non mi sono mai preso nessun impegno ma la colpa è tua perché non mi hai mai chiesto di farlo? Che cazzo è successo alla politica del 'tirare fuori i problemi prima che diventino troppo grossi'? Quand'è che abbiamo cominciato a raccontarci stronzate anche noi? Far finta di niente? Mentirci?"
E lui pensa che potrebbe indicare mille piccole occasioni in cui certe differenze sembravano troppo stupide per farne un caso nazionale - che potrebbe parlare di Keith, per esempio, o di tutte le persone che sono entrate e uscite delle loro vite lasciandosi dietro solo una fotografia incorniciata. Potrebbe dire di Mark. Dell'assoluta impotenza e del vuoto.
Dice solo: "Non ti ho mai mentito", invece. E non lo stupisce davvero quando l'altro, sempre ridendo, si allontana di un passo esclamando: "Jude. Era solo l'altra notte che ti chiedevo se c'era qualche problema e tu dicevi che no, andava tutto benissimo."
Perché ha ragione, quanto a questo, e Jude lo sapeva anche allora, mentre scuoteva la testa premendo la guancia nel cuscino. Così come sapeva che se Raven avesse potuto leggergli dentro sarebbe stato quello, il particolare che l'avrebbe ferito – non il bacio scambiato con Dylan né la voglia di toccarlo. Neanche la confusione di sentimenti che gli dava vederlo insieme a Raven o immaginare che la loro storia finisse per inglobarlo – neanche la paura di tentare. Il terrore che possa funzionare, o che possa fallire.
Ma quello.
Inghiottire le parole come se la fiducia non bastasse ad assicurare una soluzione. Approfittare della discrezione solita – dell'enfasi con cui Raven da sempre sostiene la libertà di scelta – per nascondergli qualcosa che sarebbe stato suo diritto conoscere fin dall'inizio.
Non può neanche usare la propria confusione come alibi, perché questo è l'altro problema essenziale: che in qualche punto del loro percorso, a qualche curva che lui non ha notato, Raven ha smesso di essere un appoggio per farsi complicazione. Ha smesso di essere qualcuno capace di aiutarlo a sbrogliare i fili per trasformarsi in colui che i fili intreccia. E li confonde. E li strappa, senza avvertire.
È un tradimento più profondo di una semplice avventura, questo, ed è difficile anche capire chi dei due sia stato, a disertare per primo. Perché Raven l'ha lasciato solo, forse, tirando dritto per la sua strada senza voltarsi indietro, ma lui non ha mai urlato per fargli sapere che non lo stava seguendo. La colpa è di entrambi, in fondo, ed è una conclusione quasi armonica tenendo conto del fatto che fin da quando si conoscono è insieme che agiscono. Ma non rende meno duro il colpo.
La consapevolezza che il danno è stato fatto.
"Raven…" inizia Jude, incerto, ma l'altro lo interrompe con un gesto nervoso.
"La cosa più buffa è che tu parli come se di tuo fossi il manifesto della relazione esclusiva, quando poi basta che qualcuno ti guardi negli occhi per farti dimenticare tutti i buoni propositi. Voglio dire, io almeno se penso non sia il caso di fare qualcosa con qualcuno riesco a non farla."
Lo sguardo che gli lancia, a quel punto, ha la sfumatura di divertimento amaro che Jude ricorda dai loro giorni adolescenti, quando sembrava che per l'amico anche stare male fosse un'esperienza tutta da sperimentare.
"Davvero, sei esattamente come Albert che ha costretto Mike a diventare adultero perché era convinto fosse la maniera più salutare di vivere una relazione, quando è a lui per primo che fa fatica il sesso."
E non c'è da concentrarsi molto, per capire perché continui a battere su quel tasto: Albert e Mike sono sempre stati un modello, per loro, il paradigma di qualcosa da evitare. Hanno misurato la forza del loro legame sulle griglie create da quella relazione fin da subito, ed è stato navigando quegli equilibri che hanno imparato a stare a galla. A parlarsi.
Jude ricorda fin troppo bene la frustrazione di Mike, in quei giorni: anche la forza con cui le sue mani lo toccavano sembrava rispondere a quei meccanismi - farsi espressione di un disagio diverso, possibilità di sfogo. Era strano.
E Raven li guardava con gli occhi increduli di chi non riesce a capire come certe storie possano incagliarsi in simili fraintendimenti – è un fermo immagine fisso nella memoria quello delle sue spalle premute contro il muro, mentre in casa Mike urlava per qualcosa che non rappresentava il vero problema e Albert fingeva di ascoltarlo mentre in realtà non capiva. C'era la luce che cadeva dall'alto, filtrando tra le nuvole quasi fosse un miracolo, e lui fumava con boccate brevi – sigaretta consumata in fretta, tra dita nervose.
In certe circostanze Jude non sapeva mai se fosse più forte la preoccupazione o il desiderio, mentre misurava la distanza tra i loro corpi e i minuti che mancavano prima che Mike si precipitasse fuori. Ma quando Raven aveva rovesciato la testa contro il muro, gemendo "Impareranno mai a parlarsi?" non aveva saputo trattenersi e si era sporto a baciargli la bocca, ridendo, le dita chiuse intorno al suo polso per intercettare la sigaretta.
"Non è così facile", aveva mormorato, prendendo lui la boccata. Raven aveva annuito, svogliato.
E da quel giorno avevano iniziato ad affrontare le cose di petto, tra loro.
"Albert ha messo in testa a Mike un sacco di stronzate," si trova a dire adesso, con lentezza, pur sapendo perfettamente che non è quella la questione. "Io non ti ho mai costretto a fare un cazzo, invece."
Sul volto di Raven, il sorriso è affilato e provocante.
"No, certo. Sono io quello che dà gli ordini, del resto."
"Dio, Raven!" protesta lui, esasperato. "Non mettermi in bocca parole che non ho detto."
"Dimmi una cosa: se nessuno dei due ha mai preso nessun impegno, cosa ci avrebbe tenuto insieme tutto questo tempo, secondo te?" ribatte l'altro. "Non è questione di comodità perché l'hai detto tu stesso: portare avanti questa storia è una fatica. Cos'è, quindi? Qualche contratto che mi era sfuggito? Dobbiamo fare insieme tot fotografie e poi ognuno per la sua strada, tanto le responsabilità ci sono estranee? O è solo il sesso che funziona particolarmente bene? Un insieme delle due cose, forse?"
"Non ci provare, a scaricare la colpa solo su di me!" sbotta Jude, avanzando di un passo.
Una volta sembrava divertente che anche durante le peggiori litigate lui e Raven non riuscissero a stare lontani l'uno dall'altro. A diciott'anni ci rifletteva spesso, dopo ogni litigio concluso a letto: premeva la guancia sulla spalla di Raven e chiudeva gli occhi sotto le sue carezze languide, pensando che doveva essere un segno anche quello. Come una legge fisica che regolava l'attrazione.
Adesso l'eccitazione dello scontro è stemperata appena dalla percezione della bellezza dell'altro: impossibile fermarsi a contemplarlo quando stai correndo al suo fianco, più veloce di quanto ti concederebbe il respiro.
"Non ho mai detto che la nostra storia non abbia senso, ma tu non hai neanche mai detto il contrario," continua, guardandolo negli occhi.
L'altro sbuffa, incredulo.
"Pensavo che certe cose contassero più delle solite promesse."
"Certe cose, cosa? Tipo le azioni, i fatti?" Lui solleva la testa, convinto. "Perché parlando di fatti, ricordo di essermi sentito decisamente onorato quando invece di venire a chiedermi una mano sei sparito dalla faccia della terra senza neanche un saluto."
E forse se Raven fosse un po’ meno vicino – se l'aria fosse un po’ meno tesa, la luce un po’ più calda – Jude noterebbe subito lo sgranarsi dei suoi occhi.
Percepirebbe il gelo, e prenderebbe respiro, e si renderebbe subito conto di quale sia il terreno che sta profanando. Ma il sangue batte nelle tempie più veloce del solito, più che durante l'amore, e gli sguardi sono troppo accesi. Le prospettive falsate.
"Hai lasciato passare sei mesi senza neanche degnarti di farmi sapere che eri vivo!" continua, a voce ancora più alta. "Sei mesi, Raven… E poi parliamo di fiducia?"
Il silenzio, a quel punto, si piega intorno alle parole come una garza poggiata su di un graffio.
Di fronte a lui, Raven è immobile, ma anche la fissità del volto è diversa da quella con cui accoglie di solito le sue sfide.
Più morbida, forse. O forse solo più stanca.
Una maschera indossata perché qualunque altra cosa costa troppa fatica.
"Scusa," mormora Jude. E l'altro distoglie lo sguardo.
Muove un passo indietro.
Per un attimo, l'alternarsi di smarrimento e complicità che ha costituito la trama di quella serata sembra stabilizzarsi in un senso di comunanza acuta: Jude guarda il compagno muoversi – gesti meccanici – e sa prima ancora che si avvicini alla porta che sta per andarsene.
Sottrarsi a quel momento come se fuggire potesse servire.
Quel che lo paralizza, però, è la consapevolezza del tutto nuova della propria impotenza: da quando si conoscono, Jude non ha mai avuto alcun dubbio che Raven, anche nei momenti peggiori, sarebbe comunque rimasto ad ascoltarlo. Potevano urlarsi addosso ma se uno dei due cambiava il tono di voce l'altro si orientava di conseguenza, spontaneamente.
Ora non è sicuro di come Raven reagirebbe, se lui allungasse il braccio per fermare la sua uscita – non è sicuro che basterebbe parlare. Chiedergli di fermarsi un attimo. Non andare.
Non è sicuro neanche che fermarlo sarebbe la cosa migliore.
"Raven…" mormora, muovendo un passo avanti d'istinto, ma l'altro neanche si volta mentre abbozza un gesto perentorio.
"Lascia perdere, meglio che chiudiamo il discorso," dice.
"Non volevo tirare fuori quella storia."
"Dormiamoci sopra, ti va?" continua Raven, senza ascoltarlo.
Ha già aperto la porta, mosso un passo oltre la soglia. E anche se la voce è quella di sempre – appena più aspra, forse, meno calda – non ha ancora smesso di dargli le spalle. Tiene la schiena dritta – troppo tesa – e ha gesti diversi dal solito.
Tutta la distanza possibile racchiusa in quel suo fuggire gli sguardi.
"Va bene," risponde comunque Jude, perché non c'è altro da dire.
Solo spingere le mani verso il fondo delle tasche, mentre la porta si chiude su un'uscita che sembra troppo definitiva per mettere a tacere ogni preoccupazione. Solo prendere fiato e chiudere gli occhi per non vedere le fotografie che lo osservano dalle pareti.
E poi dare le spalle alla porta, a sua volta – dare le spalle alle chiavi che Raven ha lasciato sul tavolo, al posacenere che Dylan aveva poggiato sul divano. Tornare all'altro lato della sala, dove la luce della luna ha ormai quasi raggiunto la poltrona. E lasciarsi andare sui cuscini, come ogni altra sera.
Accendersi una sigaretta.
E consumare la notte, piano. Boccata dopo boccata.



























































































































































































































































































































Creative Commons License
ROSA DEI VENTI is licensed under a CCA NC-ND 2.5 Italia License.
Permissions beyond the scope of this license may be available at: http://rosaventi.altervista.org/copyrigth.html.

 

Date: 2010-09-25 06:09 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
1 Ero sicura che sarebbe finita così, l'unica cosa che non mi aspettavo era che si *unissero* la quasimancata3some e la litigata che doveva esserci per forza;
2 Il fatto che Raven parli di Albert e Mike un esatto secondo dopo che io avevo pensato a loro mi inquieta;
3 Sono troppo emotivamente toccata per dire altro, ecco. Quindi seguirà commento più lungo. Ma tranquille, per quel che mi riguarda (e per quanto può essere importante) è stato uno dei capitoli più vissuti (probabilmente perché aspettavo questa svolta da un anno ovvero da quando ho iniziato a leggere).
Baci e complimenti ^^
Aika

Date: 2010-09-25 06:45 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
1. Dylan invece non se l'aspettava per niente. A dire il vero sono passati giorni, ormai, e ancora non ha capito un tubo di quel che è successo. Sa solo che è colpa sua, ecco... *rolls*
2. Mike avrebbe da dire che tutta sta gente si facesse un pò i cazzi propri - ma gli ho appena dato un hamburger quindi per un pò dovrebbe tacere. *rolls*
3. Meno male. *rollsdinuovo*
Baci a te^^
Fata

(no subject)

From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com - Date: 2010-09-25 06:53 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-25 08:46 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 07:28 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Aika, tu non hai idea di cosa abbia significato il tuo commento, invece. Giuro che quando ho visto che qualcuno aveva scritto qualcosa mi è preso male - e leggere che tu eri *sicura* che sarebbe finita così è stato un sollievo indicibile. Perché anche per noi era una strada obbligata, praticamente - Jude aveva sta cosa sullo stomaco da troppo - ma non ero sicura di essere riuscita a farlo emergere in maniera sufficiente. Anche perché in realtà ho capito che le cose stavano così solo di recente, quando ho iniziato a concentrarmi davvero su di loro come coppia a lungo termine, quindi dopo che la possibilità Jude/Theo è sparita.

Il fatto che Raven parli di Albert e Mike un esatto secondo dopo che io avevo pensato a loro mi inquieta
Penso che, checché ne dica Mike^^, sia un parallelismo quasi spontaneo. Anche se non è paragonabile, comunque, il disastro che hanno fatto Mike e Al con la maniera in cui hanno gestito la cosa Jude e Raven. Che sono sicuramente meglio accoppiati, ecco. *rolling-eyes*

Il fatto poi che tu l'abbia *vissuto* è stupendo.
Grazie davvero. Soprattutto per averci detto qualcosa così presto.
Hai salvato la mia serata, credo. *rolling-eyes*

Un bacione!^^

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-25 07:34 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-25 07:48 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-25 08:07 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 07:54 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Quanto ci avete anticipato questo capitolo con quelle avvertenze, mi ero più o meno figurata che potesse essere qualcosa del genere. L'impossibilità per il "trio" di avere un equilibrio autentico, camminando letteralmente sulle spine. Un grande litigio in cui sarebbero venuti a galla i nodi più spessi.
Quello che non mi aspettavo é di vedere, fin da subito, Raven così arrabbiato. Mi ero fatta l'idea che sarebbe stato Jude a "scagliarsi" contro di lui, e che Raven al contrario avrebbe mantenuto anche nel litigio la sua fluidità senza increspature.
Perciò la rabbia di Raven é la cosa che in assoluto mi ha più sorpreso. In un certo senso, avevo l'idea che fosse molto più ignaro dello stato d'animo di Jude; invece Raven doveva aver intuito a pelle l'aria che tirava. Conosceva già le risposte prima di porre le domande. Anche in lui é emerso un risentimento che era difficile sospettare, che aveva molto di sepolto. Per una volta, non é stato indulgente con Jude. Ha voluto sapere, capire a che punto si sono fermati e hanno cominciato a recitare come tutte le altre coppie.
Come Albert e Mike, in particolare, che pare siano diventati il modello di qualunque interazione basata sull'assenza di comunicazione ^^'
E' come se nessuno ne scampasse, nemmeno Raven e Jude. E' come se persino in loro quella che era l'essenza fosse diventata una copertina menzognera. Sono partiti con un rapporto di affinità elettiva ideale, sono andati avanti compiacendosi di questo loro rapporto e degli sbagli che non facevano e sono finiti per continuare a ripetersi che il loro rapporto fosse sano ideale, sotterrando tutti gli scheletri.
Scheletri piccoli, spesso, lo dice anche Jude ad un certo punto. Piccole cose di cui non valeva neanche la pena di stare a discutere.
Ecco, lì si sono fregati. "Non vale la pena stare a discutere", invece che essere sintomo di benessere del loro rapporto, é diventato rimosso. E, senza accorgersene, sono diventati come gli altri (per quanto il loro rapporto sia effettivamente uno dei migliori che abbiamo visto nella Rosa).
Quello che adesso mi ossessiona é pensare che non é facile trovare un punto di incontro sulle loro posizioni. Non lo é stato in passato, viziando il loro rapporto, e non so come potrebbe esserlo in futuro.
Jude in cuor suo ritiene che Raven avrebbe dovuto tirarlo in ballo, quando é scomparso.
Raven non vuole avere nessun approccio razionale, su quell'argomento.
Tutte e due le posizioni hanno senso, ma sono inconciliabili. Per essere davvero i Raven&Jude diventati proverbiali per il loro rapporto, avrebbero bisogno di incastrarsi anche in quello. Di far scivolare l'esigenza dell'uno in quella dell'altro, e amalgamarle.
Ma non é possibile. Almeno, io non vedo nessun incontro in queste due esigenze se non tacerne, ovvero quello che ha fatto Jude finora per adeguarsi. Quello che li ha resi simili ad Albert e Mike.
Che il rapporto tra Raven e Jude funzioni finché vigono le regole silenziosamente stabilite dal primo, secondo me é vero. Raven sa cosa vuole e lo dice. Ma non penso che la situazione possa ribaltarsi, che Raven possa adeguarsi a Jude, specularmente. Non so se Raven smusserà gli angoli scolpiti dal tempo. Persino in questa lite, Jude e Raven sono stati un mare che si infrange contro gli scogli, e si ritira. Senza nemmeno riuscire a plasmare la roccia.
O forse sì.
Ci sarebbero mille riflessioni da fare, e mi sono concentrata solo su di loro... Inevitabile, visto il punto nodale a cui é arrivata la loro parabola finora così lineare.
Ci sono stati tanti passi che avete scritto che mi hanno colpito, e li citerei se non fossi così di fretta ^^'
In ogni caso tutta la mia solidarietà a Roh, che ha dovuto scrivere questa scena di lite tra Raven e Jude... Io credo che ci abbia lasciato chiazze del proprio sangue, sopra...

Date: 2010-09-25 08:14 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Ma non é possibile. Almeno, io non vedo nessun incontro in queste due esigenze se non tacerne, ovvero quello che ha fatto Jude finora per adeguarsi. Quello che li ha resi simili ad Albert e Mike.
Che il rapporto tra Raven e Jude funzioni finché vigono le regole silenziosamente stabilite dal primo, secondo me é vero. Raven sa cosa vuole e lo dice. Ma non penso che la situazione possa ribaltarsi, che Raven possa adeguarsi a Jude, specularmente. Non so se Raven smusserà gli angoli scolpiti dal tempo. Persino in questa lite, Jude e Raven sono stati un mare che si infrange contro gli scogli, e si ritira. Senza nemmeno riuscire a plasmare la roccia.


Comprendo il tuo ragionamento, ma sono totalmente in disaccordo. rolls
Scusa, dovevo dirlo. Se avessi il tempo lo motiverei anche.
Magari un altro giorno. ^^

(no subject)

From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com - Date: 2010-09-26 01:21 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-10-02 09:28 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com - Date: 2010-10-02 12:23 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 08:23 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Eh.
Diciamo che è praticamente diventata anemica, dopo sta cosa... *rolls*
Comunque, al solito sei riuscita a centrare la questione del giorno in maniera impeccabile - il vero problema fra J e R nasce da molto lontano, e la fuga dopo la morte di Mark ne è il nodo principale.
Perchè se da un lato Jude non ha mai digerito del tutto il fatto che l'altro sia sparito senza neanche avvertirlo e senza farsi vivo per mesi, dall'altro quell'argomento è completamente tabù per quanto riguarda Raven.
E sì, la sindrome Al-Mike ha colpito anche loro (sembra una sorta di morbo terribile, detta così, ma tant'è!^^): ci sono cose non dette, fatiche non confessate, paure.
Dylan ci si è un pò trovato in mezzo, come dice Aika. Eppure in un certo senso non poteva che esser lui, la bomba che avrebbe fatto esplodere questo equilibrio - Dee è una variabile che tocca troppo entrambi.
E poi vabbè: è uno dei gemelli. Se non combina casini OVUNQUE va, non sarebbe un Rosemberg... *rolls*
Riguardo alla reazione di Raven ti spiegherà meglio Roh, ma in effetti hai ragione quando dici che forse è la cosa più inaspettata: perchè insomma, lo abbiamo sempre visto così *mistico* (per dirla in maniera dylaniana^^), che un pò fa effetto.
Eppure non poteva esser che così: il punto debole di Raven sono le sue certezze. Se mini quelle, mini il suo equilibrio.
E nulla. Grazie.^^
Come al solito i tuoi commenti sono stupendi - un regalo grande.
Bacio^^


Date: 2010-09-25 09:03 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Prima di tutto, devo ringraziare anche te per la velocità con cui hai commentato.
Di solito non ci pesa aspettare, ma con questo capitolo è stato davvero un sollievo vedere subito le vostre reazioni e leggere che non è stata davvero una sorpresa. Quindi, seriamente: grazie mille.^^
Ero un po’ in ansia. *rolling-eyes*

Quello che non mi aspettavo é di vedere, fin da subito, Raven così arrabbiato. Mi ero fatta l'idea che sarebbe stato Jude a "scagliarsi" contro di lui, e che Raven al contrario avrebbe mantenuto anche nel litigio la sua fluidità senza increspature.
In realtà, Raven e Jude hanno sempre litigato molto. Credo dipenda dal fatto che Raven tende ad avere 'standard' molto diversi per il mondo e per le persone a cui tiene: da Jude in particolare si aspetta sempre il massimo. Se Jude non dà il massimo, si incazza, perché
*sa* che potrebbe fare di più. *rolling-eyes*
Qui in particolare credo gli abbia dato molto fastidio il fatto che ha avuto una reazione del genere di fronte a Dylan. Penso che l'incazzatura iniziale fosse dovuta soprattutto al fatto che si sentiva protettivo di Dee e che non capiva cosa fosse saltato in testa a Jude di fare quella scenata davanti a lui, in uno dei pochi momenti in cui sembrava davvero tranquillo. *rolling-eyes*
Poi, è arrivato da Jude e Jude ha tirato fuori la spiegazione più idiota che Raven possa concepire, per il suo rifiuto: aveva paura che fosse troppo bello per essere vero. *rolling-eyes* Credo che se si fosse limitato a dire questo, Raven si sarebbe limitato a ripetergli per più o meno un'ora quanto era idiota, ma il problema di Jude in realtà, come hai detto anche tu, andava molto più in profondo e riguardava il suo rapporto stesso con Raven. E penso che a questo punto la cosa sia cambiata, perché Raven non era più solo arrabbiato, ma proprio *ferito*.
Penso che sia questo il segno più evidente che Jude è la sua più grossa debolezza: chiunque si sarebbe messo a ridere di fronte all'idea che Jude potesse non amare Raven davvero, non sentire la loro storia come un *impegno*, perché insomma, è evidente che non è così. Raven invece l'ha presa sul serio. Se non ci ha proprio creduto, ha comunque lasciato che la cosa lo toccasse. Che lo ferisse. E tutto il resto è venuto un po’ di conseguenza. *rolling-eyes*
Poi sì, credo che Raven fosse abbastanza cosciente dello stato d'animo di Jude. Credo però che come diceva a Dee avesse frainteso il tutto con nervosismo – e credo che questa sia l'altra cosa che l'ha ferito. Rendersi conto di non essere riuscito a leggerlo. Penso che l'abbia destabilizzato parecchio, perché lui si illudeva che tra lui e Jude ci fosse davvero trasparenza nella maggior parte delle cose.
Ed ecco. Io non credo che Jude sia realista, quando descrive la loro storia in questo capitolo – nel senso, penso che stia facendo di un problema limitato la regola. In realtà lui e Raven si intendono davvero benissimo, sulla maggior parte delle cose, e anche quel che ora sembra essere così importante – tipo, il sesso e le relazioni al di fuori della loro storia – di solito non gli pesa così tanto. Non è stata una cosa alla Albert e Mike, che in dieci anni i problemi hanno macerato, rimanendo sempre persistenti: penso che fossero solo un'ombra ogni tanto. Decisamente superabile.
E anche il fatto che Raven sia sparito dopo la morte di Mark… Io credo che Jude razionalmente *sappia* che non poteva fare altrimenti. È chiaro che a livello emotivo la ferita c'è stata – penso che siano stati i sei mesi più lunghi della sua vita – e sicuramente non glil'ha del tutto perdonata. Ma appunto, è una cosa molto inconscia. E irrazionale. E lo sa lui per primo.
(Il problema, piuttosto, è che appunto non ne abbiano mai parlato. Ma penso che anche lì, non fosse tanto questione di non voler affrontare i problemi, quanto… Raven sta malissimo ogni volta che si parla di Mark. Jude *odia* vederlo star male. Penso che sarebbe stato strano parlarne, in quella situazione. Pur essendo indubbio che parlarne sarebbe stato l'unico modo di evitare che diventasse una questione così grossa.)

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-25 09:03 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-25 09:04 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] bufr.livejournal.com - Date: 2010-09-30 12:59 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-10-02 09:37 am (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 07:57 pm (UTC)
From: [identity profile] kusobaba.livejournal.com
Per quel conta il mio parere, anch'io mi aspettavo una svolta simile da un sacco di tempo... per cui ecco, da questo punto di vista niente trauma. ^^

Date: 2010-09-25 08:28 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Oh. Sollievo. *rolls*
Posso baciarti, vero?
O baciare Marcos? ^__^

(no subject)

From: [identity profile] kusobaba.livejournal.com - Date: 2010-09-25 08:35 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 09:05 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Grazie davvero, Kuso.
Sapere che vi aspettavate questo sviluppo è un sollievo *enorme*.
Ero davvero un po' preoccupata che potessimo sembrare impazzite... *rolling-eyes*

Bacio!^^

(no subject)

From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com - Date: 2010-09-25 09:53 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-25 10:00 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com - Date: 2010-09-25 10:31 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 08:03 pm (UTC)
From: [identity profile] ladidely.livejournal.com
ipnotico, forte, secondo me anche decisivo.
è un capitolo bellissimo, ed anche se temevo tanto questa crisi (perchè Jude&Raven sono Jude&Raven <3 ) aspettavo il momento in cui tutto sarebbe "esploso".
vorrei dire di più ma riesco a connettermi per miracolo e il pc fa i capricci, commento prima che si spenga, almeno per dirvi che non sono morta e che vi seguo ancora, anche se sono rimasta un po' indietro con le altre storie, ma con un po' di collaborazione del pc e di internet spero di recuperare presto.
Baci ad entrambe.

Date: 2010-09-25 08:42 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Oh, mi dispiace.
I PC moribondi sono IL MALE!!! -_______-
Solidarietà infinita...

E grazie per aver rubato tempo all'agonia del robo per rassicurarci che non ci odi. *rolls*
Eravamo davvero preoccupate, ecco... *rolls*

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-25 09:20 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-09-25 08:09 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Il capito è venuto davvero benissimo.
A prescindere da quello che sapevo, è segnato come un percorso in discesa. Uno scivolare inevitabile. Si sente, che doveva succedere e che è così che si doveva concludere. Credo che sia anche abbastanza in linea con il pov di Jude dell'altro capitolo.
Un'evoluzione naturale.

Mi tortura fisso il pensiero che, se fossi Dee... mi sentirei malissimo e in colpa anche se non dovrei. rolls
Tanta solidarietà.

Comunque, tra i tre il mio punto di vista è decisamente Raven.
Mi è capitata una discussione del genere e avrei ucciso l'interlocutore. Ma il mio zen è pari o superiore a quello di Raven. La mia voglia di discutere di cose del genere, zero.
Quindi anche la reazione è simile. Posso solo immaginarli, gli altri passaggi.
Però lo trovo davvero un percorso necessario.
E il simil-paragone con Mike e Albert, abbastanza automatico.

P.S.
All'inizio, ero davvero convinta che nulla avrebbe reso il capitolo quanto il pov di Raven, mi ricredo totalmente.
Forse non avrei neanche finito di leggerlo, in suo pov.
Il pudore che c'è solo nell'*immaginare* i pensieri che si sono raggrumati dietro i suoi occhi scuri, quando è stato nominato Mark, sarebbe stato troppo forte.
Ora capisco anche il blocco nello scriverlo e quanto sarebbe stato terribile vederlo perdere l'equilibrio dall'interno.
Meglio che non ci penso.
Complimenti ragazze. ^^ Perché lo so che è stato davvero difficile per entrambe, ma che serviva. Non poteva esser fatto meglio, non credo che qualcuno possa risentirsene. ^^

Kiss

Date: 2010-09-25 09:34 pm (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Prima di tutto, Ste, devo ringraziarti. E non per il commento, o per avermi rassicurata subito.^^ Ma perché in realtà non so se senza di te – senza la tua opinione – avrei rinunciato così facilmente al pov di Raven per ritentare quello di Jude. Fata mi aveva detto che non le quadrava la seconda parte, solo, quindi penso che avrei cercato di sistemare quella. E sarebbe venuto tutto molto diverso. Se fossi arrivata alla fine, è sottinteso.
Il che è dubbio. *rolling-eyes*
Quindi, ecco. Il tuo contributo ha salvato il capitolo, o quantomeno ha salvato me dal tentare di scriverlo in pov di Raven. E sono felice che tu abbia capito perché non mi riusciva di farlo – il perché di quel blocco. Ma a quello torno dopo.^^
Ora andiamo con ordine.^^

Il capito è venuto davvero benissimo.
A prescindere da quello che sapevo, è segnato come un percorso in discesa. Uno scivolare inevitabile. Si sente, che doveva succedere e che è così che si doveva concludere.

Una delle nostre preoccupazioni più grosse era proprio che il cambiamento fosse troppo netto – che fosse più un colpo di scena inspiegabile, invece che qualcosa di logico. Sapere che secondo te si sentiva che doveva concludersi così è importante. È quello che speravamo, ecco.
E anche a me sembrava che fosse in linea con l'ultimo pov di Jude, ma… È passato parecchio. Sia in termini di tempo nostro che di capitoli. Non ero sicura che si percepisse la continuità.
Non aiutava il fatto che Dee dovesse essere del tutto ignaro, e non potesse notare nulla. *rolling-eyes*
È stato un po’ un azzardo, forse, da quel punto di vista.

Mi tortura fisso il pensiero che, se fossi Dee... mi sentirei malissimo e in colpa anche se non dovrei. rolls
Tanta solidarietà.

Io sono in una posizione scomoda perché vivendo già la cosa in pov di Jude e di Raven faccio fatica a immedesimarmi anche in Dee – proprio, fisicamente. Io. Ma capisco cosa intendi. Penso che lui in un certo senso abbia davvero avuto il ruolo peggiore, perché ci è andato di mezzo senza aver colpe eppure non può non sentirsi responsabile. E piccolo. Lui era l'ultima cosa che voleva. E Raven e Jude erano diventati così importanti, e gli facevano così bene…
Penso che nel finale del suo pov sia stato davvero forte.
E credo che Raven fosse incazzatissimo con Jude anche per questo, all'inizio.
(Poi è stato troppo impegnato a incazzarsi per altro… *rolling-eyes*)

Comunque, tra i tre il mio punto di vista è decisamente Raven.
^____^ Non so quanto sia una cosa positiva, che non è esattamente allegro, ma ti capisco. *rolling-eyes*

Mi è capitata una discussione del genere e avrei ucciso l'interlocutore. Ma il mio zen è pari o superiore a quello di Raven. La mia voglia di discutere di cose del genere, zero.
Probabilmente è superiore. Lo zen di Raven tende ad incepparsi, quando si tratta di Jude… *rolling-eyes*

Il pudore che c'è solo nell'*immaginare* i pensieri che si sono raggrumati dietro i suoi occhi scuri, quando è stato nominato Mark, sarebbe stato troppo forte.
Eh. Credo che *pudore* sia il termine più esatto.
Perché il blocco che avevo nel scrivere il suo pov somigliava molto, paradossalmente, a quello che ho nello scrivere le lemon: solo, in più si aggiungeva il dolore. Che credo sia davvero una cosa privata. E un conto è immaginarlo, vivendo il litigio dai suoi occhi. Un altro è *scriverlo*. Come spogliarlo.
E nel momento peggiore: quello in cui cadono le difese.
Perché appunto, scrivere di lui già ferito non sarà così traumatico, credo. Ma qui sarebbe stato proprio impossibile. Non credo che sarei riuscita *materialmente*. E non solo a livello emotivo, ma proprio pratico. Non so come avrei fatto.
Perché se scrivere di qualcuno che dà in escandescenze è delicato, scrivere di qualcuno che si *chiude* così in sé stesso è quasi impossibile. Per me, almeno.
Finisci necessariamente a eliminare il pov.


Concludendo, quindi, grazie per il commento. E per esserci, e per tutto.
Anche Raven ci teneva a dirtelo. *rolling-eyes*
E Jude. Che come sempre finisce per amare chi prende le sue parti, anche quando è lui quello con cui ha litigato. *rolling-eyes*

Bacio.^^

Date: 2010-09-26 12:15 am (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
Appena finito di leggere mi sono chiesta come diavolo aveste fatto a scriverlo. Perchè vi giuro, ragazze, è stata la cosa più *dolorosa* e spaventosa e alientante che io abbia mai letto. Non mi era MAI capitato di stare così in ansia per un capitolo intero, di rischiare di scoppiare a piangere così tante volte e contemporaneamente di cercare di calmare l'angoscia violenta.
Cioè. Cerco di spiegarmi. Che tra Dee Raven e Jude qualcosa sarebbe successo me l'aspettavo da un po', ma non sapevo come avrei preso la cosa - ci pensavo ma boh, Jude e Raven mi sembravano così perfetti che solo immaginare che qualcosa potesse andare storto mi sembrava un'idiozia. Però boh. Appena iniziato il capitolo mi è presa un'ansia assurda - forse nel mio subconscio lo sapevo che sarebbe finita così, o in un modo perlomeno simile. Ma è stato tutto così *intenso*! No, davvero, vi giuro, sono ancora interdetta. *rolls*
Il pov di Dylan è stato *velocissimo*, da divorare, e boh. Straniante. Vederli interagire in quel modo, con quella sintonia, quella fluidità è stato bellissimo. Dolce e sensuale ma anche strano. Non riesco a spiegarmi. *rolls* Mi trovo sinceramente in difficoltà. È stato come in quei film di Fellini, con quei colori allucinanti e la musica incalzante e l'ansia che inizia a pizzicarti la pelle perchè *lo sai* che succederà qualcosa, che l'atmosfera si romperà.
Poi. Dio. Il pov di Jude. È stato un flash assurdo: è stato uno dei pov che più ho sentito. Nello stomaco, proprio. Destabilizzante, davvero. Ed è così incredibilmente *bello* Jude, in questo capitolo. Credo di aver capito quanto lo amo solo dopo aver letto tutto questo, davvero. Quanto sia intensamente perfetto e quanto mi piacerebbe conoscerlo ancora e ancora e ancora. E abbracciarlo e proteggerlo, non so bene da cosa. Mi è scivolato dentro in un nanosecondo. Con qualche scena del capitolo, qualche frase o dolore. Il suo rapporto con Raven mi sembra fatto a strati, davvero, ogni suo pov si scopre qualcos altro. Qualcosa di stupendo o qualcosa che non và. Come stavolta. Che è stato pesante, davvero.
Insieme sono... uff, insopportabilmente perfetti. Ma ognuno di loro due ha una bellezza così sfacciata! Davvero, li amo. In questo momento probabilmente amo più Jude, ma è un momento, credo. ^^
(Tutti e tre insieme sono incredibili. Incredibili.)

Il litigio con Raven ha fatto male in modo assurdo. *rolls* (è stato tutto abbastanza assurdo, allucinante, alienante *rolls*) Vedere come il loro equilibrio possa incrinarsi comunque, nonostante tutto l'amore è spaventoso. Non credevo che un loro litigio mi avrebbe colpita così tanto. Verso la fine ero lì lì per mettermi a piangere e cercare di rompere qualcosa. Urlare, magari.

Sto blaterando in modo abbastanza idiota. Comunque siete state magnifiche, davvero. Avete tutta la mia ammirazione, anche solo per essere riuscite a scrivere il capitolo. È davvero, secondo me, uno dei più belli di sempre. Nonostante sia come uno schiaffo in piena faccia. Nonostante sia talmente intenso e forte da far venire il mal di stomaco. *rolls*
Che poi davvero mi chiedo come facciate a scrivere certe cose. *rolls*

Date: 2010-09-26 12:16 am (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com

Bisogna capire adesso come andranno le cose. Questo amore a tre mi stranisce non poco. Ma sono davvero curiosa. E soprattutto voglio che il litigio venga chiarito. *rolls* Spero che non facciano davvero la fine di Albert e Mike, Jude e Raven, ci rimarrei troppo male. Non credo che siano altrettanto [con tutto il rispetto per Mike e Al^^] stupidi, però. Si amano così tanto. Spero che trovino i nuovi equilibri di cui hanno bisogno e che riescano a parlare davvero tra loro. Affrontare i loro fantasmi e gli sbagli e i rancori che si sono lasciati alle spalle. Lo spero davvero con tutto il cuore.

Ash è memoria presente – l’essenza che ha dato forma al corpo e l’alito di vita che lo muove.
Questa frase è qualcosa di *meraviglioso*, davvero. Non riesco neanche a dire quanto mi piaccia. *rolls*

È stato tutto magnifico. Grazie per il capitolo. Siete stupende, vi amo.
Bacio.^^

P.S.
Questo è il peggior commento che io abbia mai scritto. Ci sono millemila ripetizioni e non c'è un filo logico. Scusate ma è tardi e ho letto adesso e non ce la facevo ad aspettare per commentare. *rolls* E non ho riletto, perdonate schifezze varie.

P.P.S.
Io AMO Mark. Il che c'entra poco, in effetti. Ma è sembra che abbia lasciato marchi profondi nella vita di chiunque l'abbia conosciuto. È stupendo. Ed è stupendo il dolore di Raven. Anche se sembra sadico detto così. *rolls*

Date: 2010-09-26 11:19 am (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
Appena finito di leggere mi sono chiesta come diavolo aveste fatto a scriverlo. Perchè vi giuro, ragazze, è stata la cosa più *dolorosa* e spaventosa e alientante che io abbia mai letto.
In realtà è strano. Non so se hai letto il blog, ma c'è un post in cui spiego che questo è stato appunto uno dei capitoli che ho faticato più a scrivere in assoluto. Neanche tanto per quel che riguarda la scrittura vera e proprio – la mia parte è uscita praticamente in un giorno solo – ma la preparazione. Ho passato tre giorni almeno a cercare un inizio che non veniva, con un senso di *sconfitta* e incapacità assoluta e la sensazione che una buona parte dei problemi venisse dal fatto che *non volevo* scriverlo. Il che potrebbe sembrare logico, ma in realtà mi ha preso totalmente alla sprovvista perché invece ero convinta di aspettare con ansia il momento di scrivere questo litigio.
Sono mesi che lo immagino, che li faccio discutere nella mia testa, ed è sempre affascinante vederli. Spogliare il loro rapporto per trovare anche i problemi.
Eppure, al momento di scriverlo sono andata in crisi. Proprio, non riuscivo.
Non so se si tratta di 'pudore', come dicevo a Ste sopra, o se è solo che Jude e Raven sono troppo importanti per me per poterli rovinare così alla leggera, ma… È stato strano. Doloroso e inaspettato, perché davvero io avevo *adorato* l'idea di questo sviluppo.

Appena iniziato il capitolo mi è presa un'ansia assurda - forse nel mio subconscio lo sapevo che sarebbe finita così, o in un modo perlomeno simile.
In realtà questo mi rassicura, perché io avevo paura che fosse proprio il contrario. Che il casino, in questo capitolo, arrivasse come un fulmine a ciel sereno.
Credo che la crisi di Jude e Raven si potesse intuire nello scorso capitolo su di loro – Jude aveva comunque molte cose in testa di cui non l'ha reso partecipe – ma boh. Era comunque una cosa un po’ campata in aria, perché non abbiamo avuto tempo di preparare davvero il terreno, e Dee soprattutto non poteva saperne nulla o non avrebbe mai fatto niente e a noi SERVIVA che litigassero. Cioè, proprio, avevamo bisogno per la trama che Raven fosse senza Jude per un po’. *rolling-eyes*
(Lui ci ODIA, ma vabbè… *rolling-eyes*)

Poi. Dio. Il pov di Jude. È stato un flash assurdo: è stato uno dei pov che più ho sentito. Nello stomaco, proprio. Destabilizzante, davvero.
Anche questo mi fa 'piacere'. Perché in realtà io, come dicevo alla altre, l'ho sentito pochissimo Jude – cioè, io ho vissuto il litigio dalla parte di Raven, e quindi più che tutto avevo voglia di tappargli la bocca e dirgli di smetterla di dire cazzate. *rolling-eyes* (Divento irrazionale, quando si tratta di Raven. *rolling-eyes*) E insomma, avevo paura che questo mio schierarmi filtrasse anche nel pov e lo rendesse meno autentico.
Quindi ecco, il fatto che tu l'abbia sentito così tanto – che l'abbia amato così tanto – è stupendo.^^ E mi solleva, davvero. *rolling-eyes*

Il suo rapporto con Raven mi sembra fatto a strati, davvero, ogni suo pov si scopre qualcos altro. Qualcosa di stupendo o qualcosa che non và. Come stavolta. Che è stato pesante, davvero.
Anche per me è così. Questa scena ha cominciato a formarsi nella mia testa proprio quando ho iniziato a guardare al di sotto del primo strato – quello perfetto – per trovare le insicurezze e le ferite che comunque anche loro si portano dietro. Jude soprattutto ne ha tantissime.
Raven devo ancora capirlo. Qualunque cosa sia successa in passato, comunque, *questo* litigio una ferita l'ha aperta senz'altro. E parecchio profonda.

(no subject)

From: [identity profile] december-crime.livejournal.com - Date: 2010-09-26 11:20 am (UTC) - Expand

Date: 2010-09-26 05:29 am (UTC)
From: [identity profile] aramquaquartet.livejournal.com
Io sto malissimo e ho il fiatone e il mio stomaco urla di dolore perchè è troppo annodato
Le recensioni scritte a metà inoltre mi guardano minacciose e invidiose perchè lo sanno che non sono mai riuscita a resistere a Raven e Jude, ma lo stesso cercano di usare il diritto di anzianità, ma è una sfida persa in partenza, non riuscirei a non commentare questo capitolo adesso, senza almeno aspettare la mia solita mezza giornata per riordinare le emozioni.
Non so se si capisce che questo capitolo mi ha mandato in uno stato di confusione assurda e non so se vi amo o vi odio.
Stavo quasi per scrivere che la tensione che nasce e sale gradualmente si percepisce nitidamente quasi sotto pelle, ma la realtà è che questa è estremamente presente anche nella prima parte, nascosta da una finta leggerezza forse dettata dalla presenza di Dee, perchè sembrava quasi il Dylan di Piume - più maturo, ovvio - ma con quella voglia di vivere e giocare che nella Rosa è stata offuscata dal problema-Ash (ed è odioso definirlo un problema, ma non riesco ad esprimere meglio il concetto). E' solamente un crescendo, non una nascita, perchè forse è sempre stata presente tra Raven e Jude, ogni volta che facevano finta di nulla e che è arrivata al punto in cui ignorare non è più possibile. Verrebbe voglia di coccolare Dylan, perchè si è trovato in mezzo ad un fuoco che non avrebbe mai potuto gestire.
La litigata, poi, è stata una serie di pugnalate al cuore, perchè nonostante sia giusta (ed inevitabile) è dolorosissimo non vederli sulla stessa lunghezza d'onda e soprattutto vederli paragonarsi ad Albert e Mike, perchè non potrei sopportare di vederli divisi come lo sono ora loro due. E le chiavi. Sarà stupido, ma è una delle cose che mi ha fatto più male, perchè sembra quasi che Raven non voglia lasciarsi raggiungere, sembra che abbia gettato la spugna e che non voglia risolvere, e ho bisogno di essere rassicurata su questo punto, perchè altrimenti potrei dare di matto (XD)
E' senza dubbio uno dei capitoli più belli della Rosa
Ho deciso, vi amo

Date: 2010-09-26 08:06 am (UTC)
From: [identity profile] december-crime.livejournal.com
E le chiavi. Sarà stupido, ma è una delle cose che mi ha fatto più male, perchè sembra quasi che Raven non voglia lasciarsi raggiungere, sembra che abbia gettato la spugna e che non voglia risolvere, e ho bisogno di essere rassicurata su questo punto, perchè altrimenti potrei dare di matto (XD)
Dopo rispondo per bene - per ora ciao^^, e grazie^^ - ma ci tenevo a precisare subito questo.^^
In uno dei primi abbozzi del finale in realtà Jude lo specificava che Raven non aveva sicuramente lasciato indietro le chiavi coscientemente, ma poi abbiamo deciso di eliminare il pov e quindi questa sfumatura si è persa.
In realtà, credo che Raven fosse un po' sotto shock quando se n'è andato - da un lato c'era il litigio con Jude, dall'altro il fatto che Jude avesse tirato in ballo Mark, e insomma. Aveva solo bisogno di togliersi di torno per respirare. Neanche si ricordava di aver lasciato le chiavi sul tavolo, e anche se non credo sarebbe comunque tornato indietro a prenderle - perché non ha proprio voglia di vedere Jude, al momento *rolling-eyes* - non era comunque un messaggio.
A livello simbolico però mi è sembrato un avvertimento. Generale. Anche mentre scrivevo che le posava sul tavolo appena entrato, immaginavo che non le avrebbe più riprese. E boh. Penso sia un po' un pugno allo stomaco, sì - lo è stato anche per Jude.
Ma Raven non ha gettatola spugna, affatto. Come non l'ha fatto Jude. Nell'idea iniziale qui dovevano proprio *lasciarsi*, ma si sono rifiutati.
Credo abbiano solo bisogno di tempo per sbollire. O chiarirsi le idee.
Io sono sicura al 100% che chiariranno tutto - proprio, sono *troppo* ben accostati. Mentre Mike e Al, secondo me, si amano a dispetto della loro incompatibilità, per Raven e Jude è il contrario. *Sono* compatibilissimi. E questo fa ben sperare.^^

Dopo vengo a rispondere anche al resto. *rolling-eyes*
Per ora volevo rassicurarti.^^

Grazie del commento, comunque, davvero.
Sono felice di risentirti.^^

Date: 2010-09-26 10:09 am (UTC)
From: [identity profile] happylittleelf3.livejournal.com
So che ho da recuperare un sacco di cose, ma questo capitolo era come in sospeso da mesi, a farsi attendere. E mi è sembrato di capire che voi teniate particolarmente alle nostre impressioni, quindi eccomi qui. ^^
Intanto vi rassicuro sul fatto che il litigio e la threesome sono svolte che mi aspettavo. Quindi, ecco, il litigio mi ha un po' uccisa, ma non ho riportato particolari traumi. ^^"
E quanto a Dee insieme a Raven e Jude, posso dirvi che io e Marz lo aspettavamo da tipo marzo/aprile scorso (e penso si sia notato almeno in un paio di fanart XD).
Dee, poi, ha tutto il mio affetto. Trovo soprattutto che sia stato molto forte quando ha messo da parte il proprio dolore e ha lasciato tornare indietro Raven. E, almeno per quanto riguarda lui, non è stato un problema immedesimarmi.
Per il resto, avrei voluto riuscire a seguire la vicenda attraverso il punto di vista di Raven ma sono finita, come sempre, a seguire dagli occhi di Jude. Non è che non riesca a capirlo, Raven, ma credo che le mie difficoltà a *condividere* il suo punto di vista c'entrino con i sei mesi in cui se ne è andato, e col modo in cui ha affrontato (o *non* ha affrontato) la perdita di Mark. E mi piacerebbe riuscire a spiegarvi come questi aspetti di Raven scavino in profondità, e come al tempo stesso innalzino una barriera. Comunque, ho finito per passare dalla frustrazione e il dolore di Raven per il silenzio e le paranoie di Jude, all'urlargli contro insieme all'altro per la fatica di correre con lui e la distanza che si era creata senza che se ne accorgessero. Piuttosto sconvolgente da entrambe le parti, devo dire. Ma in fondo si trattava del loro primo litigio a cui assistevamo, e forse era quasi impossibile uscirne indenni. Quindi, tutta la mia solidarietà a voi che l’avete vissuto in prima persona e che l’avete scritto. <3
Spazio alle domande spoiler e/o idiote:
1- Ci metteranno molto, a chiarirsi? Staranno lontani per tanto? ç__ç
2- E nel frattempo, Raven dove va? Torna alla camera in università che condivide con Carlos? *se è così, fa pat-pat a Raven*
3- Dee che cammina a gattoni!! >w< (lo so, non è una domanda…)

Ciao, un bacio ^^

Date: 2010-09-28 03:53 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Guarda, Roh ed io ti ringraziamo tantissimo per averci detto le tue impressioni!^^
Credo sia inutile ribadirlo ancora ma eravamo davvero parecchio preoccupate, per questo capitolo... *rolls* Perchè se la threesome sì, penso fosse abbastanza intuibile, il litigio invece poteva non essere altrettanto consequenziale.
E insomma, grazie!^^
Fa sempre piacere quando riuscite a seguirci in questo modo^^.
Poi.
Sono contenta anche che tu abbia notato l'*eroismo* di Dee, perchè insomma... ha fatto una fatica assurda, povero!^^
Ma è stato bravo!^^ Sono molto fiera di lui!
Ha questo curioso senso di protezione, nei confronti di Raven, che mi ha sempre un pò stupita!^^ Però, tant'è: tende a proteggerlo.
Almeno, quando non è impegnato a combinargli casini...*rolls*
Per quanto riguarda gli altri due, invece, immagino che sia più facile per tutti quanti calarsi nei panni di Jude, sia perchè la scena segue il suo pov, sia perchè il suo è comunque un punto di vista più comune. Più esperibile, in un certo senso.
Quindi insomma, nulla di strano^^.
Credo che Raven ti perdoni volentieri per avergli urlato contro^^: poi hai ragione. Il suo personaggio scava in profondità e fa quasi un pò paura, a volte. E' comprensibilissimo^^.
Spazio risposte:
1) Un pò. Giusto per permettere a noi di incasinare anche gli altri pg, sai!^^
2) Raven non se n'è mai andato dalla stanza del campus. Dormiva spesso da Jude, ma continuava ad abitare lì. Con Carlos. *rolls*
3) ^_____________^ Hai notato l'erotismo fulminante dell'immagine????^^
Bacio a te!^^
F

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-10-02 09:52 am (UTC) - Expand

Date: 2010-09-26 12:49 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Premessa importante: il litigio fra Jude e Raven mi ha fatto stare male più o meno come se avessero litigato due persone a me vicine. Questo giusto per rendere l'idea. Mentre leggevo mi veniva da piangere sul serio, come se fossero due persone REALI.
Ed ecco, sono abbastanza depressa per questo .__. Anche se comunque penso che in qualche modo riusciranno a risolvere, visto che, nonostante le marcate similitudini con Al&Mike, di fondo il loro rapporto è diverso, quindi non arriveranno (sperosperospero) alla rottura. Ma di questo parlerò più avanti.

La scena del bacio è stata onirica, sospesa. Sembrava di fluttuare in un sogno. Le immagini erano confuse ed ovattate, ma erano perfette. Annebbiate dal fumo, sconnesse. E le ho apprezzate tantissimo. La percezione di Dee era struggente, in un certo senso, il suo percepire di trovarsi dentro e fuori quella storia allo stesso tempo.
Un equilibrio perfetto.
Io non so se riuscirei mai a reggere una scena del genere, sinceramente. E quindi, onore e merito a voi che l'avete scritta e me l'avete fatta digerire così bene. È scivolata via in maniera naturale, perché naturale era forse che finisse così, ecco.
E le citazioni di Ash, che sfumano sempre di più, mi hanno colpita molto. È come se Dee stesse definitivamente imparando a non *dipendere* da lui, in certi momenti, come a lasciarsi andare per sua volontà, senza cercare l'approvazione di nessuno.

Lo so che manca la parte di Jude e Raven, al commento.
Ma non so, adesso non riesco a riordinare le cose da dire - perché Jude e il suo non saper gestire i cambiamenti mi toccano più da vicino di quanto pensassi -, quindi credo che arriverà tutto in una seconda puntata ^^ Magari stasera ^^
♥ Grazie, come sempre.
Scusate.

Date: 2010-09-27 07:32 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Okay, provo a commentare la scena di Jude&Raven, altrimenti non ne esco più.
Credo che questa scena sia per me la più difficile da quando leggo la Rosa (nemmeno InBounds è arrivata così a fondo). E Non so esattamente per quale motivo.
Non penso che dipenda solo dal fatto che Jude e Raven sono la mia coppia preferita. È forse il sentirli così vivi e reali a farmi stare male, come se avessero litigato due miei amici. O boh, forse il fatto che per la prima volta ho visto Jude così simile a me e mi ha fatto paura.
Non tanto il fatto che stai tirando fuori certe stronzate perché come al solito te la fai sotto all'idea di poter uscire di qualche passo dal tuo tracciato.
Questa frase mi ha bloccato.
E boh, nonostante non riesca a non dare ragione a Raven, capisco Jude, lo comprendo, forse perché farei esattamente come lui.
E questa è forse il motivo della mia incapacità di dire altro, di commentare come vorrei questa svolta che aspettavo da tanto tempo.
E il paragone ad Albert&Mike mi ha stretto ancora di più il cuore.
E lo so che loro non sono come Al&Mike e che chiariranno presto (altrimenti davvero, potrei fare una strage v.v) però... è un enorme senso di vuoto lo stesso.
E Jude che tira fuori la storia di Mark. E tutti quei nodi, quelle incertezze. Che per la prima volta si spoglia davvero davanti a Raven, che ammette che sì c'è qualcosa che non va e che lui non ha mai avuto il coraggio di non parlare, quasi che i problemi se non ne parli non sono reali e non prendono vita.
E Raven che se ne va e tronca il discorso.
E gli accenni ai litigi di Mike e Albert.
No, davvero, questo capitolo è un attentato al mio povero cuoricino.
Odio non essere riuscita a dire le cose che volevo e come volevo. Mi sono pure stampata questa seconda parte, per rileggerla fisicamente e trovare le parole adatte, ma nulla.

Posso chiedere una cosa scema?
a lui fa fatica il sesso.</> è un regionalismo? Nel senso ç_ç io l'ho letto solo detto da roh *rolls* e non so... ho questo dubbio. Non fucilatemi, vi prego >.<

PS la variabile Dee.
Il fatto è che al posto suo avrebbe potuto esserci una qualunque persona della quale entrambi si fossero infatuati. E che la molla che ha fatto ritrarre Jude sia stato il vedere svolgersi tutto sullo stesso piano, contemporaneamente.
Voglio dire, sarà capitato di certo che Raven o Jude abbiano flirtato apertamente con qualcuno, ma credo che sia stata la prima volta che l'abbiano fatto con la stessa persona e allo stesso tempo.
Insomma, il povero (e tenerissimo) Dee si è trovato in mezzo a loro senza avere nessuna colpa ^^

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-27 08:09 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com - Date: 2010-09-27 08:27 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-27 08:30 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com - Date: 2010-09-28 11:59 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-09-28 12:09 pm (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-10-02 10:10 am (UTC) - Expand

(no subject)

From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com - Date: 2010-10-02 10:33 am (UTC) - Expand

Date: 2010-09-26 03:23 pm (UTC)
From: [identity profile] cerridwen303.livejournal.com
Non penso potesse finire in modo diverso, questa situazione, né che esistesse un modo migliore di scriverla, di gestirla. Quindi, respira, Roh: per quanto possa valere la mia opinione, ce l'avete fatta eccome. Anzi - questo rischia quasi di essere uno dei capitoli più intensi di tutta la storia.

Premesso questo, tenterò di commentare ordinatamente, anche se a caldo credo sia quasi impossibile. ^^
La scena iniziale con Dee è quasi irreale - anche se al contempo riesce ad esserlo fin troppo. Mi spiego: l'atmosfera di cui è soffusa è quasi sospesa in un limbo di sogno, di intricata fantasia, ma le percezioni di Jude, Raven e Dee al riguardo sono tanto vivide da intimorire, quasi.
Aika ha già definito struggente questo labirinto di parole e di sensazioni, e non credo di riuscire a trovare un aggettivo più calzante. C'è sempre qualcosa di terribilmente vivo, negli equilibri che si spezzano o che si assestano su geometrie nuove, inquiete.
E quando tutto è esploso, nella seconda parte, qualche scheggia è rimasta conficcata anche in me. Me lo aspettavo, certo - era inevitabile, era quasi *giusto*. Perché se avessero continuato così, non riesco ad immaginare come sarebbero potuti andare avanti - non aveva più senso. E se da un lato è stato quasi liberatorio sentirli parlare di nuovo, finalmente, dall'altro ha fatto male, eccome.
Perché le labbra sono spade, come dice Sam, e adesso sono entrambi feriti.
E la lama che ha inferto loro le ferite è al contempo l'unica cura possibile - perché non credo che possano davvero esistere, separati, e penso lo sappiano anche loro.
Solo che, com'era intricato il nodo che adesso si è frantumato, così sono profondi gli squarci che ha aperto, temo. E non vedo l'ora di gioire con loro, quando riusciranno a risanarli.

Grazie come sempre - e perdonate lo sproloquio. Non ho idea di cosa io abbia scritto. *rolls*

Date: 2010-10-02 10:37 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Quindi, respira, Roh: per quanto possa valere la mia opinione, ce l'avete fatta eccome. Anzi - questo rischia quasi di essere uno dei capitoli più intensi di tutta la storia.
La tua opinione conta moltissimo, Cerridwen.^^ E davvero, grazie per esserti presa il tempo di darla e scusa per il ritardo con cui arrivo a rispondere.
Sono felice che il capitolo ti sia piaciuto.^^

E la lama che ha inferto loro le ferite è al contempo l'unica cura possibile - perché non credo che possano davvero esistere, separati, e penso lo sappiano anche loro.
Penso che con questa frase tu abbia racchiuso l'essenza di quel che sono e di quel che davvero potrà salvarli - perché è vero: ciò che ha ferito entrambi è la stessa ragione che li ha tenuti insieme tutto questo tempo, e la stessa che li riporterà insieme senza ombra di dubbio. Penso che abbiano soprattutto bisogno di tempo perché le ferite si rimarginino un po', e soprattutto per riflettere su cosa vogliono davvero e su cosa possono fare per rendere possibile tutto questo.
Jude in particolare credo che dovrà affrontare molto seriamente tutto questo, perché in realtà la soluzione che ha proposto - evitare di fare quell'ultimo passo - non ha senso: non possono disfare quel che già hanno fatto e non possono far finta che la situazione con Dee non è quello che è. Non sarebbe giusto per nessuno dei tre e non porterebbe a niente.
Raven dal canto suo deve mettere in ordine i pensieri e accettare il fatto che non sempre capisce Jude perfettamente e che deve accettare tutto questo. E magari prendere qualche provvedimento in proposito, smettendo di pretendere troppo.
Penso che dovranno anche parlare molto delle questioni che Jude ha tirato fuori, quando anche Jude si sarà chiarito le idee in proposito. *rolling-eyes*
E in tutto questo, dovranno gestire la situazione con Dee. Sia separatamente che insieme.

Riguardo proprio alla situazione con Dee, sono felice che la prima parte ti abbia fatto quell'effetto. Era un po' quel che speravamo - sia di dare il senso di come le cose siano *belle*, comunque, tra loro, sia di non rendere comunque uno shock terribile quel che sarebbe successo dopo. Penso tra l'altro che finché è durato tutti e tre fossero molto presi - poi ok, Jude si è ricordato che no, non era il caso, ed è successo il casino. *rolling-eyes* Ma sul momento penso che la sentisse anche lui, quell'atmosfera. E che ne fosse preso.^^

Avrei voluto dire qualcosa di più, ma oggi non sono in ottima forma e ho già lasciato passare un sacco di tempo. Grazie mille per il commento, davvero, e per quel che hai detto e in generale per esserci. Un bacio.^^

Date: 2010-09-30 12:45 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Pensando a Dee (che poverino é stato un po' trascurato nella mia recensione), un lato di me di primo acchito, mentre leggevo, era così preoccupata per Jude e Rav che non ho quasi badato a Dylan. Lì per lì l'ho trattato come il solito combinaguai che ha scherzato con il fuoco senza bene rendersi conto di che stava facendo.
Ma poi ci ho riflettuto a freddo, e ricordandomi improvvisamente di in che stato emotivo é mi sono resa conto che questa non ci voleva. Si é ritrovato in un problema più grande di lui, di cui però si sente colpevole. Povero piccino :'-(
Non ci voleva questa.
E poi, dai, non può farmi che pena: per un soffio avrebbe fatto sesso con Jude e Raven! Chi può non compatirlo che sia andata buca! XD
Scherzi a parte, non so davvero come possa sentirsi... Forse penserà di doversi scusare con Jude per qualche motivo che non ha ben capito.
Sono curiosa di sapere se a questo punto il nodo della trama lo porterà a: 1) allontanarsi da entrambi 2) riavvicinarsi ad entrambi, come se niente fosse successo (ma ne dubito) 3) avvicinarsi più a Raven 4) Avvicinarsi più a Jude.
Davvero non ne ho idea.

Date: 2010-10-02 10:47 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Credo che per Dee sia stato un brutto colpo soprattutto perché è davvero presissimo di Jude e Raven. Lo è di loro due individualmente, ma ancora di più di loro due come *coppia*, e finora si è sempre sentito accolto benissimo da loro. Sono diventati un po' il suo nido. Non si aspettava affatto una reazione del genere, e credo che sì, si senta in colpa tantissimo. Anche e soprattutto perché, appunto, lui è terribilmente affascinato da Raven&Jude come coppia, e l'idea di averli incrinati gli fa malissimo.

Per quel che riguarda quel che succederà in seguito...
L'unica cosa che posso dire è che non lo riavvicinierà a Raven. Perché Raven ha questa brutta (forse) abitudine di mettere da parte le persone che ama di più e di cui si sente protettivo quando sta soffrendo: non è molto bravo a lasciare che gli altri si prendano cura di lui quando lui non può farlo, a parte che con Jude a volte, e adesso è anche incazzato. Non ha nessuna intenzione di aumentare i problemi di Dee dandogli anche se stesso da gestire. Senza contare il fatto che Dee e Raven, finora, insieme da soli non funzionvano benissimo, e penso che dopo quel che Jude ha detto Raven sia ancora più restio al tirarlo dentro una storia che potrebbe fargli più male che bene.
Penso piuttosto che manderà Jude a risolvere i casini e convincerlo che non è stata colpa sua e scusarsi. *rolling-eyes* Non so bene come andranno le cose tra loro, però.
Jude e Dee sono un pò un mistero: non avremmo mai pensato che sarebbero andati così d'accordo, quando li abbiamo presentati. Quindi tendiamo a non farci troppi piani...
Vedremo.^^

Grazie ancora per i commenti.^^
Sono felice di sentirti anche dal Belgio.^^

Date: 2010-10-01 10:11 am (UTC)
From: [identity profile] selene94.livejournal.com
Lo sapevo che sarebbe successa una cosa del genere e sapevo che si sarebbe concluso così il capitolo.
Povero Jude, sempre così incasinato quando lui sarebbe così tranquillo in situazioni normali, senza triangoli strani e altre forme geometriche complicate.
Dee si sentirà in colpa, povero cucciolo. Effettivamente è stata una conclusione di serata molto in stile Dee e c'era da aspettarselo che con la sua terribilmente graziosa goffaggine e impulsività avrebbe fatto scappare Jude a gambe levate.
Mi dispiace che Raven e Jude abbiano litigato e che abbiano tirato in ballo la storia di Albert e Mike e che siano riusciti a vederci un paragone così netto, fra le loro situazioni.
Diciamo che sono piuttosto angosciata dai loro comportamenti, non pensavo che fosse una cosa da loro rinfacciarsi le cose a vicenda. Spero torni tutto a posto o che perlomeno trovino una soluzione.
Mi spiace per questo schifo di commento ma sono malatissima e emotivamente sotto sopra per eventi troppo complicati da riuscire ad analizzare.
Complimenti come al solito. Baci.

Date: 2010-10-02 12:54 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Povero Jude, sempre così incasinato quando lui sarebbe così tranquillo in situazioni normali, senza triangoli strani e altre forme geometriche complicate.
In realtà Jude in una situazione normale starebbe strettissimo.^^ Negli ultimi tempi si è fatto un po' prendere dai dubbi, ma per la maggior parte del tempo è cosciente del fatto che conoscere Raven e iniziare quella storia con lui - *proprio* perché è così complicata - sia stata la cosa migliore di tutta la sua vita. Ma ecco. Non è mai stato molto bravo ad accettare certi aspetti del suo carattere, e l'idea di abbracciare il triangolo con Dee lo terrorizza.
Io sono convinta che riuscirebbero a tenerlo in piedi - non perché sia semplice, affatto, ma perché loro tre sono tra le persone più adatte a una cosa del genere - ma Jude non sa bene che fare. E quindi ha pensato bene di fare un passo indietro all'ultimo, quando però davvero sarebbe stato troppo tardi anche se fosse stato seriamente convinto.

Che Dee si senta in colpa, poi, è verissimo. *rolling-eyes* Penso che gli ci vorrà un po' per accettare il fatto che non è stata colpa sua e che non ha fatto precipitare *lui* le cose, ma che questa crisi Jude e Raven dovevano affrontarla comunque. Ma penso che alla fine riuscirà a convincersi.^^

E sono sicura che Raven e Jude si chiariranno. Non subito - anche perché a noi serve che stiano separati per un po' - ma non c'è alcun dubbio che tutto tornerà a posto. Appunto: sono troppo *perfetti* per perdersi. Tranquilla.^^

Spero che tu ti riprenda presto - anche io non sto granché, in questi giorni, quindi scusa se la risposta è stata un po' schifosa. *rolling-eyes*
Grazie per averci scritto nonostante tutto.^^
Un bacione!^^

Date: 2010-10-02 03:31 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
Alla fine ho quasi pianto. *abbraccia Dee&Jude&raven*
... Bellissimo, davvero. Vi amo.

Socchiudendo le ciglia lui può vedere la luce della luna ritagliare spazi sul pavimento e pensa che in un altro momento forse avrebbe avuto voglia di fotografarli. ... Non mi pare che quel "lui" sia necessario ^^.
Quando quelle poche che c'erano venivano infrante e ricostruite –spazio? dopo la morte di Mark, nei lunghi mesi trascorsi senza che Raven si degnasse neanche di chiamare.
Inghiottire le parole come se non la fiducia non bastasse ad assicurare una soluzione. ... Un "non" in più?
... E non ho notato altro ^^.
(Roh, sia che quando sono stanca e scrivo velocemente tendo anch'io a confondere T e D? ^__^ E anche C e G... Ma niente R e S ^^.)

Un abbraccio ^^.

Date: 2010-10-02 03:32 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
"Sai", non "sia". -.-

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2010-10-02 06:36 pm (UTC) - Expand

Date: 2010-10-06 01:10 pm (UTC)
From: [identity profile] marie991.livejournal.com
...
*sospira*
Prima di tutto, chiedo scusa in ginocchio per la mia totale assenza in questo periodo. Pur avendo una valida giustificazione, mia nonna non si sente molto bene ultimamente, non riesco a non sentirmi mortalmente in colpa. Voi fate tanto per me, cioè, la Rosa fa *tanto* per me, che poi è la stessa cosa. Mentre io non riesco neanche a seguirvi in tempi decenti per darvi il mio supporto, ed è il minimo che possa fare. Sono davvero mortificata, non posso neanche assicurarvi che riprenderò il passo a breve, perché sto veramente attraversando un periodo di merda. Posso solo dire che mi dispiace tanto, che penso alla Rosa tutti i giorni e che appena trovo tempo libero, o comunque appena non sono in uno stato depressivo elevato, corro al computer per leggere l'aggiornamento ^^.
Detto ciò passiamo al capitolo..

Risentire Dee è stato un toccasana, almeno questo ^^, pur essendo abbastanza sconvolto in questo capitolo ^^, ma tenerissimo <3. Lo amo, non c'è niente da fare.
E niente, non poteva non cacciarsi in situazioni complicate lui eh?
Cioè mettersi fra Jude e Raven!!!
Chi l'avrebbe mai detto, pensavo non fosse possibile. Che Jude avesse solo occhi per Raven, e viceversa. Eppure.. Meglio così ^^.
Tutto questo farà crescere Dee, ed anche Jude. Raven non saprei.. Tu che dici, Roh? ^^
Li farà evolvere come personaggi intendo, così conoscerò parti di loro che ancora non sono riuscita ad afferrare ^^.

Con questo non sto dicendo che il capitolo mi abbia colto impreparata... Non è assolutamente così.
Uno sviluppo del genere me lo aspettavo da una vita, era proprio nell'aria.
Io addirittura pensavo succedesse molto prima, il litigio tra Raven e Jude. Per far entrare in scena un po' anche Jude, appunto, non so se ci siamo capite ^^.
Nel senso che, come ho già detto, sono sicura che questa svolta aiuterà a farmi comprendere meglio la caratterizzazione del personaggio, perché ancora per quanto riguarda lui ci sono molti punti che mi sfuggono.
Riassumendo, per me è stata la scelta migliore questa, anche perché non credo avreste potuto far altro...
Sono curiosa di leggere il seguito ^^.
Anche perché non posso accettare una rottura definitiva tra Dee e quei due ^^. Questa storia mi piace anche troppo ^^.
Un bacio.

Date: 2010-10-08 03:51 pm (UTC)
From: [identity profile] l-law.livejournal.com
O_O''Ehi negli ultimi capitoli che ho letto davvero è sembrato di muovermi in un campo minato...Perchè ci sono state delle *frasi* e delle sensazioni che ho realizzato, dei personaggi, che hanno stravolto la mia prospettiva.Prima con David e Keith. Ma lì è stato un po' come venir messi sotto da un'auto ma ottenere i soldi del risarcimento.
Qui...
Come ho già detto in passato, secondo me Jude e Raven sono compenetrazione millimetrica senza attrito.
Se qualcuno cercasse di convincermi che non dovrebbero stare insieme per sempre, e insieme NEL LORO modo di starci, gli urlerei adosso che non è possibile.
La cosa assurda poi, è che a me è capitato di vivere personalmente una situazione terrificantemente simile, nela psizione di Dylan.
E infatti il mio primo pensiero è andato a lui,che mi sembrava avesse bisogno di infilarsi tra le infiltrazioni che entrambi avessero lasciate aperte.Insomma un modo per partecipare o almeno assistere alla tessitura di quella ragnatela invisibile di occhiate, sorrisi, gesti e movimenti.
E mi sembrava ovvio che essere attratto da loro,separatamente e contemporaneamente, lo avrebbe soprattutto attratto nella loro ragnatela quotidiana.
Solo che qui mi pareva vivesse quasi una sensazione di annegamento, sotto la forza d'urto di un qualcosa di cui solo ora si potesse rendere conto della portata.
L'onda è sempre più forte di quanto ti aspettassi, nel momento in cui ci entri dentro e non la stai solo a guardare srotolarsi a riva e ricomporsi.
E Roh SA benissimo che io per Dee vedo una sola connessione per respirare davvero. E difendo fieramente questa mia posizione, motivo per cui tendo a covare un sordo,quasi impercettibile rancore per chiunque, che siano Jude, Raven o Michael che tentino di contaminare QUELLA connessione. Non importa quanto siano sensuali e sconvolgenti insieme. Non è così che DOVREBBE andare. E in me il senso *di ciò che è giusto* non è mai potuto essere soppiantato dall'estetismo ^^'''
Poi vabè, questo *scontro* tra Jude e Raven fa davvero male, a leggerlo.
Sembrano due pianeti che dopo aver vissuto da sempre secondo l'interazione gravitazionale che gli imponesse la loro massa, avessero deviato dalla propria traiettoria.Improvvisamente.
In questo, forse,mi ha colpito soprattutto Jude; perchè è la prima volta che dice chiaramente una cosa che io gli avrei semprevoluto chiedere:
Ma come diamine fai a seguire Raven?
E soprattutto.
Come fai a non far si che si accorga che non state camminando affianco, ma che lo stai inseguendo?
Forse, la risposta è che Jude è l'unico con motore e freni tarati per farlo.
Proprio perchè ha quel modo di centellinare ogni dato, visivo, uditivo o tattile che sia, fermandolo, fotografandolo, per lasciare che si espanda all'infinito. O almeno io sono convinto di questo.
Perchè Raven è destabilizzante nel suo modo liquido di inserirsi nelle vite degli altri,accarezzandole e senza mai forzare il contatto a diventare ruvido.Nel suo modo di *interessarsi*, di guardare per capire tutto ciò che risalta ai suoi occhi, e di farlo in modo che non assomigli mai ad un'intrusione.
E insomma, per Jude deve essere un qualcosa, di Raven, che è magnetico ma anche stordente.Un campo che lascia vibrazioni che a lungo andare interferiscono col tuo stato, per quanto tu possa essere in equilibrio con quel campo.
E insomma, quello che io *vorrei* sarebbe che Raven forzasse il suo silenzio e trovasse un modo per raccontarglielo, non necessariamente con le parole, senza laciarlo lì, come un'Area 51 tra di loro.
E che Jude si rendesse conto che il modo che ha Raven di *guardare il mondo* è il suo modo di viverlo, e che non è che non si gira mai per vedere se lui sia ancora lì ad inseguirlo, ma che dà per scontato che Jude NON può NON esserci e ha ragione a farlo.
E infine, convincersi che non si può finire proprio come nessuno, nè tantomeno come Al e Mike, se non si E' quel qualcuno.

Come al solito, tutto ciò è una mia *libera* -fin troppo- interpretazione della vicenda, però davvero guardando Jude e Raven *così* mi convinco sempre di più che *così* non possono starci, e che nel loro incastro perfetto ognuno si dovrebbe muovere un pochino per aggiustarsi definitivamente nella propria posizione.
Insomma,non sarebbe credibile immaginarli separati^___^

L.

Date: 2011-05-08 01:34 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Ho letto. Per ora sappiate questo.
Torno alla mia zonificazione poi commento decentemente.

Date: 2011-05-08 10:25 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Eccomi qui. Al mio solito sempre con la mente frescamente notturna mi accingo a commentare certi capitoli.

Premessa oggettiva.
Mi piace molto il ritmo di come si sono svolte le cose.
Senza tempi lunghi, esasperati. Con questo trio tutto è stato più diretto, più d'azione, più gesti e meno voli mentali.
Forse perchè due dei tre sono Dee e Raven e penso siano i personaggi più *fisici* della Rosa. O almeno nel modo in cui convertono le emozioni in gesti.
Perciò l'attitudine al pensare di Jude non può nulla, in svantaggio.
Mentre leggi il capitolo pensi sia tutto "giusto".
Lo è il ritmo.
Le scene sono naturali, quasi te le aspettavi, quasi le desideravi, quasi già sapevi quanto avrebbero fatto male.

E poi me.
Il Soggettivo.
Ormai persino la casella dei commenti l'ha capito, quanto io ami Jude. Come, lui, più di tutti gli altri, mi ispiri un senso di protezione. A Jude proprio *voglio bene*, come lo vorrei ad un amico.
Penso che Jude sia adatto alla più tranquilla delle relezioni e con Raven invece ha scoperto tutto un altro modo di vivere, un altro di essere.
Penso sia elastico in questo, che in modo -elastico- si sia adattato a nuovi pensieri, nuove prospettive vicino a lui, che questo gli abbia forse dato più spessore, che sia questo il taglio delle sue fotografie.
Però penso che anche gli elastici si spezzano.
Penso che tirare troppo alle volte crea danni, non nuovi scenari.
A me, personalmente, piacerebbe che questa situazione a tre, con questo scoppio, metta in luce tutti i problemi con Raven.
-Come avviene qui, in questo capitolo. La situazione iniziale è solo la scintilla, la dinamite però è altra.-
Io non riesco a vedermi Jude felicemente incastrato tra due.
Lo so, è la mia visionte totalmente soggettiva, non vuole assolutamente essere altro di diverso.

Mi è piaciuto che nessuna di queste parti fosse filtrata da Raven e, invece, non oso immaginare i pensieri ora di Dee.

*brassa Dy*

Non so cosa ho detto, non me ne vogliate. Sono abbastanza in crisi perchè mi mancano pochi capitoli ç__ç L'avvicinarsi del 90 mi fa paura ç_ç

(no subject)

From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com - Date: 2011-05-09 07:19 am (UTC) - Expand
Page generated Sep. 25th, 2017 04:16 am
Powered by Dreamwidth Studios