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David - Revival





Città di merda.
Viali che convergono verso i soliti incroci, uno skyline soffocato troppo in fretta da stupide montagne e la mappa delle strade che si articola in zone così ben definite da risultare di una semplicità perfino nauseante, se ne studi la dislocazione.
Rosenfield.
Interi chilometri infestati da aree verdi la cui unica utilità sembra esser quella di far pisciare i cani e un lago che ad asfaltarlo anni prima si sarebbe evitato, per esempio, di costringere il quartiere degli uffici giudiziari addossato a quello delle gallerie d'arte. Scongiurando che sacro e profano si incontrino, magari, e che possano scatenare l'apocalisse.
Sarebbe stata una buona idea.
Città di merda.
A volte David si ritrova a pensare che nessun altro sarebbe riuscito, in un perimetro così irrisorio, a ritagliarsi impunemente qualcosa che somigli a una doppia vita più che onorevole. Nessuno privo della sua astuzia, comunque, o del suo sangue freddo. Del suo innato talento per la sopravvivenza.
Rosenfield è capace di risultare paurosamente selettiva - una specie di coltura biologica in cui ogni agglomerato di cellule debba necessariamente evolvere le proprie strutture se non intende rischiare di soccombere alla noia.
Eppure per quanto la sua genialità sia fuori discussione - per quanto anni di esperienza sul campo gli abbiano insegnato a scivolare fra i quartieri eludendo tutte le seccature in agguato - una città di merda resta comunque una città di merda. Nulla da fare.
E non c'è quindi da stupirsi più di tanto che un coglione come Allen abbia finito per sconfinare nel quartiere maledetto dove un ridicolo mucchietto di mattoni che qualcuno spaccia per arte ha attirato la sua attenzione di coglione portando i suoi passi da coglione dentro una galleria del cazzo.
Magan era lì, naturalmente - sempre per la teoria secondo cui una città del cazzo è tale soprattutto in quanto lo spazio necessario a evitare certi casini risulta colonizzato da ameni laghetti con papere. O da insulsi praticelli di margherite.
E quando il più coglione dei tuoi soci incontra tua moglie puoi star sicuro che per te si preparano grossi casini - casini storici. Proprio ciò di cui hai più bisogno alla vigilia di un processo.
Merda.
David ha ormai perso il conto di tutte le volte che l'ha masticata fra i denti, quella parola, da quando rientrando in casa ha trovato la bambina addormentata nella sua cameretta.
Non ha neppure dovuto chiedersi cosa ci facesse già a letto alle sette - si è semplicemente spostato in sala. Si è versato del whisky, in silenzio. Ha guardato Megan.
E forse è stata quella frase a sciogliergli in bocca tutto l'amaro dei veleni più subdoli - forse la compostezza gelida con la quale sua moglie ha scandito, immobile: "Non credevo che saresti arrivato a tanto."
Ma non è servito nuotare fino a sfinirsi, dopo, né spingere il turbo della Jaguar lungo la striscia d'asfalto della tangenziale. Non è servito sorseggiare vino bianco in quel locale anonimo né osservare quella ragazzina con l'insistenza sfacciata del gioco più intrigante.
Se fino a quel momento Megan aveva mantenuto il solito silenzio di ghiaccio, riguardo al caso Holmes, le congratulazioni di Allen che si felicitava per loro - che le raccontava con quanta determinazione suo marito aveva lottato per ottenerlo, quell'incarico, e di quanto fortemente lo avesse voluto - non potevano evidentemente che far esplodere una tensione già esasperata in partenza.
David sapeva che la resa dei conti sarebbe stata inevitabile - non si era mai illuso di riuscire a farla franca.
Quel che non aveva messo in conto, però, era il fatto che il disgusto di sua moglie gli si sarebbe appiccicato addosso con quell'ostinazione - che quella frase sarebbe tornata ancora e ancora come un'eco. Un'eco insistente.
Non credevo che saresti mai arrivato a tanto.
"Merda," ripete, cupo. Ma neanche quello sembra servire.
Perché lei aveva parlato di nuovo, costringendolo faccia a faccia con ciò che non poteva permettersi di guardare - sua figlia, cresciuta quel tanto che sarebbe bastato per immaginarla con le mani di Holmes addosso; i volti delle ragazzine di cui avrebbe dovuto ignorare le cicatrici, in tribunale, e quelli appena adolescenti dei ragazzi che avrebbe dovuto inchiodare al muro. I volti dei loro genitori - dei fratelli.
Dei loro padri.
E per quanto l'autocontrollo costringa i nervi a restare saldi qualcosa continua a spezzarsi come un disco scheggiato che si interrompa sempre sulla stessa nota - un graffiare dissonante.
Sigarette di carta vetrata.
David ha gettato sul marciapiede la cicca ancora accesa - senza guardarsi intorno si è fatto largo fra i passanti. Ha affondato la destra nella tasca della giacca, fatto scattare le serrature della Jaguar.
Niente.
Non può concedersi niente di tutto questo - pensa adesso - accollarsi la responsabilità di ogni schifezza del mondo non può essere affar suo e se quel che ha combinato Holmes può forse riguardare la coscienza privata di ogni comune cittadino è invece del tutto fuori luogo che tocchi la sua, soprattutto fino a quando sarà impegnato a ricoprire un ruolo che guarda caso è garanzia di equilibrio in ogni contraddittorio democratico del mondo. Che guarda caso rappresenta anche il suo lavoro - nulla di personale e nessuna presa di posizione soggettiva.
Niente di tutto ciò, assolutamente.
Ma dannazione, avrà pure diritto a esercitare la sua professione senza che questo sia causa ogni volta di ipocriti ammutinamenti familiari - senza che lui sia costretto a sentirsi un mostro né un arrivista senza scrupoli se la sua carriera dipenderà necessariamente dalla sorte del suo assistito. Solo perché il fottuto sistema funziona così.
È già abbastanza difficile.
Mantenere il controllo dei nervi, e dover fare della sicurezza una religione. Del distacco un abito da indossare ogni mattina, come quella cazzo di toga nera. Come la fermezza assoluta di ogni sguardo - l'impostazione perfetta della voce.
Non è cosa da poco.
E avrebbe voluto guardare sua moglie negli occhi - dirle che ci sono momenti in cui è stanco anche lui. Stanco in maniera così profonda che non basta dormire, e non basta fumare. Non bastano i silenzi inflitti a Samuel e non bastano le ragazzine nelle discoteche - non basta la Jaguar e neppure sua figlia che muove i primi passi sul tappeto.
A volte ti sembra quasi di non riuscire a sopportarla, la notte - o il giorno che si prepara nel buio. Le strade fin troppo note di una città che ti sta addosso come una melma appiccicosa o come un oscuro animale affamato - un cuscino premuto sulla faccia.
Sulla bocca.
Perché adesso David ruoterà la chiave nel quadro del cruscotto - probabilmente spingerà l'acceleratore fino a quando il morso della velocità non serri le mascelle con la dovuta forza. E magari riuscirà perfino a togliersi dalla mente l'immagine di Herrera e dei suoi fottuti vent'anni - dell'incoscienza suicida con la quale ha affrontato suo suocero e il dannato Nord di Samuel, o l'innocenza intatta di April. Il disgusto di Megan.
Ma resterebbe comunque quella frase, la certezza di ritrovarla in aula. La certezza di ritrovarla appena il silenzio si fa più fitto, e il cielo più buio. La velocità meno intensa.
Non credevo che saresti mai arrivato a tanto.
"Merda!" sibila ancora - perché quella sera sembra davvero incapace di dire altro.
Perché le luci dei comandi non si accendono, e la Jaguar non dà segni di vita. Il motore non parte.
E lui non riesce quasi a crederci, che la batteria abbia deciso di piantarlo in asso proprio ora. Proprio in una nottata del genere, senza alcun preavviso. Senza neppure una ragione apparente.
Chinandosi a premere la fronte sul volante, chiude piano gli occhi.
Non è possibile - pensa, e gli viene da ridere. Gli viene da precipitarsi fuori e prendere a calci la carrozzeria - prendere a pugni i finestrini.
Apre la portiera con la solita attenzione, invece - appoggiandosi alla fiancata di sinistra si porta all'orecchio il cellulare. E osserva la gente sul marciapiede di fronte - le insegne verdastre di un locale per ragazzini. I neon che si curvano in lettere.
Distoglie lo sguardo.
Non saprebbe neanche dire per quale motivo decida di aspettare il meccanico seduto sul gradino rialzato di un portone, dopo - deve esser da quando aveva quindici anni che non si accampa sui marciapiedi e di certo non gli è mai più passato per la mente di farlo, da allora.
Probabilmente Samuel sarebbe l'unico in grado di riconoscerlo dentro quello scenario - nessuno dei suoi colleghi prenderebbe in seria considerazione il fatto che si tratti davvero di lui e forse anche Megan tirerebbe avanti senza vederlo. Forse perfino sua figlia.
Eppure Keith lo sta fissando, dall'altro lato del viale.
Lo sta fissando da interi minuti, confuso fra i ragazzi che indugiano all'entrata del pub con le insegne verdi. Protetto dalla lontananza - dalla folla.
Sta guardando lui.
E non è tanto la sorpresa di ritrovarlo sulla sua strada così presto né lo stupore di scoprire che la mente ha registrato la sua presenza quasi con sollievo, come qualcosa che stavi aspettando senza saperlo. Non è neppure il desiderio di cercare un contatto - David non ha intenzione di provarci ancora. Lo ha deciso la sera stessa della mostra, lo ha deciso seriamente. Questione archiviata.
Ma è il suo sguardo.
Deve sentirsi al sicuro, il ragazzino - probabilmente non sospetta che lui si sia accorto della sua presenza e non ha motivo di alzare le difese, quindi. O di nascondersi.
Ed è un volto diverso, quello che aggrotta le sopracciglia dalla parte opposta della strada - è la spontaneità di sguardi che David ancora non conosceva, la serietà di un'espressione che fa sembrare più adulti i lineamenti e più fermi gli occhi. Che equilibra i piani in maniera improvvisa.
È quasi incredibile.
Ed è curioso come i sensi si allertino anche se non sembra esserci alcuna reazione erotica in atto - strano che la voglia di conoscere quel ragazzo torni così violenta proprio adesso che non c'è intenzione né forse energia per cucirsi addosso alcun ruolo. Adesso che ogni gioco è finito.
Ma quando il meccanico arriva riscontra un problema al sistema di alimentazione elettrica della Jaguar - la macchina viene portata in officina col carro attrezzi. Lui cerca un'auto da poter noleggiare, inizia a far telefonate. Passano i minuti, in fretta.
E lo sguardo di Keith si perde così - nella stanchezza di una notte che sembra non dover finire mai. Nel pacchetto di sigarette fumato ai piedi di quel gradino, mentre la strada si svuota progressivamente e la musica si fa più lontana. E le palpebre più pesanti.
L'una - nota David, lanciando un'occhiata all'orologio.
Istintivamente, l'attenzione torna a spostarsi verso le insegne verdi del locale; il marciapiede è vuoto, l'entrata deserta.
Lui getta la cicca sull'asfalto, tirandosi in piedi.
"C'è qualche problema?"
Neanche si stupisce più di tanto, quando quella voce scivola alle sue spalle.
Qualunque cosa riguardi Keith è avvolta in una calma inspiegabile, stasera - gli ricorda un po' certi vecchi film in bianco e nero o il famoso fatalismo di Samuel.
Ci sarebbe forse da preoccuparsi, se ne avesse le energie. Si volta lentamente, invece.
"La Jaguar," risponde, e la sorpresa arriva nel momento stesso in cui affonda gli occhi dentro i suoi - in cui si rende conto che lui è davvero lì davanti e che ha trovato la forza di avvicinarsi da solo, stavolta. Senza alcuna pressione, senza che fosse obbligato a farlo. Dopo l'imbarazzo della sera precedente...
"Hanno dovuto portarla in officina, pare abbia un guasto al sistema elettrico," gli spiega, distrattamente. "Nulla di grave."
Ma intanto lo sguardo penetra nel suo in maniera stranamente fluida - David non sta forzando il contatto e lui non sta facendo resistenza.
Lo osserva spingere le mani in tasca, invece - spostare il peso da un piede all'altro.
"Sì, avevo visto il carro attrezzi," arriva infine la sua voce - ancora. "Per questo ho pensato di venire a vedere se era tutto a posto. O se avevi bisogno di qualcosa, insomma…"
"Ho noleggiato una macchina da Kenney, per fortuna è aperto anche di notte."
"Kenney? Quello dall'altra parte della città?"
"Chiamerò un taxi."
Silenzio.
"Se vuoi posso accompagnarti io, non sarebbe un problema," azzarda Keith, muovendo inconsciamente un passo indietro. Schiarendosi la voce. "Tanto stavo andando a casa, sarebbe di strada…"
E David inspira, lentamente. Inspira e sente l'aria scendere nel petto, penetrare nei polmoni. Riempirli.
"Merda," si ripete ancora. E poi di nuovo, in automatico: "Merda. Merda."
Perché non è la serata adatta, quella - perché non è sicuro di riuscire a farcela.
Perché il cazzo di ragazzino che ti colonizza il cervello da mesi e che ti ha dato il benservito appena hai provato a baciarlo non può ripiombare nella tua vita così, con un'offerta di quel genere.
Un'offerta fatta con quel candore, poi, come se caricarla di altri significati fosse impensabile - del tutto fuori luogo. O come se fotterti il cervello fosse il suo passatempo preferito. Come se fosse nato per quello.
Merda.
Per un attimo è quasi sul punto di chiedergli se si renda conto - mandarlo al diavolo o ridergli in faccia. Scoparlo nel primo angolo buio e farla finita una volta per tutte.
Capitolo chiuso.
"D'accordo. Grazie," risponde invece, e pensa che evidentemente c'è qualcosa che non va. Qualcosa di serio.
Ha questo strano talento, Keith: piazza bombe nei punti strategici della tua vita come un bambino inconsapevole che giochi col fuoco. Quando ne esplode qualcuna lui si spaventa, ma tu invece salti in aria. Non c'è modo di evitarlo.
E David valuta che sono almeno vent'anni che non si trova seduto in auto dal lato passeggero, con qualcun altro alla guida. Che sono almeno vent'anni che non gli capita di evitare deliberatamente uno sguardo per qualcosa che somiglia in maniera preoccupante ad imbarazzo, e soprattutto che sono quasi venticinque anni che non si sente addosso quella paura inconcepibile di baciare qualcuno.
Dev'esser la serata del revival, quella.
O qualcosa nell'universo deve aver sovvertito ogni legge logica - la deflagrazione simultanea di tutte le bombe di Keith, forse. Forse, solo l'immagine del suo pugno stretto sulla leva del cambio a decidere il ritmo del motore. Decidere ogni spinta.
Distoglie gli occhi in fretta, bagnandosi le labbra.
"Tu credi che potrebbe piovere, domani?" mormora, e subito inizia a contare meccanicamente da quanto tempo non gli capiti di fare una domanda altrettanto inutile. Altrettanto cretina.
L'altro sembra prendere sufficientemente sul serio la questione da sporgere la testa verso il finestrino, comunque. E da rispondere, con la massima serietà: "Forse… Qualche nuvola c'è, in effetti…"
Saggiamente, lui decide di lasciar cadere l'argomento.
Keith ha una piccola utilitaria piuttosto vissuta - sedili ricoperti di stoffa sgualcita e un'autoradio ancora a nastri incassata nel cruscotto.
L'intento più urgente di David, al momento, è quello di persuadere se stesso che quel senso di disagio costante provenga da lì: dalla disabitudine a certe cose, a certe scenografie. E dall'assurdità della propria immagine calata in un contesto del genere - lui che fino a pochi minuti prima se ne stava seduto sul marciapiede come un ragazzino qualunque. O come un accattone.
Forse conviene che si impegni a cercare una teoria più convincente - considera.
Contrariato, si lascia scivolare sul seggiolino.
"Metti la freccia. Giriamo a destra," annuncia.
Stupito, l'altro gli lancia un'occhiata. "A destra?"
"Non vieni spesso in questo quartiere, scommetto."
"Non spesso, no."
"Io ci sono cresciuto," confessa lui. E il cuore si blocca, l'istante successivo, perché non aveva in programma di dire niente del genere. Perché non ha senso raccontare qualcosa di sé a quel ragazzino e perché ha anche sempre avuto serie difficoltà ad affrontare con chiunque i luoghi della propria infanzia. Ricordare da dove viene non gli piace - non l'ha mai fatto neppure con Samuel. Neppure con se stesso.
"Sì? Sei nato qui?" domanda però Keith, ed evitare di rispondergli diventa impossibile senza rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione. Senza che il silenzio diventi più eloquente di ogni parola e che un ragazzino qualunque possa dire di aver visto David Hamilton in difficoltà.
"In una delle case vicino al bosco, per l'esattezza," spiega quindi, affrettandosi a cercare le sigarette. "Allora era quasi tutta campagna, qui."
Silenzio.
"Si può praticamente dire che io sia venuto al mondo in una specie di stalla. Come dio, presente?"
"Un precedente illustre…"
"Già."
E improvvisamente quasi scoppia a ridere, David. Così, senza ragione.
"Avevano trenta capre, i miei, e una quarantina di conigli. Mi sembra di ricordare anche una mucca da latte, per un certo periodo. Oh, e naturalmente le galline. Avevo convinto il mio amico che una di loro faceva le uova d'oro perché andasse ogni mattina a fare la raccolta al posto mio."
"Avevi già più la vocazione dell'avvocato che del contadino, quindi…"
"Lascio giudicare a te. Il mio amico ci crede ancora adesso, a stronzate del genere…"
"Va ancora a raccogliere le uova?"
"Non esattamente." Un sorriso. "Con l'età, è peggiorato," ridacchia lui, mentre i nervi si distendono gradualmente. Mentre la stanchezza torna a farsi sentire e le palpebre bruciano, e la testa si rilassa all'indietro contro il sedile della macchina.
Lentamente.
"In effetti tutto è successo così in fretta che non ho avuto quasi il tempo di accorgermi, e temo siano rimasti in sospeso diversi quesiti," mormora. "Quesiti importanti, capisci?"
"Con il tuo amico?"
"Mh? Ah, no. No." Ancora una risata. "Lui è fin troppo lineare, nella sua follia. Parlo di questioni più complicate, più insidiose. Magari la prospettiva di qualcuno abituato a guardare il mondo dall'alto delle galassie potrebbe sciogliere il nodo, chissà…" dice.
E quando Keith arrossisce appena, chiedendo: "Di cosa si tratta?", le parole escono quasi da sole, senza che lui possa intervenire in alcun modo per ridurle al silenzio. O per mettersi al riparo.
È perfino pauroso, se soltanto ci pensa.
Se soltanto fa mente locale e si domanda perché lo stia facendo - perché proprio quella sera, e perché proprio con quel ragazzino. Perché in quel modo - come una richiesta di aiuto. Un atto di debolezza.
"Merda," si ripete.
E continua a ripeterselo anche mentre accende la sigaretta, mentre abbassa il finestrino. Mentre parla, espirando fumo.
"Immagina te stesso fra una ventina d'anni," mormora, guardando dritto avanti a sé. "Immagina di aver speso l'intera vita per… che so. La fisica? Immagina di essere Enrico Fermi. E di avere in mano il segreto della fissione nucleare - la scoperta del secolo. Successo e immortalità e fama. E un tassello fondamentale per l'evoluzione della scienza - la scienza a cui hai dedicato tutto te stesso. Mi segui?" domanda.
"Più o meno… Credo di sì."
"Bene," prosegue. "E adesso immagina di conoscere perfettamente gli effetti devastanti che potrebbe avere una bomba atomica - sei niente meno che Fermi, del resto. Se non li conosci tu… E immagina di sapere anche che gli scienziati di Hitler stanno lavorando alla stessa ricerca, e che se anche tu riuscissi a tenere segrete le tue scoperte otterresti solo che qualcun altro giunga ai tuoi stessi risultati al posto tuo, magari… Senza che questo serva comunque a salvare una sola vita."
Keith gli lancia uno sguardo.
"Cioè, la mia scoperta sarebbe la bomba atomica? E io, sapendolo, dovrei decidere se andare avanti o lasciare che lo facciano i miei nemici?"
"Qualcosa del genere, sì," sbuffa David.
E pensa che a questo punto dovrebbe forse attendere una risposta - contare meccanicamente gli istanti di silenzio e lasciare ai pensieri del ragazzo il tempo per articolarsi. Lasciargli in mano la propria vita, tutti gli anni passati. Gli anni che verranno.
"Era un esempio del cazzo," sbotta invece, perché dev'esserci un limite anche al surreale. Dev'esserci rimasto qualcosa da salvare dalla catastrofe di quella notte - qualcosa di se stesso. Un corpo da poter ritrovare domattina, dentro i vestiti che indossa.
"Non farci caso, non so che mi prenda," taglia corto, indicando fuori. "Puoi accostare qui, siamo arrivati."
E rivede Megan nel buio della strada, quando si sporge ad aprire la portiera. Rivede le ciglia di April adagiate sulla guancia, il suo orsacchiotto di peluche. Respira il sigaro di suo suocero, nell'aria.
Ha bisogno di whisky.
E ha bisogno di tornare a sentire il vento fra i capelli - chiudere i pugni sul cerchio di un volante e strapparla dalle labbra di quel ragazzino, la forza che manca.
Riprendersi quel bacio.
Invece è la voglia di accarezzarlo che brucia le mani - la leggerezza. La tentazione di premergli la bocca sul collo e di ascoltarla davvero dalla sua voce, la risposta che non può permettersi di sentire. La fine di tutto.
Ha una paura fottuta, tanto vale ammetterlo.
Forse proprio per questo blocca i movimenti, adesso - per questo si volta lentamente e guarda Keith dritto negli occhi. Nero nel nero, con fermezza.
Come ha sempre fatto.
"Per quanto riguarda l'altra sera," inizia, serrando la stretta sulla maniglia della porta. "Non penso di averti ancora detto che mi dispiace. Mi dispiace di aver scelto il momento sbagliato, intendo, perché a questo punto è evidente che avrei dovuto aspettare."
Silenzio.
"Fino ad ora," aggiunge, e il ragazzo distoglie gli occhi come se fosse stato sfiorato un nervo scoperto. Come se quell'affermazione avesse spalancato di colpo la porta di una stanza proibita. Territorio pericoloso.
Ma non sembrano esserci limiti stasera, per David - soprattutto adesso che ha intravisto il suo vero volto. Adesso che l'onestà è diventata una scelta, più che un incidente, e forse per la prima volta da anni la possibilità di scoprirsi davvero si è trasformata in un bisogno quasi fisico. Voglia di farsi conoscere e di conoscere, lasciando perdere qualsiasi maschera.
Qualunque difesa.
"Guardami," scandisce quindi a bassa voce, dopo averlo osservato a lungo.
E preferirebbe che lui non trovasse il coraggio obbedirgli, in realtà - che inconsapevolmente lo trascinasse via dall'orlo del precipizio chiudendola lì una volta per sempre, quella follia.
Eppure quando Keith alza lo sguardo solo per fermarlo oltre le sue spalle si ritrova a ordinargli ancora una volta, ancora più fermamente: "Guardami."
E si ritrova ad attendere i suoi occhi con la consapevolezza nettissima che quell'istante resterà inciso nella sua vita per sempre, comunque si concluda. Che gli orizzonti saranno diversi in ogni caso - in ogni caso terribili. E che per una volta può concederselo anche lui, di aver paura.
Assaggiare il sapore del vuoto sulla lingua e sentirlo scendere nello stomaco. Sentirlo crescere.
È come se i piedi franassero nel nulla, quando finalmente gli occhi si incontrano.
"Va bene," sussurra - la voce appena un po' arrochita. Un timbro strano, non suo.
Assottiglia le palpebre.
"Qual è il problema?"
Silenzio.
"Tutto, in pratica," risponde poi il ragazzino, ridendo nervosamente. "Perché non è che non voglio, è che… È che non sono capace."
Prende un respiro profondo, dopo. Cerca di proseguire.
"Vivian non ha problemi a vivere le cose come vengono," chiarisce. "Io sì. E non riuscirei neanche a iniziarla, una notte con te. Anche lasciando da parte il mattino dopo."
"Già. Il mattino dopo preoccupa parecchio anche me…" sorride lui, ma non c'è traccia di ironia nella sua voce e l'altro sembra ormai deciso a proseguire il suo discorso fino in fondo.
"Probabilmente non avevi torto, l'altra sera," continua, tornando a spostare lo sguardo fuori dal finestrino. "Quando dicevi che non sono il tipo. Perché… Non sono il tipo, appunto." Un sospiro. "Non sono il tipo che riesce a farsi guidare dall'attrazione e basta, che si lascia andare. O che vive le cose d'istinto, alla leggera."
"Alla leggera," ripete lui. Keith arrossisce.
"Sì. Cioè," riprende. "Conosco Vivian da quando era bambino - so come affronta certe cose. Come vi siete conosciuti, intendo. Io non sono mai stato capace. E non sto dicendo che voglio promesse di fedeltà o altro, prima di… Cioè, non avrebbe senso neanche quello. Ma… David, la prima volta che te lo sei portato a letto non sapevi neanche il suo nome. E se vi siete ritrovati dopo mesi è stato solo un caso, e io non sono Vivian, comunque." Pausa. "Non ci sarebbe neanche quel discorso," conclude il ragazzo.
Ma David non lo ascolta già più, perso nello stupore di guardarlo negli occhi e chiedersi come sia possibile che la razionalità giochi un ruolo così primario, negli schemi comportamentali di un ragazzino. Se si tratti solo di una strategia difensiva particolarmente consolidata o se manchi alla base un vero coinvolgimento, invece. Se con un altro sarebbe diverso.
Raddrizzando la schiena, annuisce lentamente.
Non è abbastanza lucido per darsi risposte precise, adesso - eppure non può ignorare il fatto che si senta svuotato. Sfinito.
E che si sia aperta una ferita, in qualche parte molto profonda di sé. Che sia stato Keith a scavarla. Che lui gli abbia permesso di farlo.
"D'accordo," conclude. Ha voglia di fargli male.
Ha voglia di fargli male e di baciargli dolcemente la fronte, intanto. Farlo star bene.
Premendosi le dita sulla tempia, spinge i capelli lontano dal viso.
"Città di merda," mormora, perché di qualcuno deve pur essere la colpa se quel ragazzino è riuscito a massacrarlo una seconda volta. Sarebbe bastato distribuire i locali notturni su un territorio appena un po' più vasto - allargare i confini del quartiere. E qui torniamo alla questione dei parchi. Dell'ameno laghetto…
Scrolla la testa, aprendo la portiera.
"Riesci a tornare in centro, da qui?" domanda a Keith, per poi aggiungere ridendo - senza aspettare neppure la risposta: "Già. Non c'è pericolo che qualcuno riesca a perdersi a Rosenfield, scommetto…"
E per un attimo gli sembra che il punto di contatto sia vicinissimo, in realtà - il ragazzo gli sorride come davvero farebbe qualunque altro suo coetaneo: in maniera un po' incuriosita e un po' nervosa. Sincera.
"Sì, dovrei riuscirci senza problemi…" dice, con quel tono di voce che soltanto i ragazzini riescono a modulare. Che ti costringe a perdonare loro qualunque cosa. Desiderarli soltanto.
Ma David non vuole guardare, stasera - non vuole vedere più nulla.
Non vuole sentire.
"Grazie del passaggio, Keith," scandisce, mentre già l'aria della notte affila le palpebre e la percezione della terra sotto i piedi rende più solido l'equilibrio. Mentre la fiamma dell'accendino illumina le mani, con la sua luce calda. La forma delle dita.
"Oh, ecco…" ridacchia, prima di sporgersi dentro l'abitacolo. "Sembra che io conosca il tuo nome, dev'esser questo che porta sfiga…"
Eppure allunga il braccio, dopo, e senza aggiungere altro gli sfrega le nocche sulla guancia con una delicatezza che non pensava neppure di possedere. Che destabilizza lui per primo.
Poi si tira indietro. Sbatte la portiera.
E senza voltarsi - aspirando il fumo - si allontana.


























































































































































































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Date: 2010-09-12 10:07 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
... *Amo* questo David.

(Domani a mente meno assonnata recupero alcuni errori di battitura ^__^.)

Date: 2010-09-13 08:22 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Non oso neppure immaginare quanti devo avercene infilati, stavolta...
Ieri sera, appena pubblicato, ho perfino rinvenuto almeno 4 o 5 "v" infilate fra le righe - il solito aborto di CONTROL V che serve per incollare il tag
alla fine di ogni periodo.
*rolls*
Felice che tu lo AMI, comunque.
Io l'ho ODIATO come non puoi neanche immaginare... *rolls*

Date: 2010-09-15 08:22 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
Amore-odio, perfettissima combinazione ^___^.
Domani rintraccio gli errori. Ultimamente quando sono a casa sono sempre di corsa. :(

Date: 2010-09-16 09:11 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ste, evita. Per favore.
Credo che per una volta possiamo sopravvivere anche senza, dai^^.
Figurati se con tutto quel che hai da fare devi metterti anche a betare noi!!!
Non far sentire Sam in colpa, su!^^

Date: 2010-09-16 10:09 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
Sam, non sentirti in colpa ^__^.
(Mi sa che non vi sarà tanto facile liberarvi della mia pignoleria, purtroppo ^^".)

Interi chilometri infestati da aree verdi la cui unica utilità sembra esser quella di far pisciare i cani e un lago che ad asfaltarlo anni prima si sarebbe evitato virgola? per esempio, di costringere il quartiere degli uffici giudiziari addossato a quello delle gallerie d'arte.

Le una - nota David, lanciando un'occhiata all'orologio.
Qui ero abbastanza perplessa. Io dico "l'una". Ho consultato Kuso (che ha confermato "l'una"), e ho cercato la risposta su San Google ^^.
http://lingue.altervista.org/grammatica_italiana_parte4_funzionale.htm
Non so quanto sia attendibile, ma io sono d'accordo con lui ^^.

Lui getta l'ultima cicca sull'asfalto, tirandosi in piedi.
... Leggere "l'ultima" mi fa pensare all'ultima del pacchetto (cosa che mi fa molto rattristare per il povero David, abbandonato dalla Jaguar e privo di nicotina ^^), non all'ultima della lunga serie di sigarette che ha fumato ^__^.

Avevo convinto il mio amico che una di loro faceva le uova d'oro perché andasse ogni mattina a fare la raccolta al posto mio.
Più o meno lo stesso problema ^^.
Il mio amico -> ... il suo unico amico? David, oltre a saltellare bucolicamente tra mucche e galline, non aveva amici? Povero caro...
^__^ Non è automatico che sia Samuel (almeno, per il mio cervello ^^), magari "un amico/un mio amico" ci starebbe meglio ^^.

E quando Keith arrossisce appena, chiedendo: "Di cosa si tratta?" virgola? le parole escono quasi da sole, senza che lui possa intervenire in alcun modo per ridurle al silenzio. O per mettersi al riparo.

gli spiega, distrattamente. "Nulla di grave," Punto alla fine ^^.

Ma non sembrano esserci limiti stasera, per David spazio ^^- soprattutto adesso che ha intravisto il suo vero volto.

... Spero tutto ciò non vi disturbi ^^".
(Il fatto che sia stato un capitolo abbastanza "conflittuale" spiega come un po' di cose non siano perfette ^^.)

Un abbraccio ♥.

Date: 2010-09-17 01:59 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Grazie Ste.^^ Ho corretto tutto.
Cioè, spero. In realtà ci ho provato una ventina di volte perché internet continuava a darmi problemi ogni volta che approvavo le modifiche, ma stavolta dovrebbe essere andato.^^
L'unica cosa che ho lasciato è "il mio amico". Poi magari chiedo a Fata che cosa intendeva, ma è che io colloquialmente per esempio lo dico spesso, riferendomi a una circostanza particolare. Sicuramente la sfumatura è diversa - *il* mio amico dà un senso di esclusività, chiaro - ma penso che abbia senso se, per esempio, David sta ricordando quel periodo in cui Sam comunque era una delle figure più importanti della sua vita e, preso nel ricordo, ne parla come se Keith in qualche modo fosse presente. Cioè, avesse detto "avevo convinto un mio amico che..." mi sa più di *occasione casuale in cui David si trova un amico idiota e lo convince a fare il lavoro sporco al posto suo*, mentre con l'articolo determinativo mi sa più di *c'era questo mio amico che credeva a tutto e quella volta l'ho convinto addirittura che...".
Cioè. *rolling-eyes*
È una spiegazione delirante, ecco, ma magari un qualche senso potrebbe averlo. *rolling-eyes* Spero si sia capito qualcosa.
Poi magari ora se ne esce Fata dicendo che nono, era un errore anche quello. *rolling-eyes* Capacissima. Ma io lo vedrei possibile, ecco.^^

Kiss^^

(Comunque davvero, Ste. Prima o poi dovremo trovare un modo di ripagarti dei servigi di beta. *rolling-eyes* Proporrei a Edward di assumerti nella sua casa editrice, ma ti voglio troppo bene per consegnarti a quello schiavista, quindi dovrò inventarmi qualcos'altro... *rolling-eyes*)

Date: 2010-09-17 08:36 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
Non è una spiegazione delirante, funziona ^^. Avevo pensato che quella fosse l'interpretazione, ma... io dico sempre "un mio amico", anche se è una circostanza particolare ^__^.

Proporrei a Edward di assumerti nella sua casa editrice, ma ti voglio troppo bene per consegnarti a quello schiavista, quindi dovrò inventarmi qualcos'altro... *rolling-eyes*
.... Proponi, proponi *_____*. Ecco, mi basta una pausa sigaretta/caffè ogni tre ore. Poi, può schiavizzarmi quanto vuole, lavorativamente parlando ^__^.

Date: 2010-09-12 10:27 pm (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
Mi sono venuti i brividi, giuro. Vuoti nello stomaco e sorrisi e gola serrata.
Amo David, lo amo soprattutto con Keith. Amo quella dolcezza stanca che gli si incolla addosso quando è troppo stremato per tenere in piedi le proprie difese. Fa male, da quanto è *bello*.
Non lo so, in momenti come questi personalmente gli perdonerei qualsiasi cosa.

Ho *amato* a livelli indicibili questo capitolo, credo che voi possiate immaginare quanto. ^___^

Bisogna che mi riprenda un po'.
*Grazie*.

Date: 2010-09-13 08:31 am (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Si, ti capisco...
Sono venuti i brividi anche a me - anche se per tutt'altro motivo... *rolls*
Dicevo a Roh che mi è andata solo bene che il pov non fosse di Samuel, stavolta, perchè credo che non mi avrebbe perdonato il ritmo per i prossimi cinquemila lustri.
L'avvocato invece era troppo rincoglionito per muovere proteste. Probabilmente mi uccide appena rinsavisce - domani, magari, dopo una sana dormita - ma per il momento sono salva.
*rolls*
Forse nel blog vi metteremo a parte del DELIRIO che è stata la stesura di questo capitolo. Compresa la scelta del titolo.
Forse.
O forse semplicemente rimuoveremo il catastrofico evento almeno fin quando questi due non si ripresenteranno con la loro prossima scena. Al che, bisognerà vedere se ci trovano. Che io sono seriamente intenzionata a migrare molto, molto a Nord...
Grazie di aver letto.
E di aver digerito.
Kiss!^^

Date: 2010-09-13 09:07 am (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Quando ho conosciuto PraticanteAvvocato, una delle prime cose che gli ho chiesto riguardavano proprio la *difficoltà* dell'accettare di difendere gente palesemente colpevole. Gli ho chiesto come si potesse farlo, se la coscienza non urlasse. PraticanteAvvocato di occupa di roba che ha a che fare con robe fiscali e via dicendo, ma la sua risposta fu chiarissima: "è lavoro. La gente paga per essere difesa. Punto". Non esiste che tu possa rifiutarti di farlo, devi mettere da parte sentimenti e tutto. Il tuo lavoro è fare in modo che anche il più bastardo dei delinquenti riesca, se non a farla franca, a uscirsene con meno pena possibile.
Ora.
Ogni volta che commento sto qui a raccontare la mia vita, me ne rendo conto, ma questo capitolo mi ha riportato in mente quei discorsi e dunque io li riferisco.
In sostanza (OMMIODDIOCOSASTOPERDIRE) credo che il mio odio (?) per David in questo capitolo si sia trasformato in amore (FATA NON RIDERE! NO, NON PUOI NEMMENO GHIGNARE).
I suoi pensieri fortemente ambientalisti mi hanno fatto piegare in due dalle risate, tanto per cominciare.
Poi, pian piano, è venuta fuori l'etica dello squalo, per citare uno dei vostri titoli. Un David che riesce a separare perfettamente morale e lavoro, ad erigere un muro per fare in modo che l'una non incontri l'altra.
E tutto questo è fantastico. Oltre che estramamente *reale* e coraggioso, in un certo senso. Perché sarebbe stato molto più facile scrivere di un David che, nonostante i suoi difetti, cercasse di accollarsi (ditemi che esiste questo verbo in italiano!) i casi eticamente e moralmente più corretti. Invece no. Lui è un avvocato e ad un avvocato non deve interessare chi ha torto e chi ha ragione. Punto.
Ho più o meno perso il filo del discorso, giusto per cambiare. E non si capisce nemmeno dove io voglia andare a parare. (prima o poi non commento più XD così vi risparmio le mie seghe mentali)
Questo pov era magnifico, più di ogni altro su David (forse nel mio cervello fa a gara con quelli di David&Sam insieme).
Si percepiva la stanchezza di David, sembrava di vederlo aggirarsi per la città e il suo corpo sembrava avvolto dal fumo, non so esattamente che immagine sia, ma rende la mia idea di stanchezza, pesantezza. Come se reggesse tutta una vita sulle spalle e improvvisamente si rendesse conto di non avere abbastanza forza per farlo.
E poi Keith.
Una delle (poche) battaglie che David ha perso (finora, mi sa ^^). Una di quelle pochissime battaglie che si è concesso di perdere, più esattamente, credo.
Come ho già detto, non apprezzo particolarmente questa coppia, non so esattamente il perché. Però credo che prima o poi sarò costretta a ricredermi (come mi succede con TUTTE le cose che prima non mi piacciono e poi adoro).
Keith in questo capitolo è stato una ventata di leggerezza. Quasi a sollevare David da tutti i pesi che porta addosso. Sì, lo so che gli ha dato di nuovo due di picche (^___^), però non so, la loro scena mi è sembrata delicata, con un David che per un attimo smette i panni del cacciatore e si lascia guidare dalle parole di Keith. Come se avesse capito che no, non deve andare *a caccia*, ma lasciarsi guidare da lui per poterlo avere, piano piano. Un po' come è stato con Rowan. E con Vivian, anche se le modalità lì sono state diverse, ma fanno parte del carattere dei personaggi (come dice Keith stesso). Ma quello che è certo è che per David Vivian non è solo una scopata.

A proposito, ma Vivian che fine ha fatto? Gli date del cioccolato da parte mia? ^^''

PS se non c'è un filo logico in quel che ho scritto perdonatemi e ignoratemi pure ^^'' sarà che l'avvocato senza maschera mi ha sconvolto troppo ^__-

Date: 2010-09-13 12:27 pm (UTC)
From: [identity profile] ilcerchiomagico.livejournal.com
Il punto è che David sta iniziando ad avere serie difficoltà - temo - a mantenere separata la propria vita professionale da quella privata.
E non solo perchè Megan gli fa ostruzionismo. Non solo perchè Samuel gli pianterà una grana di quelle storiche, appena saprà a quale caso sta lavorando. Non solo perchè Keith gli piomba nella vita proprio adesso, destabilizzandolo di suo.
Ma proprio perchè comunque sta affrontando un argomento piuttosto forte, in quel processo. E oltre tutto, le sue indagini gli danno la certezzaa assoluta che il suo assistito è colpevole. Che sta difendendo una specie di mostro.
Ora.
Io personalmente avrei serie difficoltà anche a rappresentare gente palesemente colpevole in cause fiscali, per dire. *rolls*
Ma credo che in questo caso conti molto l'aspetto *umano* della faccenda. E' quello che crea maggiori problemi all'avvocato, mi sa: e meno male.
Perchè significa che in fondo non è tutto completamente perduto, in lui. Che un margine di recupero esiste.
E nonostante questo non è facile.
Cioè: io devo far attenzione a bilanciare in maniera credibile tutto quanto - devo considerare in quale ambiente David si sia formato, quale sia la sua realtà quotidiana. Devo considerare la sua ambizione, l'adrenalina che qualunque tipo di sfida gli riversa addosso. E devo tener presente il sistema etico che ha acquisito. L'esperienza che ha alle spalle nel gestire i conflitti di interessa fra il suo lavoro e la sua coscienza.
Eppure stavolta questo caso rappresenta un terremoto troppo grosso perchè perfino lui non ne sia in qualche modo scosso.
E sarà una guerra all'ultimo sangue, la sua: non ha alcuna intenzione di lasciarsi intimidire dai propri scrupoli.
Però ecco, gli scrupoli stanno creandogli casini.
E poi ci sarà il colpo di grazia (che non ti rivelo per non fare spoiler) che chiuderà il conflitto una volta per tutte.
Vedrai.
Solo ecco. David non è affatto forte come vuol far credere a tutti. O forse *forte* non è la parola giusta... Diciamo che non è così *bastardo* come vorrebbe, ecco.^^
Ed è questo che lo manda in crisi, principalmente.
Anche con Keith, ho paura che per il momento non ci sia nulla di virtuoso nel suo comportamento. Era solo stordito, stasera. Era nel bel mezzo di uno dei suoi momenti peggiori e semplicemente non è riuscito a gestire l'elemento-destabilizzante (Keith *rolls*) come avrebbe voluto...
Resta fuor di dubbio che tutte ste cose insieme stiano assestando colpi piuttosto seri alla sua sicurezza, comunque.
E resta anche fuor di dubbio il fatto che in qualche modo Keith sembra capace di mandargli in tilt in cervello. E che questo sarà determinante. Per molte cose.^^
Quanto a te...^______________________^
In sostanza (OMMIODDIOCOSASTOPERDIRE) credo che il mio odio (?) per David in questo capitolo si sia trasformato in amore (FATA NON RIDERE! NO, NON PUOI NEMMENO GHIGNARE).
Sei consapevole che d'ora in avanti l'avvocoso userà tutto questo contro di te, sì?^^
E sei consapevole che chiedermi di NON ghignare è completamente INUTILE????^^
*ghign*

Date: 2010-09-13 12:42 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
Sei consapevole che d'ora in avanti l'avvocoso userà tutto questo contro di te, sì?^^

Sì -________________-
Ma vabbè, potrei diventare anche tollerante.

E poi ci sarà il colpo di grazia (che non ti rivelo per non fare spoiler) che chiuderà il conflitto una volta per tutte.

Ma almeno non dirmi palesemente che è uno spoiler è__é
Fra l'altro ho paura per l'intromissione di Sam.
(sto cominciando a farmi flash allucinanti fra l'altro... Non è che c'entra qualcuno dei pg di nostra conoscenza nel processo?)

Comunque, davvero, complimenti. Non so, questo ritratto di David mi ha colpito tanto, è... inusuale, in senso buono, ovviamente. E ora sono molto molto curiosa di sapere come andranno avanti le cose ^^

Date: 2010-09-13 05:31 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Fra l'altro ho paura per l'intromissione di Sam.
(sto cominciando a farmi flash allucinanti fra l'altro... Non è che c'entra qualcuno dei pg di nostra conoscenza nel processo?)

Beh. Bj e Vivian possono non essere passati direttamente nelle mani di Holmes, ma è solo questione di caso. Come è solo un caso che non ci sia finito Keith. Come è un caso che non ci finirà April o le sue compagne di classe o che altro.
Io credo che sia questa la questione che disturba più me di questa faccenda e del modo in cui David la gestisce - sicuramente è quella che disturba più Megan.
È un pò come il discorso dei preti pedofili. Non si tratta di *punire*, ma di evitare che cose del genere succedano ancora. Perché è un caso che quel bambino sì e l'altro no, e boh. È una cosa troppo orrenda per sgravarsi le responsabilità in questo modo.
Ed è meglio che taccio perché *me lo sento* che sto per dire qualche spoiler, quindi davvero. Passiamo oltre che è meglio. *rolling-eyes*

Sono felice che il capitolo ti sia piaciuto.^^ E che ti sia piaciuto David.^^
Credo che questo capitolo fosse un po' l'anticipazione di un David futuro - a me ricordava molto quello della fine della scorsa versione - e boh. Faceva quasi un pò effetto. *rolling-eyes* Ma boh. Io amo sempre David quando è così *stanco*. *rolling-eyes* Credo sia Megan...

Come ho già detto, non apprezzo particolarmente questa coppia, non so esattamente il perché. Però credo che prima o poi sarò costretta a ricredermi (come mi succede con TUTTE le cose che prima non mi piacciono e poi adoro).
Se non ti ricrederai mai, sarai credo in buona compagnia.^^
Io almeno penso di non vivere così male neanche Albert e Mike, ed è tutto detto vista la mia gelosia irrazionale per Mike.^^
Comunque, credo che la loro storia diventerà interessante. E proprio perché Keith non è il ragazzino timido e fragile che crede l'avvocato, ma anzi. Penso che sarà proprio quella della crescita, la loro dimensione. Per entrambi.
(Se, come si diceva, non ci suicidiamo prima noi. *rolling-eyes*)

(Vivian comunque sta bene e dice che ti AMA per il cioccolato. *rolling-eyes*
Adora quando lo viziate con i dolci. *rolling-eyes*
E manda un bacio a tutti. *rolling-eyes*)

(Tra non molto tornerà anche lui, comunque, giuro.^^ Dobbiamo solo far riprendere Fata dallo stress di questo capitolo prima di affibbiargliene uno su Carlos. *rolling-eyes*)

Kiss^^

Date: 2010-09-13 05:41 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
^^
Vivian <3
Spero che faccia un bel cazziatone a Carlos ^___^
(anche se so già che quando finiranno a fare sesso io morirò d'amore!)

Date: 2010-09-13 12:27 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Un David molto autentico.
Abbastanza stanco da lasciar perdere le maschere e abbastanza se stesso da non risultare altro. Diverso o OC.
Le disquisizioni ambientalistiche sono uno spasso. XD
Tra l'altro, mi sono sempre chiesta se Rosenfield non fosse un posto troppo stretto. Una boccia più adatta ad un pesce, che ad uno squalo. Come se la sarebbe cavata in una città più grande e spietata. Competitiva.
Cosa sarebbe diventato, squalo tra gli squali.
Se c'è mai stato un posto con un altro nome, nei suoi piani o se ha avuto mai voglia di partire, quando Sam è andato via.
A che punto della sua vita, tutte le strade si sono fuse nel cognome di Megan e tutto il resto è diventato un piano da seguire.
David doveva essere un genio a Risiko... ^___-
Comunque l'ho trovato molto bello, il suo pov.
L'equilibrio fra etica e dovere è molto complicato. Soprattutto in certi casi. Però boh... è come il medico che si rifiuta di curare un serial killer. Tutti hanno diritto ad un medico che fa di tutto per salvarli. Come tutti hanno diritto ad un avvocato che fa del suo meglio per scampare o alleggerire la condanna. In modo lecito. Si spera.
Certo, proprio fare di tutto per avere quel caso, è un'altra cosa.
Affrontarlo con la certezza assoluta di colpevolezza - senza il minimo e ragionevole dubbio - è un aborto di coscienza. Ci vuole coraggio anche per quello.
Se pensi che basta essere a conoscenza di un reato - e non denunciarlo - per rischiare il concorso a delinquere...
Però la questione è sempre quella. C'è chi difenderebbe Holmes perché crede nel suo dovere e lascia le condanne alla "giustizia" e chi lo farebbe per fama.
Ti possono fare rabbia entrambi o nessuno. Alla fine, non sta a loro decidere.
Se gli avvocati si mettessero a scegliere e a selezionare tra i criminali o presunti tali, la giustizia non solo non esisterebbe dall'altro lato del banco giudiziario, ma neanche dal loro. Però boh... non sono cose da tutti. Ci vuole una certa vocazione e certamente, cose del genere, non lasciano la coscienza pulita. Mai. Però ognuno ha i suoi rischi del mestiere.
Un lato di me, onestamente, vorrebbe che David mollasse il caso.
L'altra parte - più razionale - è bloccata dal diritto alla difesa.
Certo, sarebbe meno difficile accettarlo se la giustizia facesse meno schifo e gli ergastoli mancati non pesassero sullo stomaco, di fronte a condanne con ZERO giorni di galera.
Però sto sproloquiando. Quindi stop. Mi pare anche di aver già parlato con voi su msn, del caso Holmes.

Mi è piaciuto molto Keith.
Sono quasi orgogliosa di lui. Non per le picche a David, ma per essersi avvicinato e per aver parlato!
E' stato chiarissimo e ha affrontato la questione.
Poi è arrossito solo UNA volta. Come posso non essere orgogliosa? ^___________^
Merita i complimenti.
Sono curiosa di vederli davvero insieme, David e Keith.

Sono soprattutto orgogliosa di voi. Che lo so che siete morte e resuscitate e ri-morte/rischiato l'esaurimento nervoso/lo sterminio di massa/chipiùnehapiùnemetta. Probabilmente, vi sarete così esaurite da non riuscire neanche ad apprezzarlo, questo capitolo. Però è venuto fuori davvero bene. Anche se non ci credete, io ve lo dico. ^^
Ci tengo a concludere con: grazie. Perché mi mancava la Rosa ed è stato un sollievo trovare l'aggiornamento. ^^

P.S.
Avrei voluto dire qualcosa su Megan, solo che non ho idea di quel che avrei fatto o detto al suo posto. Se avrei capito o se sarei stata altrettanto spietata.
Certo che, a volte, David e Megan sembrano proprio non conoscersi.
Sapere che lei ha la certezza di avere un marito orribile e senza scrupoli, senza il minimo dubbio che ci sia qualcosa in lui che lotta e si agita. Uno spillo che punge la coscienza.
Viene ansia solo a pensare quanto sia stato bastardo con lei, per farsi un'immagine del genere.
O quanto lei non abbia capito mai nulla di lui. Quanto si siano spietatamente feriti e calpestati a vicenda.
Chiedersi se si sono mai dati davvero la possibilità di guardarsi, prima di iniziare a giudicarsi e condannarsi. Se c'è la possibilità di rompere questi specchi distorti e vedersi ancora riflessi. Un giorno.

Date: 2010-09-13 04:54 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ste, lascio a Roh il compito di parlare di Holmes, processi, avvocati e quant'altro. Tanto ti dirà le cose che direi anche io - ne abbiamo parlato mille volte. E almeno io mi risparmio di tornarci su. Che davvero, a me sta cosa pesa un casino.
Faccio una fatica tremenda a calarmi nella visione di David, ogni volta, e ogni volta mi sembra di uscirme più spossata. E più ammaccata. E comunque boh, lei almeno è veloce e prima di cena finisce il post. Io ci metterei fino a domani.
*rolls*
E comunque.
Keith arrossisce DUE volte, non UNA!!!
David ci tiene!!!
Per il resto, grazie!^^ Sono felice che sei orgogliosa di noi!^^ Ce lo meritiamo proprio, stavolta!^^

Date: 2010-09-13 05:12 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
[Forse mi sono fatta prendere un po’ la mano. *rolling-eyes*
Ma sono questioni che tendo a vivere senza moderarmi troppo, temo… *rolling-eyes* Sorry. Comunque, la risposta. *rolling-eyes*]

[Ah. E Ste.^^ Non so se alla fine l'ho detto o mi sono persa in altri discorsi, ma sono felice che ti sia piaciuto.^^]

L'equilibrio fra etica e dovere è molto complicato. Soprattutto in certi casi. Però boh... è come il medico che si rifiuta di curare un serial killer. Tutti hanno diritto ad un medico che fa di tutto per salvarli. Come tutti hanno diritto ad un avvocato che fa del suo meglio per scampare o alleggerire la condanna. In modo lecito. Si spera.
Io sono d'accordo fino a un certo punto, riguardo a questo. Nel senso, è chiaro che tutti hanno diritto alla difesa, ma è anche più che evidente che un tipo come Holmes non verrà mai difeso in modo lecito. E già questo è un fatto che secondo me fa pendere decisivamente la bilancia a sfavore di David, perché lui tutto questo lo sa benissimo. E lo considera semplicemente un ostacolo, niente di più.
Ma la cosa che davvero a me fa più effetto di tutto questo è quanto poca considerazione dia alle accuse rivolte a Holmes. Perché io posso anche essere d'accordo che chiunque ha diritto ad essere difeso e alleggerire la condanna e quel che vuoi. Non sono una che crede nelle *punizioni*. Ma la pericolosità di un individuo è un altro conto.
Perché Holmes non andrebbe dentro per punirlo di quel che ha fatto. Andrebbe messo dentro per impedirgli di farlo ancora, come minimo.
E lo farebbe.
Perché sono vent'anni che lo fa, con mezzi sempre più raffinati e giri sempre più perfetti, e sicuramente non smetterebbe ora. Non senza passare a qualcosa di peggio.
E a me sembra che David questo non l'abbia ancora realizzato. E che non abbia *voluto* realizzarlo perché lo costringerebbe ad accettare una responsabilità che è sua per forza.
Lo sarebbe anche se facesse tutto questo perché costretto, e senza uscire dai confini dei suoi doveri. Lo è ancora di più perché ha fatto il possibile per averlo, questo caso. E lo è *assolutamente* perché farà il possibile per vincerlo. E 'possibile', in questo caso appunto, non equivale a 'lecito'.

E boh. In realtà lo so che la situazione è molto più complessa. E che semplificarla in questo modo è anche una violenza. Verso tutti.
Ma davvero mi fa orrore l'idea che qualcuno si possa *comprare* l'impunità in quel modo. Che è di questo che si tratta, in questo caso e spesso. Con questo sistema.
Non di coscienza, ma di portafoglio.
E David non può non esserne cosciente. E scaricare le responsabilità che una tale scelta si porta dietro dicendo che è il suo mestiere e basta. Perché appunto. Il suo mestiere sarebbe difendere chiunque. Non permettere a un tipo di farla franca solo perché è miliardario e lo paga. *rolling-eyes*

Certo, sarebbe meno difficile accettarlo se la giustizia facesse meno schifo e gli ergastoli mancati non pesassero sullo stomaco, di fronte a condanne con ZERO giorni di galera.
Però sto sproloquiando. Quindi stop. Mi pare anche di aver già parlato con voi su msn, del caso Holmes.

Sì, ne avevamo parlato. *rolling-eyes*
E forse avrei dovuto tacere io. Ma proprio. Faccio fatica a tacere in certe situazioni.
Poi sicuramente, vivere in un Paese in cui tutto questo è un discorso ancora più vano perché tanto anche se le condanne ci sono le ignoriamo, non aiuta a mettere in prospettiva, ecco. *rolling-eyes*

Sono quasi orgogliosa di lui. Non per le picche a David, ma per essersi avvicinato e per aver parlato!
Tu non hai idea della fatica di trovare una situazione che gli permettesse di avvicinarsi senza troppi problemi. *rolling-eyes* Quando abbiamo detto a David che per farlo doveva rinunciare alla Jaguar ho creduto che sarebbe morto sul colpo.^^

Date: 2010-09-13 05:13 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Sono curiosa di vederli davvero insieme, David e Keith.
Io credo che non ci sia nessuna coppia della Rosa tenuta insieme da un filo tanto esile. Proprio, abbiamo in mente una trama che potrebbe funzionare se *tutto* va secondo i piani. Una minima variabile diversa rischia di farci saltare tutto in aria.
Sono terrorizzata. *rolling-eyes*
E non so quante altre crisi isteriche ci attendono, ecco. *rolling-eyes*

Probabilmente, vi sarete così esaurite da non riuscire neanche ad apprezzarlo, questo capitolo. Però è venuto fuori davvero bene. Anche se non ci credete, io ve lo dico. ^^
Per Fata è così. Io lo trovo carino.^^
Ma io non ho dovuto scriverlo. *rolling-eyes*
La cosa conta molto… *rolling-eyes*

Certo che, a volte, David e Megan sembrano proprio non conoscersi.
Sapere che lei ha la certezza di avere un marito orribile e senza scrupoli, senza il minimo dubbio che ci sia qualcosa in lui che lotta e si agita. Uno spillo che punge la coscienza.

No, ma credo che Megan sappia che David non è così bastardo. Proprio per questo le fa rabbia che invece si lasci piegare da queste cose.
Non credo che per Megan il problema sia davvero solo che suo marito difende un uomo accusato di aver fatto quel che ha fatto Holmes. Né che difende un colpevole.
Ma che ha *voluto* difenderlo. Come se fosse solo questione di carriera. Come se non ci fossero riscontri sulla vita.
Credo che sia più che altro terrorizzata che davvero diventi come suo padre. Ma non lo sarebbe se non pensasse che David non è ancora così, e che ha la possibilità di non esserlo mai.
In caso contrario, sicuramente non starebbe più con lui.
Per quanto il loro rapporto sia deteriorato e abbia proprio le basi sbagliate, penso che la fiducia almeno *umana* non sia mai venuta a mancare. Megan non crede che David ami lei, non crede che l'abbia mai amata – e in questo si sbaglia, e forse lo fa anche apposta perché accettare che David la ami a modo suo è ancora più difficile – ma non pensa che sia un mostro. E che non possa amare nessuno.
Che poi non si siano mai capiti è vero. O almeno, si sono sempre capiti a metà e comunque subito dopo fraintesi. E feriti.
Megan poi ha il problema che davvero tende spesso a sovrapporre l'immagine di suo padre a David. Metà dei conflitti hanno origine da quello. Ma al tempo stesso c'è anche complicità, per forza. Almeno in certe cose.
Hanno sempre agito abbastanza uniti *contro* suo padre. Penso sia stato al tempo stesso il terreno di divisione e quello che li ha uniti.
È un rapporto davvero complicato il loro – e credo sia anche per questo che Megan alla fine, anche se David non lo ammette, gli entra così tanto sotto pelle. E che anche se *odia* ammetterlo, lei lo ama ancora, e ne è cosciente.
Spero che prima o poi riusciremo a lavorare di più su di loro perché davvero, ci sono così tante cose che noi stesse intuiamo appena che è sempre stimolante.^^
Penso che sia una delle relazioni più complesse e contorte della Rosa, la loro. *rolling-eyes*
Almeno per quanto mi riguarda.

Date: 2010-09-13 06:36 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Ma la cosa che davvero a me fa più effetto di tutto questo è quanto poca considerazione dia alle accuse rivolte a Holmes. Perché io posso anche essere d'accordo che chiunque ha diritto ad essere difeso e alleggerire la condanna e quel che vuoi. Non sono una che crede nelle *punizioni*. Ma la pericolosità di un individuo è un altro conto.
Perché Holmes non andrebbe dentro per punirlo di quel che ha fatto. Andrebbe messo dentro per impedirgli di farlo ancora, come minimo.
E lo farebbe.
Perché sono vent'anni che lo fa, con mezzi sempre più raffinati e giri sempre più perfetti, e sicuramente non smetterebbe ora. Non senza passare a qualcosa di peggio.
E a me sembra che David questo non l'abbia ancora realizzato. E che non abbia *voluto* realizzarlo perché lo costringerebbe ad accettare una responsabilità che è sua per forza.
Lo sarebbe anche se facesse tutto questo perché costretto, e senza uscire dai confini dei suoi doveri. Lo è ancora di più perché ha fatto il possibile per averlo, questo caso. E lo è *assolutamente* perché farà il possibile per vincerlo. E 'possibile', in questo caso appunto, non equivale a 'lecito'.


Si infatti, il problema è quello.Perché se tutto potrebbe funzionare da un punto di vista generale/razionale (non esiste al mondo un avvocato penalista che non abbia difeso almeno un criminale!), nello specifico, il caso è pericoloso e potente e la difesa finirebbe nell'illecito. Quando dicevi che David fosse capace di vincere con qualsiasi mezzo non pensavo davvero che parlassimo anche di mezzi illeciti. O che sarebbe capace di difese feroci e agguati sottili. Pugnalate alle spalle a persone che sa benissimo essere vittime.
Non le prime e né le ultime.
Però sì, la cosa che più mi colpisce, e che lui non realizzi di cosa è colpevole Holmes. Eppure lo sa che vedrà le vittime al processo, che dovrà ferirle. Loro, i genitori e tutto il resto.
Quindi proprio inconsapevole non è.
Come non possa o non voglia vedere la gravità di quello che si è andato a cercare, mi è del tutto incomprensibile. Soprattutto che sia solo per carriera, fama. Denaro. Ricompensa insanguinata.
Non può davvero volere questo.
E boh... forse è solo più facile concentrarsi e credere che sia etica professionale. Diligenza lavorativa. Follia forense!
Non che siano scuse validissime... però se pensassi alle altre, avrei sinceramente voglia di vomitare. Preferisco credere che lui creda di avere un dovere. Sperare che si accorga di averne verso molta più gente.
Perché sì, credo che Holmes abbia diritto ad una difesa e detto da me è tanto. Però parlo di una difesa onesta e oggettiva. Umana. Non di accanimenti e sfide da vincere perché in ballo c'è molto altro.
Certo che mi fa rabbia, che mi viene sinceramente da pensare che Holmes, i suoi diritti, se li sia giocati la prima volta che ha messo le mani addosso a un ragazzino.
Che meriterebbe molte cose. E nessuna di queste sarebbe positiva.Però capisco che ci sia conflitto, in una persona che deve scegliere.
Nella mia testa c'è conflitto.
Se meriti una difesa (umana/onesta) o meno. Si o no.
Il problema è che in quella di David è diverso.
Il conflitto non è etico/professionale/umano/emotivo.
Forse, al momento, neanche c'è davvero un conflitto. Si tratta di altro.
L'unica cosa certa è che io non potrei mai fare quello che sta facendo David adesso e che potrei "capire" se fosse per dovere (forse, se fatto onestamente e con tatto). Comunque non credo che potrei continuare a stimarlo umanamente. Come probabilmente non potrebbe Sam, o chiunque altro.
Il fatto che il richiamo a Bj sia automatico per Sam, non può che peggiorare le cose già disastrose se prese a prescindere.
Credo che potrei addirittura non leggerlo, il capitolo in cui ci litigheranno su.
E dire che ci ho provato, a prepararmi psicologicamente per il caso. *rolls*

Date: 2010-09-13 03:29 pm (UTC)
From: (Anonymous)
Happiness ^^
Devo dire che ho passato settimane a chiedermi come cavolo si sarebbe sbloccata la stasi tra questi due personaggi... Consideravo impensabile che Keith facesse qualcosa, muovendosi nei confronti di David. E pensavo che David sarebbe rimasto scottato per un po', tornando poi alla carica... Ma questo avrebbe creato solo un circolo vizioso.
Davvero non prevedevo questo sviluppo, che adesso pare il solo possibile: perché pensandoci Keith é disposto sì a fare un passo nei confronti di David, se lo ritiene logicamente necessario. Come in questo caso, in cui David aveva bisogno di aiuto. Keith non scappa, ma si fa avanti quasi con candore.
E pare anche piuttosto consapevole, e sincero: arriva persino ad esplicitare verbalmente, come una cosa ovvia, che David non gli sia indifferente. Lo ammette con una semplicità disarmante, mentre tutti eravamo così occupati a prendercela con la sua ignavia ^^ E' proprio vero che Keith va capito profondamente, ha un modo tutto suo di prendere le cose e gestirle.
David in questo capitolo é tenerissimo. Mai come questa volta il suo miscuglio tra brutalità e dolcezza é stato così toccante ^^ I suoi sentimenti verso Megan, verso April, verso Samuel, verso Keith, tutti dettati da questo scontrarsi di ostilità e attaccamento appassionato. Il suo legame con April, che sarebbe quello meno contorto, é in questo momento provato dalla causa contro quel pedofilo... E anche qui vengono fuori le due anime di David, il contrasto tra la sua pragmaticità estrema e quella minima debolezza che nonostante tutto non può reprimere, perché é ciò che tira in ballo le cose veramente importanti. Il contrasto tra queste sue due anime é la parte migliore di quest'uomo (a mio avviso, lo rendono adorabile ^^)
Anche se ogni tanto emerge la sua megalomania estrema, che mi fa sempre rotolare dal ridere, non c'é verso:

"Si può praticamente dire che io sia venuto al mondo in una specie di stalla. Come dio, presente?"
"Un precedente illustre…"
"Già."

Persino Keith ha colto perfettamente lo spirito di quest'uomo, nonostante David avesse tirato fuori le sue arti "teatrali" migliori durante il loro precedente appuntamento ^^
Per un sacco di tempo mi ero fatta l'idea che Keith avesse un'idea del tutto astratta di che persona ci fosse dietro allo "Strafigo" che gli mandava in brodo i neuroni (a parte l'evidente arroganza e sicurezza di sé), ma adesso mi sembra che lui si stia avvicinando al nocciolo di David più di quanto non ci si potesse aspettare.
E' vero che sono una strana coppia, apparentemente inconciliabile.
Ma sono bellissimi.
Credo che in un certo senso ognuno dei due fosse la maledizione che attendeva l'altro ^^
Una maledizione deliziosa che forse li farà evolvere sul serio dalla loro caparbia immobilità.

Date: 2010-09-13 06:41 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
E' vero che sono una strana coppia, apparentemente inconciliabile.
Ma sono bellissimi.
Credo che in un certo senso ognuno dei due fosse la maledizione che attendeva l'altro ^^
Una maledizione deliziosa che forse li farà evolvere sul serio dalla loro caparbia immobilità.


Io quoto. L'hai detto perfettamente.
Spero davvero che ci riescano. ^^

Date: 2010-09-13 03:30 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Ah ovviamente ero io quella del commento precedente.
D'OH.

Date: 2010-09-13 05:27 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ti rispondo per David - che per Keith è meglio lo faccia Roh. *rolls*
E' stato bello leggere quel che hai scritto di lui perchè ne hai fatto un ritratto verissimo e anche toccante.
E ne avevo bisogno, credo, dal momento che scrivendo questo capitolo sono stata più concentrata sull'impulso di decapitarlo che su quello di godermi il mio personaggio. *rolls*
Però è così: i contrasti di David affascinano tantissimo anche me, proprio perchè li trovo stimolanti e reali. E, dopo tutto, *belli*.
E hai ragione anche in questo senso:
Credo che in un certo senso ognuno dei due fosse la maledizione che attendeva l'altro
perchè davvero potrebbero crescere molto, l'uno per merito dell'altro, se solo noi riuscissimo almeno a metterli insieme. *rolls*
Sono così diametralmente diversi che o esplodono o ne esce qualcosa di incredibile. Non credo ci siamo vie di mezzo.
Per adesso posso dirti che quando abbiamo iniziato il capitolo avevamo in programma che finalmente si baciassero. E iniziassero una specie di storia.
Ecco.
Come puoi notare, siamo di nuovo da capo. *rolls*
Quindi boh...
Meglio che stenda un velo pietoso...
*rolls*

Date: 2010-09-13 05:28 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Ah ovviamente ero io quella del commento precedente.
*rolls*

Date: 2010-10-08 01:06 pm (UTC)
From: [identity profile] l-law.livejournal.com
E ovviamente mi trovo a commentare con mostruoso ritardo rispetto alle mie intenzioni iniziali*rolls*
Che per me questo è stato un capitolo da...
BAAAM!
Un po' come una vescica sovrassatura che scoppia.
Aspetto da quando leggo della Rosa, QUESTO momento. Dico sul serio XD
In parte, perchè David e Keith sono tra i personaggi che riesco di più a *sentire* e non perchè mi assomiglino. Sono i loro pensieri che sento. Frequenze d'onda compatibili, credo.

Innanzitutto.
E David FU.
Perchè mi sembra che fino ad ora David non abbia fatto altro che scivolare tra gli spigoli che ha dentro?
E apprezzo questo suo comportamento, da un lato.E' un atteggiamento proprio di chi spesso ha in corso una guerra civile:c'è la stanchezza e l'esperienza e le cose rivissute milioni di volte, tutti i giorni,la voglia di chiudere gli occhi e girare semplicemente la testa altrove e c'è il non voler mai abbassare la guardia, il non cedere mai neanche di un millimetro dalla propria posizione, la fame di vittoria, di sicurezza, di riconoscimento, dell'altezza alle aspettative esterne e non solo.
Guerra civile.
Ed ecco in David ho sempre avvertito uno scontento strisciante, inevitabilmente schiacciato dalla forza inaudita con cui si impone nelle cose.
E spesso, anche con Samuel, o con Vivian ho sempre avuto il sospetto fosse necessario per lui più di quanto non lo fosse per quelle persone stesse, lasciare il segno della sua presenza, del suo passaggio.
A tal punto che questo si espande a tutto quello che lo circonda: mentre parla di Rosenfield e della sua paranoia urbanistica, mi sembra parli sempre di se stesso.La doppia faccia, l'ipercontrollo, la banale, prevedibile suddivisione degli spazi. E la claustrofobia, la nausea e la ripetitività soffocante che gli fanno tanto schifo riflettano lo schifo stesso che si fa.
Non fraintendetemi, non voglio dire che David sia un insicuro XD
Voglio dire che quel che a me arriva, è che il problema di David sia quello di vedere sempre, e inesorabilmente, tutte le cose dalla sua UNICA prospettiva.
E nemmeno gli importa se è egoista. Il suo mondo è il suo modo di vedere il mondo.Sembra una scelta egocentrica e vigliacca, e lo è sicuramente in parte, ma dall'altro è anche autolesionismo.
Stringere i denti finchè non ti si frantumano.
Senza permettere che MAI, nessuno, possa darti il cambio di guardia.
David qui mi fa tenerezza. Non pena. NOn compassione. La tenerezzache può farti solo un bastardo megalomane quando ti accorgi quanto sia difficile fare la sua parte, e ancora più difficile fare sì che nessuno possa indovinare niente.
Per uno che in fondo posa la definizione di sè sugli effetti che hanno le proprie azioni e i propri successi sugli altri.Sui risultati obiettivi. Di quelli che si possono scrivere sui documenti giuridici. Sui giornali.Sui certificati e sugli assegni.
Non è affatto facile.
Rispettare le PROPRIE categorie a tutti i costi.
Mi rendo conto che forse può sembrare un voler cercare sofferenza persino in un egocentrico che si prende tutto ciò che vuole dalla vita e si è sporcato di ogni compromesso possibile pur di non perdere nel tentativo.
Lo è. C'entra molto il punto molto poco *politically correct* che anche io sono parecchio così, e per forza di cose non riesco a vedere nulla di deplorevole nel giocare sporco con la vita,visto che lei imbroglia molto più di te.
Però...

Date: 2010-10-08 01:07 pm (UTC)
From: [identity profile] l-law.livejournal.com
Però Keith.
Insomma, in un primo momento, soprattutto nel caso in cui lui, Vivian e David erano al bar su machiavellico progetto di Vivian e il ragazzino pensava ai gelati dell'infanzia avrei voluto dargli una craniata sul muso XD
Soprattutto, perchè stava lasciando quell'avvocato fare battute nauseanti sulle Leggi Fisiche senza tirare fuori il Manuale di Meccanica Celeste e sbatterglielo in testa con ogni fibra di forza possibile...
E perchè David, lì, era così *palesemente interessato* da sembrare ridicolmente vulnerabile U.U
IL punto era che lui forse nel mentre credeva di essere fighissimo e assolutamente padrone della situazione*rolls*

Tralasciando l'empatia che provo con Keith,di razionalista e aspirante fisico...
E Keith FU.
Sono stato letteralmente affascinato dal modo discreto che ha di essere se stesso. L'ho trovato meraviglioso. Probabilmente nello stesso modo in cui lo trova David *rolls*.
Ecco, in questo capitolo mi sono reso conto di una cosa fondamentale di Keith, diametralmente opposta a David:riesce ad assumere ogni prospettiva, lui.
Riesce a veder ruotare il mondo in milioni di sisemi di riferimento diversi.
E in ogni momento sembra cosciente di quanti modi ci siano di tracciare assi di coordinate, nel modo in cui le persone vedono le cose o le vivono.
La consapevolezza che in effetti è spesso propria di chi è spinto a vedere così ogni fenomeno, umano e naturale.Di come la realtà possa essere spinta da forze apparenti di cui vediamo gli effetti solo in certe condizioni, mache in realtà assolute non esistono.
Permettendomi una metafora un po' di *settore*, lui è cosciente che il mondo non è un sistema isolato.
Mentre invece, David, sembra viverci dentro, spinto dall'unico motore di *se stesso*.
IL fatto che Keith faccia riferimento in continuazione al punto che *lui non è gli altri, lui non RIESCE a vivere le cose come gli altri* , questa coscienza di *differenza* tra causa dell'effetto e percezione esterna dell'effetto, è, dannazine, ciò che a me sembra serva fottutamente a quel figlio di buona donna dell'avvocato U.U
Il solo fatto che Keith sia lì, e che lui potrà sempre vedere le cose in modo irrimediabilmente troppo sfaccettato, beh credo che David si sia accorto ormai di averne bisogno.
Lui lo giustificherà dicendo che non *può* perdere contro un ragazzino.
Ma meglio così, tanto mi sa che Keith lo scardinerà comunque, che lui si faccia *fesso e contento* o meno.
L'architettura così difficilmente percepibile che sostiene ogni parola, gesto, o azione di Keith. E questa sua timidezza *patologica* di imporsi in qualche modo in ogni cosa che vive. Beh,lo rendono PERFETTO per quello stronzo di David. Ma solo leggendo QUESTO capitolo, mi è apparso con un'evidenza *sconcerante*...

Ora, forse sono tutte *mie* congetture sui personaggi che non rifletteranno il vero, o solo il modo in cui *arrivano* a me.
E mi scuso per il solito, criptico modo che ho di esprimermi ^^'''purtroppo non credo di essere capace altrimenti quando devo commentare qualcosa di scritto che mi *tocca* in qualche modoO_O''
Tanto fata mi deve sopportare finchè *morte non ci separi*- la condivisione dei beni ha i suoi lati negativi, che ci vuoi fare- :P
E Roh è troppo gentile per prendersela con me, vero? XD
POi, ormai siete vaccinate,no^_____^?
L.

Date: 2011-05-07 03:11 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Bene. Una cosidetta mazziata una dopo l'altra.

Non so bene come inizare con questo capitolo.
David vive di contraddizioni.
O forse vive nel piacere dell'equilibrio in cui riesce a far coesistere tutti i suoi contrasti. Le sue doppie personalità.
E qui invece si scopre in tutta la sua precarietà.
Ora che un campo invade l'altro.
Il lavoro scende nel campo personale, Megan critica apertamente il caso del tribunale.
David vive in cassetti separati, uscendo da uno ed entrando in un altro con estrema facilità, fino a quando restano mondi separati.
Vale lo stesso quando si rovesciano l'uno nell'altro?
Probabilmente no.
Probabilmente ne escono capitoli come questo, poi.
Ed è tenero.
Io non smetterò mai di ripetere che l'aggettivo più adatto, per me, per lui, è tenero.
Quella tenerezza che ti ispira abbracci senza doverli riempire di altri significati.
E Keith.
Keith lo amo da sempre.
E li amo insieme.
Li amo nelle loro diversità, nei loro contrasti e nei loro confini in comune.
*Oggettivamente* vedo quante difficoltà ci sono anche nel solo pensiero di questa coppia.
L'età, il carattere, la stessa visione del mondo.
Ma li amo, e li voglio insieme.
Amo anche voi ** un abbraccio **
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