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Samuel - Cicatrici luminose





A Deb e Witch
Che forse lo leggeranno insieme^^.



Quando erano piccoli, d’estate, David e Samuel facevano spesso il gioco della prima lucciola.
Aspettavano che il buio fosse completo per avventurarsi alla cieca verso il fiume – David amava dimostrare a se stesso di sapersi districare abilmente nella notte e lui si limitava a seguirlo, aggrappato all’orlo della sua maglia.
Ma la notte scendeva sempre lenta, quando erano bambini: c’era da lasciarsi alle spalle la cena - le verdure da mangiare controvoglia e la tavola da sparecchiare. I piatti da insaponare.
E c’era il buio da attendere, dopo, seduti a gambe incrociate ai margini del bosco. Chiacchierando di niente, a volte.
A volte, invece, scrutando in silenzio l’oscurità alla ricerca di una luce fragile - una luce che dava diritto a chi la scorgeva per primo di diventare il dio indiscusso della serata. Colui che poteva ordinare all’altro qualsiasi cosa – che avrebbe deciso per tutti e due fino alla mezzanotte. O anche per tutto il giorno successivo, spesso.
E Samuel perdeva sempre.
Perdeva perché David barava, vero - perché nove volte su dieci sosteneva di aver visto lucciole inesistenti. In perfetta malafede.
Ma non era soltanto questo.
E non era neanche questione di attenzione, o di fortuna. Di allenamento.
La verità è che il fiato si spezzava ogni volta, quando il primo spillo di luce bucava la notte, ed era lo stesso stupore di quando nasce una stella - lo stesso miracolo di incoscienza che si ripeteva all’infinito: l’immensa massa di buio, intorno - e quel chiarore tremolante.
Quella scheggia di vita incastrata nel nulla.
“Lucciola!” gridava David, saltando in piedi. Indicando in direzione di un angolo ormai già buio – la voce improntata di trionfo.
Ma David non ha mai immaginato quanto Samuel lo abbia sempre sentito simile a quella luce - lui che d’improvviso viene a squarciare la trama immobile dei giorni e che subito scompare nel groviglio delle tenebre.
Lui che ti chiude la gola con la stessa meraviglia. La stessa nostalgia.
E che lascerà squillare a vuoto il telefono almeno fino a quando l’oscurità non sarà diventata abbastanza pericolosa - fino a quando non potrà fare di se stesso il dio di un’altra notte interminabile. Eroico e incosciente come quella luce, forse. O soltanto fragile e ferito come solo un dio sa essere - con i suoi capricci di diluvi e assenze, le sue lacrime murate dentro la pietra di occhi fermissimi e le tracce della sua presenza sparse nel cielo. Abbandonate nel bosco.
David è sempre stato ovunque.
Stava seduto sulla poltrona del salotto anche poco prima, un bicchiere di whisky accostato alle labbra e la cravatta allentata sul petto - la sua ombra riflessa nel televisore supertecnologico che ha insistito tanto per regalare a Samuel e che Samuel non ha neppure mai acceso.
Stava nell’alone della lampada alogena, nel posacenere vuoto. Nella notte che scende sempre lenta come un tempo. Sempre muta.
E stava in ogni rumore impercettibile che spezzava il silenzio, in ogni drizzarsi delle orecchie del gatto. Nelle file ordinate dei libri che riempiono gli scaffali – “Ti ho trovato una prima edizione, professore: è abbastanza ingiallita, per i tuoi gusti?”, “Questa puzza addirittura di muffa: andrai in trance!”
Perfino negli spazi vuoti fra un volume e l’altro - “Il libro che ti ho comprato è uno dei tuoi preferiti: non esiste. E non dire che ho dimenticato il tuo compleanno, non è certo colpa mia se hai gusti tanto eccentrici!”
Sarebbe così facile allungare la mano – così facile…
Lasciarsi immobilizzare dalle sue braccia, lasciare che i suoi affondi capovolgano il soffitto e che piacere e dolore tornino ad incarnarsi di nuovo - scendere dal vuoto delle nevi intatte fin dentro al corpo per sporcarsi ancora di sangue e di sudore.
Ancora di vita.
O aggrapparsi alla sua maglia come quando erano bambini – seguirlo dentro il bosco. Chiudere gli occhi e delegare a lui la scelta di ogni percorso.
David lo ha sempre saputo: avrebbe fatto male.
Più il volo è alto più l’aria diventa rarefatta, così rarefatta che anche le mani possono perdere consistenza. Tramutarsi in ali, forse - ali immobili.
E Samuel osserva la forma delle proprie dita, nel buio – ombre allungate che sfumano i contorni nell’oscurità della notte mentre le assi del portico cigolano appena ogni volta che Seneca allunga le zampe per stirarsi. Ogni volta che si accomoda di nuovo ai suoi piedi - una macchia più chiara. Lo scivolare impercettibile del pelo sulla stoffa dei pantaloni.
Ma niente luna, niente.
E la tazza di the si è freddata, il vento della sera si è fatto più umido fra i capelli.
Ha dimenticato il maglione in casa e non gli importa, deve preparare la lezione per domani.
Ma non riesce a pensare.
Non riesce a pensare che a David, alle sue ferite. A tutte quelle che gli ha dovuto infliggere negli anni e a quelle che ancora non sa risparmiargli – al suo bisogno commovente di diventare dio. La causa e l’effetto, l’unico.
E lui, intorno.
Lui che non è mai riuscito a trovare un linguaggio per raccontargli quanto in realtà sia sempre stato al centro della sua vita, neanche quando le parole avevano ancora la loro forza e Samuel si illudeva che ripetere il suo nome sarebbe bastato per chiudere il sigillo, se gliel'avesse sussurrato all’orecchio. Fra le lenzuola.
La verità è che neanche il sesso è servito.
Raggiungere David sembra adesso più irreale che pretendere di chiudere la mano intorno al chiarore remoto di una stella, o all’apparizione lontana di una lucciola nel bosco.
Potrebbe sembrare un’altra illusione se ai suoi piedi Seneca non sollevasse la testa - se la luce non seguisse traiettorie del tutto inusuali. E se la ghiaia non scricchiolasse sotto il peso di passi incerti, troppo cauti per appartenere davvero a lui.
Il gatto non scappa a nascondersi, del resto - non c’è la brace rossa della sua sigaretta nella notte. E la pelle non riconosce la presenza del suo corpo.
È ancora troppo presto…
“Samuel?”
Raddrizzando la schiena, lui si tira in piedi.
Helene.
Come abbia potuto dimenticare di aver fissato un appuntamento con lei, quella sera, non riesce proprio a spiegarselo.
In fretta allunga il braccio verso l’interruttore della luce, Seneca sguscia veloce sotto la panca.
Dal viottolo, poco lontano, la fiamma tenue di un accendino si spegne nella notte.
"Cosa stavi facendo lì fuori al buio?" viene la domanda, e lui cerca di incastrare la realtà di quel nuovo scenario nel torpore stanco del proprio universo percettivo: i lineamenti morbidi dell’amica – così diversi dalle spigolosità maschili del volto di David. La gonna indiana che le drappeggia alle caviglie - i braccialetti di pietre azzurre e argento.
La sua voce. Chiara.
"Mi hai fatto quasi spaventare…"
Cercando la chiave nelle tasche, lui le sorride.
“Aspettavo le lucciole,” risponde, mentre lei sale i gradini del portico e Seneca si avvicina sospettoso per annusarle le scarpe.
"Almeno aspettavi qualcosa, visto che di me ti eri completamente dimenticato…" Rovesciando gli occhi al cielo, la donna si sporge ad abbracciarlo. "Come stai?"
“Mi sento un po’ come quando ero bambino, solo che non mi è rimasto più molto da sotterrare in fondo al bosco. Adesso le cose scivolano dalle mani molto prima che tu riesca a trovare il modo giusto per proteggerle, hai notato?”
"Ho notato che sembri più onirico del solito, Sam,” osserva però Helene, mentre il gatto scivola fra di loro come una carezza misteriosa. “Non dovresti davvero passare tanto tempo da solo al buio. Non ti fa bene."
“Entriamo in casa?” domanda allora lui, scostandosi quel tanto che basta per incastrarle i capelli dietro l’orecchio.
Eppure quando apre la porta – quando sente il suo profumo orientale scivolargli addosso mentre lei varca la soglia per entrare in sala – non può fare a meno di lanciare un ultimo sguardo verso il bosco. Controllare se siano apparse le prime stelle, la luce fioca della lucciole.
Niente.
Dopo ritrova il portatile esattamente come l’aveva lasciato, sulla scrivania. Il cellulare è ancora appoggiato lì accanto – la sedia scostata. I cuscini sistemati in un disordine insolito, sul divano.
"Sono passata da Derek, prima," sta dicendo Helene, mentre appoggia la borsa sul tavolo e ne estrae un fascio di fogli – fogli stampati. "Mi ha dato l'ultima stesura del copione. Dovrebbe avertela inviata anche per e-mail, oggi pomeriggio, ma già che c'ero gli ho detto che te ne avrei parlato io. A quattrocchi si riesce meglio," continua.
E Samuel osserva i suoi polsi, le ossa in rilievo sotto il peso dei braccialetti. Segue con lo sguardo i movimenti delle sue mani, la praticità curiosamente femminile con cui gli sta porgendo l’adattamento del suo romanzo.
Il suo romanzo.
"Se te la senti, chiaro,” viene la precisazione, ma lui non può fare a meno di distogliere gli occhi. In fretta. “Altrimenti possiamo rimandare il lavoro ad un altro momento."
Risponderle non è facile, molto meglio tentare di rassicurarla con un sorriso e offrirle un caffè, magari - lasciare che sia lei a prepararlo per entrambi. Lasciarla allontanare in cucina, fuggire le domande mute del suo sguardo. Molto più facile.
Restare da solo.
“Il barattolo sta sul pensile, la caffettiera dovresti trovarla lì accanto,” le dice da lontano, raggiungendo lentamente la scrivania. “Lo zucchero è nella dispensa, come sempre…”
In piedi di fronte al fascicolo del copione, adesso, Samuel lo osserva dall’alto indugiando sulle pieghe della carta, sull’impronta dell’inchiostro. Sulla forma rotondeggiante del verdana – strano carattere per un testo teatrale. O il carattere perfetto, forse - armonia insolita.
Quasi destabilizzante.
E non ha senso.
Non ha senso quel malessere, non ha senso che abbia finto di non vedere la mail del regista. Che non l’abbia aperta, che non abbia scaricato l’allegato.
E non ha senso che le mani non riescano a toccare quei fogli quando è stata una sua decisione, quella di affidare ad Helene l’adattamento de Il dio malato.
Non si sarebbe fidato di nessun altro, per la sceneggiatura – di nessun altro ha mai avuto altrettanta stima.
E poi…
E poi perché quel dolore irrazionale, se il silenzio ha ormai scavato le parole come gusci di uova rotte - se il linguaggio si è rivelato ottusità e superbia, se la comunicazione segue già percorsi troppo diversi? Percorsi nuovi…
Tutto è nato da un equivoco del genere, in fondo.
Per questo ha scelto di lasciare il suo libro in mano ad altri - per togliere dalle spalle di Björn il peso di un’interpretazione che a lui solo aveva concesso e che invece non avrebbe mai dovuto pretendere da nessuno.
Sa di aver sbagliato. Molto.
Eppure mentre Helene parla dalla cucina – mentre lui risponde distrattamente, mentre gli occhi restano fissi sui fogli e le mani restano ferme lungo i fianchi – quel malessere cresce al ritmo del respiro senza che la volontà possa far nulla per impedirlo.
E David manca in maniera paurosa, come ogni volta che serve forza.
Come ogni volta che serve onestà, o soltanto coerenza.
No.
Inspirando a fondo, Samuel solleva la mano destra verso il bordo del tavolo.
C’è un copione da leggere, adesso, e c’è da assumersi la responsabilità di ogni singolo passo compiuto. Ci sono doveri da adempiere, quando ami qualcuno.
E la fragilità non può essere un alibi, non di fronte al coraggio struggente che permette a Björn di respirare ancora, da qualche parte del mondo. Non importa dove - né quanto lontano.
Non importa.
“Sam?”
Quando Helene rientra in sala lo trova seduto in poltrona, gli occhiali soltanto a fare da schermo fra l’inchiostro nero dei fogli e il ragazzo che lui stesso è stato quasi quindici anni prima. Il ragazzo che non ha mai smesso di essere, in fondo, e che adesso invece deve lasciar morire come una stella cadente.
Un altro frammento di buio.
Perché qualcos’altro deve nascere in cielo, quando la volta celeste sarà completamente scura. Quando il silenzio sarà totale, e non ci sarà più David a scorgere la prima luce. A condurlo nel bosco, facendogli strada fra l’erba alta. Fra gli spini.
Sollevando gli occhi dal foglio, si bagna lentamente le labbra.
“Non immaginavo che sarebbe stato così doloroso,” mormora.
La donna si avvicina con cautela, allora, appoggiando sul tavolo la tazza del caffè.
"È troppo lontano da quello che volevi?" domanda, il viso inclinato come per guardarlo dal basso. Trovare un'angolatura più sincera per leggere dentro le risposte – per seguirlo.
"Sam, lo sai. Qualunque cosa non ti convinca, anche minima…"
“È una morte bellissima,” risponde però lui.
Sorride.
“Solo che fa male lo stesso. Come ogni morte.”
E quando aggiunge, a bassa voce: “Vorrei che Mark potesse leggerlo,” Helene sgrana appena gli occhi – un cambiamento impercettibile per chiunque non la conosca bene o non sappia aspettarsi una reazione simile. Per chiunque non abbia conosciuto Mark, probabilmente, ed i legami intricati che hanno unito la sua vita a quella di entrambi. Al romanzo.
A volte torna in mente anche lui.
Succede di notte, spesso, quando il cielo è così immenso da somigliare troppo da vicino al vuoto della sua scomparsa e il rimpianto serra la gola nella consapevolezza impietosa di una colpa che si ripete come una maledizione. Mark, prima. E poi Björn.
David, in maniera ancora diversa.
Tutti i crimini della sua innocenza.
"Mark avrebbe saputo come renderlo perfetto, probabilmente," commenta Helene, e Samuel si rende conto che anche volendo non avrebbe potuto evitare di fare quel nome. Che lo sapeva anche lei forse - o forse sono solo i suoi fantasmi. Scie di luce fioca.
Annuisce.
"Mi sentirei molto meno allo sbaraglio, se potessi fare affidamento sulla sua opinione."
“La sua opinione sarebbe che ne valeva la pena, Helene.”
"Probabilmente." Una mezza risata. "Troverebbe di sicuro anche mille cose da modificare, però. Era sempre così." Lo sguardo si solleva, piano. "Amava Il Dio malato, lo sai vero? Credo fosse il suo preferito, tra tutti i tuoi lavori."
“Lo so,” risponde soltanto lui. Deglutisce.
E forse quella è la serata delle stelle cadenti, perché d’improvviso il volto di Mark si definisce nella memoria con una nitidezza che mancava da anni – che quasi toglie il fiato. Che coglie alla sprovvista, come tutti i ricordi più violenti - mai davvero sbiaditi. Mai perdonati.
Quel romanzo era per Björn. Anche allora.
Anche mentre lui trascorreva le notti ad immaginare l’impronta del corpo di Mark sopra il suo, anche mentre lasciava che le loro vite si separassero.
Ed è stato inutile, è stato assurdo.
“Avrei voluto…”
Solleva gli occhi sul viso di Helene – ed è un brivido freddo. Tagliente.
“Avrei voluto saper guardare al di là,” mormora. “Vorrei saperlo fare adesso...”
"Non è mai facile, Sam," risponde lei, quietamente. "Non fartene una colpa."
Scivola un po’ indietro sul divano, poi - si appoggia allo schienale guardandolo con aria intenta. Quasi fin troppo concentrata.
"Non mi hai mai detto cosa sia successo esattamente, tra di voi."
“Non l’ho mai detto a nessuno, credo.”
Pausa.
“Mark non era solo il mio compagno di stanza, era anche il mio critico più severo. Il mio lettore più attento – l’unico del cui giudizio mi fidassi ciecamente. Qualunque cosa io abbia mai scritto è stato per merito suo, Helene. Ma oltre questo era…”
Un’occhiata, esitante.
“Era anche il suo corpo,” mormora Samuel, a fatica. “Tutte le notti impossibili che trascorrevo a guardarlo dormire, a desiderare che si muovesse nel sonno perché il lenzuolo scivolasse appena un po’ più in basso. È sempre stato il mio problema,” aggiunge, piano. “Non ci sono mai riuscito, ad amare soltanto. Amare e basta.”
"Mark non ha mai detto che fosse tua la colpa. Ogni volta che gli ho chiesto rispondeva che era stato lui, a sbagliare."
“Ho sempre creduto che ci sarebbe stato tempo per spiegargli…”
Spiegargli…
Quando guardarlo negli occhi avesse fatto meno male, forse. Quando il desiderio fosse diventato meno urgente, o quando il coraggio avesse trovato una strada più percorribile. Una strada qualunque.
Sono passati mesi, invece. Anni.
E d’improvviso non c’è stato più niente da poter dire – nessuno a cui dover chiedere perdono.
"Spiegare cosa?" domanda Helene e stavolta Samuel quasi non ci riesce neppure, a risponderle.
Non ha mai parlato con lei della morte di Mark, neanche all'inizio. Neanche quando la ferita era ancora aperta e il bisogno di ritrovare il suo volto negli occhi di qualcuno era una necessità fortissima. Estenuante.
Ma è sempre stato il suo segreto.
Il nome da tacere con Luis, la parte di sé stesso che David non ha mai conosciuto. L’errore più grande – o forse solo il primo. Quello che ha segnato la strada.
“Non è stata colpa sua,” mormora Samuel, alzandosi in piedi.
C’è profumo di caffè, nell’aria, e in cucina la luce è ancora accesa. È ancora buio, oltre i vetri della finestra.
“Lui non era responsabile,” ripete, piano.
E non sa perché dopo tutto quel tempo ne stia parlando adesso – perché lo stia dicendo proprio a Helene. Perché stasera, stasera che non ci sono stelle nel cielo e non c’è luna.
E non c’è pace.
“Riuscivo a sentire solo il suo corpo, come se tutto il resto fosse al di fuori del mio campo percettivo…” continua. Si avvicina alla finestra, poi.
Scosta la tenda.
“E non vedevo lui. Non ho mai guardato le persone, Helene: ho solo conosciuto le maschere distorte che il desiderio sovrappone ai volti di chi amo. Ho un intero inferno di spettri, dentro di me.”
Un sorriso. Amaro.
“Ed è un abisso che mi chiama di continuo. Ancora.”
"Tutti abbiamo i nostri spettri, Sam. Non ha senso sentirsi in colpa per questo," osserva la donna. Ma lui non risponde.
Continua a guardare fuori della finestra fino a quando gli occhi non modificano la messa a fuoco – fino a quando non si definisce l’immagine delle proprie labbra, riflessa nel vetro, e della bocca di Mark così vicina che quasi sembra ancora di respirarne il fiato.
Una vertigine acuta – sorda.
E la fantasia fin troppo familiare delle sue ginocchia incastrate fra le gambe, dei suoi pugni serrati. Sui polsi.
David.
È sempre stato David che ha dato corpo a certe visioni e d’improvviso viene da chiedersi se non sia stato un atto di volontà cosciente, da parte sua, indossare quella maschera. Una maschera che non gli è stata imposta, ma suggerita. Preparata con cura - plasmata nel corso degli anni. Giorno dopo giorno.
Samuel sussulta, d’improvviso.
“Credo di aver bisogno di mangiare, forse. Mangiare qualcosa,” mormora.
Lascia andare la tenda - rivolge ad Helene un’occhiata incerta.
“Hai visto David, ultimamente?”
"No, non penso di averlo più incontrato dopo quella sera a casa tua…" la sente rispondere, dal divano. "Perché, è successo qualcosa?"
“Nulla, solo un periodo difficile...”
Silenzio.
“Sono da te fra un istante,” conclude poi, in fretta, distogliendo lo sguardo. Entrando in cucina, appoggiando le spalle contro la parete. Stringendo le mani sulla spalliera della sedia – occhi chiusi. Labbra asciutte.
Gli manca.
Non sembra esserci tregua, quella sera – ovunque la mente si posi trova soltanto ombre.
Soltanto follia.
Ed è un rimpianto strano accorgersi di non riuscire neppure a identificare con precisione quale sia stata l’ultima volta che ha sentito le sue mani – i ricordi naufragano nei mulinelli degli anni come relitti di vita travolti dalla corrente e c’è troppa poca luce per distinguere i contorni di ogni istante, di ogni emozione.
Lo avesse saputo allora, che dopo quell’incontro non ce ne sarebbero stati altri, forse si sarebbe preso almeno il tempo per guardare il suo corpo - guardarlo con attenzione diversa, come fai con i luoghi dove sai non tornerai mai più. O con i giorni importanti che muoiono al tramonto.
È mancato lo struggimento dell’addio, invece – quel nodo alla gola che rende il momento così doloroso da incidere una cicatrice profonda almeno quanto la nostalgia che seguirà. Un segno che parli di tutte le notti trascorse con il suo respiro vicino, di tutti gli istanti in cui è bastata il la sua risata per accendere di nuovo l’interruttore della vita.
E delle guerre, degli armistizi firmati con l’impronta dei denti nella carne.
Del desiderio struggente di aprire le labbra sotto le sue e della paura di chiedere un bacio. Del terrore di offrirlo.
Samuel se lo è domandato spesso, se non sia stato solo un modo per fargli scontare la sua bellezza. Forse davvero non gli ha mai perdonato la perfezione del suo corpo – la forma delle sue labbra. O la facilità assoluta con cui sapeva convincerlo a fare qualsiasi cosa.
Con un solo sguardo.
Eppure c’è anche la dolcezza di sapere che dopo tutti quegli anni David è ancora un mistero, per lui. Lo stesso mistero che impedisce di ricordare il sapore della sua bocca – che impedisce di immaginare se e quando si farà vivo ancora. E quale dolore porterà, stavolta.
Quale vendetta.
“Ti verso ancora del caffè, Helene?” domanda, sforzandosi di inspirare.
Ma la consapevolezza del confine varcato fa tremare la voce, muove gli occhi da un lato all’altro della stanza alla ricerca di oggetti comuni. Punti di riferimento solidi.
Trova la donna appoggiata allo stipite della porta, invece.
"No, grazie. Io sono a posto," la sente dire.
Ed è successo lì – d’un tratto il ricordo esplode nella mente con una chiarezza improvvisa.
C’erano i libri aperti, sul tavolo della cucina, e decine di fogli segnati da grafie diverse. Compiti da correggere e appunti disordinati e la solita tazza di the in un angolo.
La luce bassa della lampada.
Era inverno.
Samuel rammenta il dorso delle mani coperto dal maglione - la penna che sfregava contro la lana e il brusio della stufa accesa, in sottofondo. Ricorda l’accelerare inspiegabile delle pulsazioni, la sensazione improvvisa di eccitazione e paura.
E lo sguardo sollevato lentamente dai fogli - il vuoto d’aria inaspettato dei bottoni sganciati sul suo petto. Le sue spalle appoggiate alla cornice della porta - sfida ed erotismo e gioco.
Quel sorriso.
Chiudere gli occhi non era servito a niente - come adesso non serve concentrarsi sull’immagine di Helene, sforzarsi di non sentire ancora il suono dei suoi passi.
Il rumore della cintura slacciata.
E il peso del suo corpo sulla schiena - le sue dita ad artigliare i capelli. Ad affondare nella carne, come se lui gli leggesse nella mente. Come ha sempre fatto.
L’impronta di David è un dolore che senti per giorni, la stessa ferita che un tempo Samuel ha preteso da Mark. La stessa che non oserebbe mai chiedere a nessuno. Nessuno.
Ma che sta lì da sempre, in fondo - al di sotto di ogni proposito. Al di là dell’amore e della coerenza, un marchio maledetto alla base della nuca. Un abisso abbagliante di confusione e brividi - la lontananza vera. Da Björn.
Sta lì.
Nelle costellazioni di desiderio che illuminano le sue notti, che nel corso degli anni hanno tracciato nel cielo i disegni più scabrosi. Che hanno ucciso amicizie, scavato cicatrici.
Evocato demoni.
E che prendono la forma di bestiari agghiaccianti, adesso, perché adesso l’orizzonte è coperto di neve e il mondo appare così bianco ed uniforme che anche la più piccola ombra sarebbe una violenza. Violenza ulteriore – la colpa più odiosa.
Helene parla.
Gli sta chiedendo di rimandare a domani la lettura del copione – di andare a letto che ha l’aria stanca. Dovrebbe dormire di più, mangiare regolarmente. Ha cenato, stasera? Telefonerà al regista in settimana, non c’è fretta. Nessun problema, davvero…
Ma Samuel sa che trascorrerà la serata a studiare quei fogli – perché ha bisogno che il dolore sia totale. Perché quella notte deve diventare così nera da inghiottire nel suo abisso qualunque luce - perché deve scenderci fino in fondo nei suoi inferni. E perché è arrivato il momento, ormai.
Il momento di guardare in faccia tutti i demoni. Uno ad uno.
E di lasciare che il cielo oscuri ogni stella.




































































































































































































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Date: 2010-07-27 08:17 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Giusto perché certi debiti vanno dichiarati, e certi incontri fermati fin dall'inizio.

Da Nocturno de los ángeles:


Se ciascuno dicesse in un momento preciso,
con una sola parola, quel che pensa,
le nove lettere del DESIDERIO formerebbero una enorme cicatrice luminosa,
una costellazione ancora più antica, ancora più viva delle altre.
E questa costellazione sarebbe come un sesso ardente
nel profondo corpo della notte,
o, meglio, come i Gemelli che per la prima volta nella vita
si guardino faccia a faccia, negli occhi, e si abbraccino per sempre.



(Si cada uno dijera en un momento dado,
en sólo una palabra, lo que piensa,
las cinco letras del DESEO formarían una enorme cicatriz luminosa,
una constelación más antigua, más viva aún que las otras.
Y esa constelación sería como un ardiente sexo
en el profundo cuerpo de la noche,
o, mejor, como los Gemelos que por vez primera ne la vida
se miraran de frente, a los ojos, y se abrazaran ya para siempre.
)


Xavier Villaurrutia (1903-1950)

Date: 2010-07-27 10:20 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
Si cada uno dijera en un momento dado,
en sólo una palabra, lo que piensa,
las cinco letras del DESEO formarían una enorme cicatriz luminosa,
una constelación más antigua, más viva aún que las otras
.
Y esa constelación sería como un ardiente sexo
en el profundo cuerpo de la noche,
o, mejor, como los Gemelos que por vez primera ne la vida
se miraran de frente, a los ojos, y se abrazaran ya para siempre
.


Solo... grazie.
E' bellissima.

Date: 2010-07-28 01:14 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Solo... grazie.
E' bellissima.

^_________^
Sì.^^ È la poesia da cui ha preso il titolo uno dei saggi che sto utilizzando per la tesi - mi è arrivato dalla Spagna lunedì mattina, e ho trovato quella strofa nella prima pagine, e l'ho subito fatta leggere a Fata perché era stupenda. E lei si è accorta che era praticamente *perfetta* per il capitolo che stavamo finendo.
A volte sembra proprio un miracolo.^^

(Risponderò anche al resto, eh. *rolling-eyes* Appena riesco. *rolling-eyes*)

Date: 2010-07-27 08:50 pm (UTC)
From: [identity profile] samwhity.livejournal.com
Era un sacco non rimanessi davanti allo schermo il tempo necessario per *assorbire* davvero la potenza di un capitolo come questo. ♥
L'ho trovato evocativo, denso, poetico, onirico, malinconico. Ne sono rimasta ammaliata, sedotta, ho vissuto ogni singola parola come se davvero fosse mia.
Samuel è un personaggio che - un po' come tutti quelli sinora incontrati, tranne forse Theo ma c'è tempo ^____^ - cresce tantissimo all'interno della Rosa. C'è una crescita, un'evoluzione quasi crepuscolare, una malinconia che diventa accettazione, un nodo interiore che piano piano sembra slegarsi.
Ne sono rimasta davvero colpita.
Grazie di cuore. ♥

Date: 2010-07-27 09:07 pm (UTC)
From: [identity profile] pure-l0ve.livejournal.com
Io spero davvero che Sam trovi il coraggio di affrontare i suoi demoni e tornare coi piedi per terra. Lo spero con tutto il cuore.

Non ho molto da dire sul capitolo in se, logicamente è stupendo come tutti gli altri^^ ed è interessantissimo - e anche destabilizzante - vedere come tutti sono legati con tutti. Devo ammettere che un po' ci sono rimasta quando ho letto il nome di Mark e poi quello di Louis. Che io, poi, questo Louis lo amo già, anche se di lui so praticamente niente.^^

Grazie per il capitolo, un bacio. ♥

P.S.
Scusate la pochezza del commento, ma di meglio in questo momento non mi verrebbe da fare. Mi rifarò coi prossimi, magari.

Date: 2010-07-27 10:13 pm (UTC)
From: [identity profile] white-guilt.livejournal.com
"Sam, lo sai. Qualunque cosa non ti convinca, anche minima…"
“È una morte bellissima,” risponde però lui.
Sorride.
“Solo che fa male lo stesso. Come ogni morte.”
E quando aggiunge, a bassa voce: “Vorrei che Mark potesse leggerlo,”


Ma David non ha mai immaginato quanto Samuel lo abbia sempre sentito simile a quella luce - lui che d’improvviso viene a squarciare la trama immobile dei giorni e che subito scompare nel groviglio delle tenebre.
Lui che ti chiude la gola con la stessa meraviglia. La stessa nostalgia.
E che lascerà squillare a vuoto il telefono almeno fino a quando l’oscurità non sarà diventata abbastanza pericolosa - fino a quando non potrà fare di se stesso il dio di un’altra notte interminabile. Eroico e incosciente come quella luce, forse. O soltanto fragile e ferito come solo un dio sa essere - con i suoi capricci di diluvi e assenze, le sue lacrime murate dentro la pietra di occhi fermissimi e le tracce della sua presenza sparse nel cielo. Abbandonate nel bosco.
David è sempre stato ovunque.




Stupendo.
I capitoli di Sam, fanno inspiegabilmente male.
Credo sia la sua voce.
Forse, perché è impastata da sempre di demoni taciuti e incubi segreti.
Ha il sapore dei sogni spezzati, di quelli che sono quasi incubi ma vuoi vedere come vanno a finire.
Come le notti in cui senti un rumore e hai paura, ma vai a vedere lo stesso.
Il masochismo che sta nel guardare gli incubi, gli errori commessi - qualsiasi essi siano.
E tanti errori, sono prima di ogni altra cosa... innocenza.
Il bisogno di subirli fino in fondo - di farsi trascinare giù - è un affrontare che è irrimediabilmente subire.
Ed è come un abbraccio, uno di quelli dolorosi a cui comunque, non sai rinunciare.
Hai bisogno che quel dolore arrivi alle ossa e ritorno.
Perché la notte è già maledettamente scura e non si può spiegare cosa ci sia di diverso, che meccanismo scatti.
A volte è come espiare e risorgere.
Fragili ma più puliti.
Come se ci fosse redenzione nell'affrontarsi. Purezza nello smettere di mentirsi.
Luce nel vomitare fuori buio.
Alla fine... è dopo la notte più scura che l'alba sembra più luminosa.
E' dopo lo sfinimento, che il riposo è recupero e non limbo.
Ed è dopo tanto buio, che si può meritare una lucciola che ruba al giorno. Anticipando il sole.

Nominare Mark è un pugno allo stomaco.
Decisamente sotto la cintura.
Nessuno più di Sam, sa essere delicato e insensibile contemporaneamente.

Louis, rimane un affascinante mistero e curiosità sospesa, come se galleggiasse.
Qualcosa da amare a prescindere.

Helene è bella.
Bellissima.
E' impressionante, quanto si avverte la sua profonda conoscenza di Samuel.

E David.
David resta la forza che manca.
Corpo che tocca e voce che risveglia.
Bussola e timone.
Vento instabile.
Sam rimane nave. L'ho già detto mi pare. Lo confermo.

Non lo so... ora David mi manca.
La mancanza, la nostalgia di Sam... passa per osmosi!

P.S.
1)Non amare David filtrato da Sam è impossibile.
2)Sam, a quanto pare, non si è mai perdonato di desiderare corpi e non solo anime. *rolls*
3)Immagino che, anche per Fata, sia stata una morte *bellissima* scrivere questo capitolo...

Date: 2010-07-28 01:52 pm (UTC)
From: [identity profile] selene94.livejournal.com
E’ strano quanto possa risultare bella una celebrazione della mancanza, dell’assenza. Forse è solo attraverso gli occhi di Sam che può risultare così struggente, dolore ammantato di dolcezza.
E’ incredibile quanto David sappia essere ovunque, la sua presenza-assenza è disarmante. So quanto possano essere dappertutto le persone che senti nelle ossa, sotto la pelle. Soprattutto quando mancano e hai paura di pensare che forse non torneranno tanto presto, che ti lasceranno solo a lungo, che non avrai una bussola, un polso a cui aggrapparti e delle braccia a tenere insieme i pezzi di quello che sei stato, di quello che diventerai quando sarai di nuovo in piedi, ancora vivo.
Poi c’è l’assenza di Mark che è diversa, più profonda, perché porta con sé la consapevolezza che non ci saranno mai chiarimenti, che non ci saranno perdoni, che non ci saranno scuse.
E c’è l’abisso terribile del senso di colpa verso Björn, è c’è qualcosa che è più forte della nostalgia, perché mentre la nostalgia è dolce questo senso di perdita è doloroso.
Alla fine poi resta solo Sam, una creatura bellissima. E’ di una forza incredibile il suo coraggio, la sua nobiltà sta nel fatto che non si sottrae al dolore, che quando si assume una colpa lo fa per intero. E non perdona la sua umanità, il desiderio che sotto all’ amore ci sia anche un corpo, qualcosa che lasci il segno, che si possa toccare.
E tutto un atto di coraggio, in realtà. Ricordare, è un atto di coraggio, amare, vivere.
E affrontare i propri demoni, alla fine, non diventa altro che la ricerca di onestà, forse, di redenzione.
Capitolo bellissimo, Samuel è bellissimo. Grazie, baci.

Date: 2010-07-28 03:44 pm (UTC)
From: [identity profile] ladyaika.livejournal.com
(giuro che stavolta niente commento chilometrico. Credo)

Di tutti i rapporti delineati nella Rosa, quello fra Sam e David è il più lirico e anche il più straziante. Perché non potrebbero esistere due anime più diverse di Sam e David, eppure si completano, combaciano in un modo che fa male. Un po' questo capitolo mi ha ricordato i capitoli in cui Ash e Dee si sono separati. Cioè, forse è un'eresia, ma il loro rapporto è qualcosa del genere.
La poesia è perfetta per loro, fra l'altro ^^ Ma come fate a trovarne di così perfette?

E poi... Mark. Me l'ero persa io il passaggio del suo rapporto con Sam, o è spuntato fuori solo adesso? °___° (non fustigatemi, vi prego).

David filtrato da Sam è... boh, non trovo parole adatte per dirlo. Fa male, ecco. Fa male la sua assenza. Ed è strano come riesca a far male anche a chi legge, come riesca quasi a *sdoppiarsi*. Qualche capitolo fa era lo stronzo insopportabile che sfotteva Herrera e che avrei preso volentieri a schiaffi, adesso la sua arroganza manca anche a me. Saranno i miracoli delle parole. O forse dipende dal fatto che, nonostante con Carlos e Sam si comporti allo stesso modo, è solo con quest'ultimo che la sua arroganza è solo un modo per difendersi.

[ciò che segue lo sto scrivendo mezza ustionata e insolata quindi è da prendere con le pinze :D]

David versione bambino è irritante esattamente come da adulto (?????). No, scherzo, in realtà mi ha fatto tenerezza il ricordo di lui e Sam che giocavano a cercare le lucciole. Quando erano piccoli con tutta probabilità tutto era più facile e faceva meno male di adesso.

Sam scrittore è... boh, mi ricorda una frase di "A Time for Dancing", il ballerino che si trasforma nella danza stessa. E per Sam è quasi la stessa cosa, credo. Lo scrittore che diventa ciò che scrive, che lo vive in una maniera così profonda, così viva, come se la carta fosse il suo corpo e l'inchiostro il suo sangue. E tutto ciò è sublime, davvero. Perché quasi verrebbe di impedire a Sam di scrivere se gli fa così male, però allo stesso tempo le sue parole - la sua essenza - sono meravigliose.

E perché è arrivato il momento, ormai.
Il momento di guardare in faccia tutti i demoni. Uno ad uno.
E di lasciare che il cielo oscuri ogni stella.


Credo che dai prossimi capitoli succederà qualcosa di inaspettato. Perché boh, a differenza delle altre linee della trama, che un po' ti aspetti cosa potrebbe succedere (Mike che in qualche modo tenta di continuare a capire Ash, Raven&Jude&Dee, David che si becca un altro due di picche *sghignazza*) da Sam non so cosa attendermi. Quindi resto buona buona ad aspettare, facendovi mille complimenti come al solito ^^

Date: 2010-07-28 04:37 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Proprio oggi pensavo che si sentiva la mancanza di Samuel ;)
Ho ancora due capitoli e mezzo in arretrato, prima di leggere questo... Quindi rimando il mio vero commento a data da destinarsi :)

Date: 2010-07-28 09:21 pm (UTC)
From: [identity profile] ardespuffy.livejournal.com
Dio, non si finisce mai di parlare di Samuel. Parlare per Samuel. Voglio dire che non è mai abbastanza, almeno, non lo è per me. Mi attacco ad ogni sillaba, la bevo, la trattengo fino all'orlo della gola, e intanto sbrano le successive, a orecchie tappate, in un incubo predatorio. Mi toglie completamente il fiato, questo bisogno che ho di sentire Samuel.

E stavolta la stoccata me la sono data da sola, ascoltandoci How To Disappear Completely (Radiohead) in sottofondo!

Non ho altro di intelligibile su per la manica, al momento. <3

Date: 2010-08-01 05:08 pm (UTC)
From: [identity profile] ladidely.livejournal.com
è difficile riemergere dai pensieri di Samuel, soprattutto quando sono difficili e pesanti come in questo capitolo, quando il passato e il presente si uniscono e i piani si confondono non lasciandoti capire più se sia Mark o David a muoversi nella mente di Sam.
Che Sam e Mark fossero così legati poi, è una sorpresa: c'era quasi da aspettarselo sapendo che c'era Helene come punto in comune e che il rapporto tra la fidanzata di David e il fratello di Mark poteva avvicinare la famiglia Seymore al professore, ma non lo avevo neanche immaginato, e trovarselo qui, in un capitolo del genere e dopo l'annuncio recente di una side con Mark e Sam, rende il tutto più "significativo".
Viene però da chiedersi se Raven sappia che il suo amato professore conosceva bene il fratello o se Sam sia consapevole che tra i suoi studenti ci sia il fratello di Mark, perchè dai capitoli in cui Raven e Vivian parlano di Weldon questo legame non traspare, ma mi sembra difficile immaginare che Raven non conoscesse questa parte della vita del fratello...

Una cosa che ho notato qui e nell'ultimo capitolo di Contrappunto Doppio e che mi ha stupito parecchio è una certa somiglianza tra Gabriel e Samuel, che non saprei dire neanche bene dove sta, ma leggendo frasi come
È mancato lo struggimento dell’addio, invece – quel nodo alla gola che rende il momento così doloroso da incidere una cicatrice profonda almeno quanto la nostalgia che seguirà. Un segno che parli di tutte le notti trascorse con il suo respiro vicino, di tutti gli istanti in cui è bastata il la sua risata per accendere di nuovo l’interruttore della vita.
E delle guerre, degli armistizi firmati con l’impronta dei denti nella carne.

o la reazione di Gabriel durante l'incontro con Al e Mike, mi è sembrata evidente (e nonostante questo continuo a amare incondizionatamente Gabriel e a rimproverare invece Samnuel XD).

Altro punto da sottolineare è la presenza di David nel capitolo, tanto forte da farlo diventare quasi un protagonista.
Ed è presente in tutti i suoi aspetti, dalla mania ipertecnologica del televisore di Sam all'ironia del libro mai esistito (adoro quel passaggio, davvero <3 ), dalle origini delle sue manie divine (certe cose partono da molto lontano, a quanto pare XD) fino al bacio mai dato che dopo la discussione tra Viv e David vediamo finalmente raccontato "dall'altra campana", e come hanno detto già tutti quanti e molte volte, è bello David visto con gli occhi di Sam e... boh, di fronte al bisogno di Sam di fare finalmente ordine nella sua vita, per la prima volta non ho niente da rimproverargli ^_^

Date: 2010-08-01 05:44 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Questa volta siamo terribilmente in ritardo con le risposte - più ancora del solito - e mi dispiace particolarmente perché avrei voluto poter dire subito qualcosa di più sulla presenza di Mark, oltre che ringraziarvi.^^
Non so quando riusciremo a rispondere per bene, comunque, quindi, onde evitare di dimenticarmi proprio di dirlo, volevo precisare subito un particolare a cui fai cenno qui.


Viene però da chiedersi se Raven sappia che il suo amato professore conosceva bene il fratello o se Sam sia consapevole che tra i suoi studenti ci sia il fratello di Mark, perchè dai capitoli in cui Raven e Vivian parlano di Weldon questo legame non traspare, ma mi sembra difficile immaginare che Raven non conoscesse questa parte della vita del fratello...

Perché hai toccato senza saperlo uno degli elementi più importanti, e al tempo stesso fatto notare un'incongruenza che ancora non siamo riuscite a correggere.
Quando abbiamo scritto i capitoli in cui si parlava di Raven che frequentava i corsi di Sam, non avevamo idea che ci fosse questo rapporto tra Mark e Sam. Questo particolare è stato inserito dopo perché ci serve assolutamente per uno snodo della trama, ma rende al tempo stesso impossibile il fatto che Raven stia già frequentando il corso di Sam.
In realtà nella versione attuale - che dobbiamo appunto ancora correggere - è Magda a frequentare le sue lezioni: per Raven Sam è soltanto uno scrittore famoso che gli piace e che insegna a Rosenfield, ma nulla di più. E no, non sa che suo fratello lo conosceva. Il che, appunto, è un particolare necessario per giustificare il quale abbiamo dovuto discutere ore intere. *rolling-eyes*
Ma tutto verrà chiarito, ecco. Non si tratta di un'aggiunta casuale.
Anzi.
Vedrete. *rolling-eyes*
(Sempre che arriviamo vive al momento di scrivere quei capitoli, ecco. *rolling-eyes* Incrociamo le dita.^^)

E grazie mille a tutti quelli che hanno commentato - giuro che vi risponderemo appena riusciamo. Ma tra lavoro e tesi negli ultimi tempi non abbiamo avuto un attimo libero neanche per scrivere, praticamente.
Ragion per cui non ho idea di quando arriverà il prossimo capitolo, tra l'altro. *rolling-eyes*
Sorry.

Baci.^^

Date: 2010-08-01 06:17 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Ecco, ora che in tre mesi mi sono letta tutti i capitoli della Rosa fino all'ultimo, posso ragionevolmente iniziare a commentare anch'io.
Come dicevo qua sopra, a caldo, si sentiva la mancanza di Samuel. Da quando Björn se ne é andato, rendendo il loro legame se possibile ancor più idealistico e immateriale, e da quando Sam ha preso le distanze da David, la sua essenza si é fatta più evanescente, più delicata. Per quanto io voglia bene a Samuel un po' mi manca il suo lato più fisico; penso veramente che lui abbia bisogno di ritrovare un equilibrio, abbandonando questo stato d'animo così estremo.
Per quanto David possa risultare, ad un'osservazione superficiale, una presenza quasi "tossica" per lui, in realtà credo che sia un'ancora alla realtà fondamentale per il benessere di Samuel. Anche lui deve crescere, nonostante tutto. :)
Spero poi che riesca a terminare il suo libro, per qualche motivo credo che anche quello sia un punto di arrivo importante.
E' da un po' che Sam non vede nemmeno Vivian, vero? Perché sicuramente a lui avrebbe chiesto notizie di David. In questa situazione, se Sam e Viv si fossero rivisti, penso che sarebbe stato inevitabile finire a parlare di lui...
(Premesso che non sono del tutto certa di poter fare questo tipo di illazioni; i vostri personaggi li ho ormai fatti talmente "miei" come lettrice, che non ho un'idea chiara di dove finisca la loro psicologia vera e propria e dove finisca la mia proiezione personale).
Sarò (come sempre) del David-partito ma spero che Samuel esca da questo impasse.
Anche per il suo stesso bene...

Date: 2010-08-01 06:23 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Ah dimenticavo una cosa importante! Riguardo alla Mark-line, devo dire che questo personaggio comincia a piacermi parecchio, a pelle. Sì, lo so che si parla sempre bene dei morti, ma da quel poco che traspare emerge una personalità molto spontanea, genuina, passionale.
Mark sembra essere stato una piccola luce in grado di illuminare gli altri. La sua forza d'animo sopravvive attraverso i sentimenti di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Date: 2010-08-01 06:44 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Giusto per continuare il trend appena inaugurato di rispondere agli ultimi commenti scegliendo tra l'altro pezzi a casaccio... *rolling-eyes*
Ma ecco. Per prima cosa, sono felice che tu ti sia messa in pari.^^
E in secondo luogo, dovevo dire anche qui che io AMO Mark. Tantissimo. E che non credo che i discorsi che fanno su di lui abbiano davvero a che fare con il fatto che è morto e dei morti si parla bene, no.^^ Credo sia proprio perché la sua morte ha lasciato un vuoto pazzesco in tutti quelli che lo conoscevano.
Cioè, a parte Raven che ha dato di testa e tende a dare di testa ancora adesso ogni volta che si ricorda di lui, è stato comunque un duro colpo per tutti. Anche per Sam, nonostante fossero anni che non si parlavano.

(E giuro che prima o poi risponderò a *tutti* e soprattutto, alle cose importanti. *rolling-eyes* Ma per ora il mio cervello ragiona a stimoli...)

Date: 2010-08-01 06:54 pm (UTC)
From: [identity profile] bufr.livejournal.com
Guarda, Mark mi ha conquistato già solo per il fatto di aver avuto un'esperienza molto simile a quella di Carlos (anzi, secondo me ancora più problematica) e di essere riuscito a venire a patti con i propri sentimenti in modo così più lineare... Sì, lineare é la parola giusta, non "facile". Insomma: mentre il percorso di Carlos é stato tortuoso, spesso un corto circuito vero e proprio (che l'ha portato addirittura a ferire la persona amata, pur di prendere le distanze dalle proprie emozioni!), Mark sembra aver fatto un sentiero di autocoscienza molto più costruttivo e diretto...
Insomma Mark ha dimostrato una grande sincerità verso se stesso prima ancora che verso gli altri.

Date: 2010-08-04 02:18 pm (UTC)
From: [identity profile] marie991.livejournal.com
Ciao ^^, scusate come sempre il ritardo *sospiro*.
Sam mi mancava, mi mancavano i suoi pensieri idilliaci, mi mancava rileggere due volte la stessa frase per comprendere appieno, per non tralasciare nulla. E mi mancava vedere David con i suoi occhi, perché se c’è qualcosa che più mi commuove nella Rosa è la percezione di Dave secondo Sam.
Unico problema è che la mente di Samuel mi è abbastanza ignota, dopotutto. Non riesco a capire il suo rapporto con gli altri personaggi, con Bj per esempio, Vivian, con il sesso, anche. Quest’ultimo, a quanto ho capito, non dev’essere un buon rapporto, sembra anche peggio di quello di Vivian.
C’è amore, ipocrisia, utopia, sofferenza e davvero poca coerenza in Samuel, questo mi è chiaro. Ma David? Non riesco a capire *soprattutto* il loro di rapporto. Che poi è quello che più mi interessa, mi dispiace ammetterlo ma la storia tra l’angelo di NY e il nostro bellissimo scrittore non mi prende per nulla. Sarà che è da tanto che non leggo un loro capitolo, è da tanto che non mi emozionano. Sarà soprattutto che leggere i pov di Samuel che pensa a David mi mette i brividi, mi fa piangere. E mi viene da sbattere la testa al muro pensando che probabilmente non si rincontreranno mai, in quel senso, nelle circostanze che spero io. E David non avrà mai il suo bacio, se mai lo vorrà.
Servirebbe proprio la side che avete in programma per capirci qualcosa ^^. Perché Samuel è un buco nero, non tanto come personaggio, che l’inquadratura più o meno la l’ho, è il resto, appunto. Mi fermo qui altrimenti rischio di ripetermi, anche perché non so spiegarmi meglio ^^.
Altri punti che non mi convincono sono Mark e Helene. Se non sbaglio doveva esserci stato qualcosa tra di loro, ora non capisco più nulla. Credo si conoscessero e basta, no?
Poi, sapere di un qualcosa tra Sam e Mark, mi ha scioccata, in meglio però. Sono curiosa, *desiderosa* di dettagli. Non so spiegare il motivo ma già li vedo benissimo insieme. E il nome di Luis mi stuzzica maggiormente. Avevo messo da parte l’interesse per la figura di Mark ed oggi… Non credo di essere stata così interessata nel conoscere un personaggio della Rosa come con Mark. Forse Edward, ma neanche. Poi io sopporto davvero *poco* la curiosità, quindi spero di ricevere presto sue notizie ^__^.
Vi saluto, al prossimo capitolo. Complimentissimi, ovviamente è stupendo. Ho adorato soprattutto la parte iniziale, la descrizione di Sam e David da piccoli ^^, e le lucciole, il gioco che facevano, mi vengono i brividi solo a ripensarci ^^. Alla prossima, baci.

Date: 2010-08-04 08:11 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Come dicevo a Bufr, a questo giro non riusciamo a rispondere decentemente, quindi intervengo solo velocemente per ringraziarti di aver commentato^^ - che tra l'altro ho l'orrido sospetto di non averti risposto neanche allo scorso commento, che chiaramente avevo AMATO. Grazie tantissimo anche per quello. Giuro che dirò qualcosa appena riesco.
Poi volevo solo dire un paio di cose su Mark ed Helene.^^ Non so ancora esattamente se c'è stato qualcosa, in realtà - cioè, si sono conosciuti quando Mark aveva sui vent'anni ed Helene era una ragazzina. Penso abbiano quattro-cinque anni di differenza. E credo che lui sia stato l'unico ragazzo che le è mai piaciuto - penso che fosse anche un po' innamorata, da ragazzina, appunto. E lui chiaramente l'adorava ma aveva altro per la testa. Poi, crescendo, penso che abbiano legato tantissimo - cioè, credo che Helene fosse a tutti gli effetti parte della famiglia di Mark. E che lei non abbia mai smesso di amarlo, in realtà, anche se non credo davvero in un'ottica da innamoramento. Come anche lui, del resto. Sono sicura che lui si sarebbe innamorato molto di lei se lei non avesse raggiunto l'età giusta quando lui era già impegnato a tutti gli effetti con Luis. Ed è un po' questa l'incognita - non sapendo benissimo come fosse il rapporto tra Mark e Luis, né come Mark vivesse la sua sessualità dopo aver iniziato la loro storia, non ho idea di quale fosse il suo rapporto con Helene, appunto. L'unica cosa che so per certo è che lei era una delle persone più importanti della sua vita, e lui di quella di lei. E boh. Al momento ho abbastanza chiaro cosa Helene provava per Mark, ma Mark stesso è un pò un buco nero...

Prima o poi qualcosa si chiarirà. *rolling-eyes*

Sono felice che il capitolo ti sia piaciuto, comunque.^^ Spero che potremo proseguire presto.^^

Kiss

Date: 2010-08-11 03:44 pm (UTC)
From: [identity profile] anyver-deb.livejournal.com
[Parte 1]
Pensavo di morire, mentre leggevo.
Mi scordavo di respirare, e me ne ricordavo quando muovevo le dita per far scorrere la pagina. Ho ricacciato indietro lacrime e brividi una, due, cento volte. Poi mi sono sdraiata e ho respirato nel cuscino per qualche minuto. Ci avrei messo molto di più se non ci fosse stata Witch accanto a me [e grazie, infinitamente grazie della dedica. Vi voglio bene. Siete state meravigliose –ma lo siete sempre.]
E alla fine ho capito cosa mi annienta diSam. Cosa vedo in lui. Lui è lo scrivere.
Il che può sembrare banale considerando che è uno scrittore. Ma non è questo il collegamento.
Per me scrivere è esattamente così. Un indefesso, splendido, micidiale logorio continuo che scava e scava e scava, e si punisce e si esalta, ed è cielo ed è terra ed è buio e le prime luci dell’alba, quando il mondo è una via di mezzo tra la nebbia ed il cristallo. Qualcosa del genere. Per questo mi riduce così.
Anche scrivere mi riduce così.
Mi toglie tutto. E mi da tutto, al tempo stesso.
E questo capitolo. Vorrei saper fare dei complimenti decenti, ma mi vengono solo una serie di ringraziamenti sconclusionati –sì, anche per avermi stravolta anche ora che l’ho riletto.
Mi fa un po’ l’effetto del mio film preferito. Lo adoro. Ma non oso mai guardarlo perché non esiste uno stato d’animo adatto. Perché spegne la gioia e sprofonda la malinconia. Diventa tutto tristezza –ma quella tristezza bella. Quella che ti culla come un tramonto piovoso.
Mi viene in mente una parola, legata a David e Sam: incomunicabilità. Ma più per volontà che per impossibilità di farlo. Più la scelta di non dirsi e non chiedersi se l’altro capisca.
Probabilmente è il rischio di un rapporto sottoposto all’usura del tempo, ma neanche solo quello.
È che quando ci si costruisce una vita cercando di arrendersi al fatto che un altro non ne sarà il centro, l’altro lo diviene ancora di più, il centro. E non nelle strutture o nelle sovrastrutture del caso, ma proprio come fulcro della percezione, e come atmosfera. È come cercare di non pensare che la puntura di una zanzara prude sulla pelle. Diventa un eco troppo profondo ed instabile. Quando non ne puoi più, ci affondi le unghie. Poi te ne penti ed allontani la mano. Anche se il pensiero sta ancora lì.
Non si può fingere che una cosa fondamentale non sia importante –o che non abbia peso sulle tue decisioni. Non puoi fingerlo né con te stesso né con lui. Prima o poi viene fuori. Come ogni ferita.

[Adesso le cose scivolano dalle mani molto prima che tu riesca a trovare il modo giusto per proteggerle, hai notato?]
Perfettamente vero. La cosa tragica è che a volte neanche te ne sei accorto, di tenerci. E spesso è troppo tardi. Alcune cose una volta perse, sono perse per sempre. E più si cresce, più le cose sono grandi e ramificate e preziose, e più difficili da mettere dentro una scatola da sotterrare.

Date: 2010-08-11 03:46 pm (UTC)
From: [identity profile] anyver-deb.livejournal.com
[Parte 2]
Quando il mondo diventa onirico, quando gli occhi non vedono quello che c’è [o di quello che c’è si stupiscono come di un’intrusione] è vero che solo la solitudine può salvarti. Perché gli altri, per quanto ti siano familiari, sono come entranei. Sembra che i tuoi occhi sprofondino oltre le cose –senti le pupille allargarsi, come a cercare qualcosa. Di continuo. Non ti puoi aspettare che gli altri lo capiscano.
Certi mondi appartengono solo a te.

E dolce, dolce Sam. Si è affidato [anche se non è un termine adatto] ad una delle cose meno comprensibili al mondo. Non basta dichiarare silenzio per averlo, né per capirlo. Ed esserne imbevuto, non è così semplice. Lasciare che dia forma ai percorsi della mente e dia significato ai significanti, è un po’ suicida. Il silenzio ha una sua forza immemore che ti distrugge. Soprattutto quando gli dai modo d’infiltrarsi.
È un’illusione, che possa guidare e guarire e sollevare il peso dalle tue spalle o da quelle degli altri.
Ci vogliono tempre inflessibili per sopportare il silenzio –e la sua voce, che è la tua.

Sam si prende verso Bj responsabilità che non gli competono. Che non ha. Ha, sì, commesso i suoi errori. Ed è meraviglioso, lui. Che s’impone di sopravvivere ed andare avanti per lui –in risposta a quello di Bj.
[Perché qualcos’altro deve nascere in cielo, quando la volta celeste sarà completamente scura. Quando il silenzio sarà totale, e non ci sarà più David a scorgere la prima luce. A condurlo nel bosco, facendogli strada fra l’erba alta.]
Aspetto con amore la rinascita di Sam. Un Sam che non dipenda da David e sappia essere forte per un altro, e che non necessiti più di qualcuno come generatore d’energia esterno. Che abbia le proprie coordinate per essere faro di qualcuno che ama, senza aver bisogno di una bussola appesa al collo per cercare le proprie.

[Mark, prima. E poi Björn.
David, in maniera ancora diversa.
Tutti i crimini della sua innocenza.]
Non ho un commento per queste parole. Volevo solo citarle. ^^”
Sono una suggestione che non riesco ad esprimere.
E sulla questione di Mark preferisco non esprimermi, per adesso. Non me la aspettavo e non ne ho un’idea del tutto precisa, anche se confina nettamente e forse anche un po’ sfocia nella concezione che ho del silenzio di Sam. Della struttura e delle cause del silenzio di Sam.
Che più che silenzio a volte mi sa di punizione.

[Ma Samuel sa che trascorrerà la serata a studiare quei fogli – perché ha bisogno che il dolore sia totale. Perché quella notte deve diventare così nera da inghiottire nel suo abisso qualunque luce - perché deve scenderci fino in fondo nei suoi inferni. E perché è arrivato il momento, ormai.
Il momento di guardare in faccia tutti i demoni. Uno ad uno.
E di lasciare che il cielo oscuri ogni stella.]
C’è una frase di Salman Rushdie che mi viene in mente, a proposito: “Per rinascere devi prima essere disposto a morire.” Non so quanto secondo voi abbia senso. Però questo bisogno di cancellarsi –di toccare il fondo, solo per sentire qualcosa sotto i piedi, e qualcosa contro cui puntarsi per darsi la spinta a risalire, lo capisco. Perfettamente.

E ho sproloquiato, e so che se adesso rileggo avrò altro da dire –ho già adesso altro da dire ^^”
Ma mi fermo. Scusatemi. ^^”
Ah, ancora una cosa.
La poesia è splendida.
Deb.

Date: 2010-08-18 10:43 pm (UTC)
From: [identity profile] witch81.livejournal.com
Oggi ho ritrovato la forza di rileggerlo... e ancora non so se riuscirò a lasciare due parole che abbiano senso. Quando lo avete pubblicato, non ero sola, ed era strano accorgermi di come fosse diverso il modo mio e di Deb di sentire Sam, di viverlo. Ammetto di aver prestato quasi più attenzione a lei e al suo respiro, che a quanto leggevo. Aspettavo il crollo ^^"
E ho aspettato di essere sola, per riaprire il capitolo e tutto ciò che riesco a sentire è un vuoto, un vuoto immenso causato dall'assenza di qualcuno. Ed è assurdo che senta quell'assenza, ma è come se David mancasse a me.
I momenti in cui Sam pensa a lui e sono di una melanconia lancinante, è come se venissero a mancare davvero le coordinate, la bussola, la guida. Una presenza che è sempre stata costante, nonostante le assenze, ma sempre importante e necessaria. Sam sa prendersi colpe che nessuno si prenderebbe, anche quelle di David, a volte. Ed è come se per lui, ora, dopo aver visto il buio più denso e fitto, sia ora di provare a risalire per trovare la luce, anche se sa quasi di rinuncia al suo dio.

Lo so, non si capisce molto di quanto ho scritto e me ne scuso. E vi ringrazio dal profondo del cuore per la dedica: è stato un gesto meraviglioso da parte vostra e mi ha profondamente commossa.
*inchino*

Date: 2010-09-10 07:39 pm (UTC)
From: [identity profile] st-em.livejournal.com
... Ok.
...
Partendo dalle cose più semplici.
Un segno che parli di tutte le notti trascorse con il suo respiro vicino, di tutti gli istanti in cui è bastata il la sua risata per accendere di nuovo l’interruttore della vita. Un "il" si è perso ^^. (Frase bellissima, tra l'altro.)

Samuel.
La sensazione fortissima che ci siano stati tanti e tanti errori. O almeno, che lui veda tanti e tanti errori.
... Ma, razionalmente. ... Non è in grado di essere oggettivo. Si tratta solo e sempre di riflessi e ombre.
... Vorrei abbracciarlo forte, e accarezzargli i capelli.

Un bacio ^^.

Date: 2011-05-07 12:57 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Sparire dalla Rosa non è facile, riprendere con questi capitoli è ancora più difficile.

Forse perchè si parla di Samuel, forse quando ci si avvicina a certe anime, non restano parole né commenti.
Forse perchè tutto è così *doloroso*, che non ti permette di pensare altro.
Perchè Samuel è carnefice e vittima.
Perchè Helene è perfetta ai margini del suo mondo.
Perchè David è un'assenza tangibile.
O forse, semplicemente, perchè ti pare di non poter respirare, leggendo questo capitolo e arrivare alla fine è come svegliarsi sul margine di un precipizio.
Essere coscienti di quanto sarebbe facile allungare il passo e lasciarsi cadere e, invece, spalancare gli occhi per guardare il buio e affrontarlo.

Fa male questa fine perchè non è nulla certo.
Ci sono persone che arrivate ad un punto prendono una decisione, afferrano forza, coraggio, stringono i denti e alzano il viso. Fanno un passo avanti, tremando, ma avanti.
Ed è stato un mio errore- personale- dare per scontato che Tutti arrivati al limite ci riescano, obbligare anche certe persone a farlo, prendere questa decisione per loro, forzandole più del dovuto, probabilmente.
Invece no.
Invece esistono persone che avranno sempre bisogno di un orlo a cui aggrappare le mani. *Devono* avere qualcuno che li accompagni, che li aiuti.
Perciò...
Perciò non lo so.
Fa *male* parlare di Samuel. Fa male non sapere cosa aspettarsi da lui.
Fa Male riprendere con certi capitoli =P
Perciò un abbraccio ad entrambe e spero che il prossimo capitolo mi risollevi un pò il pomeriggio X)

Date: 2011-05-07 12:58 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Ah, volevo aggiungere un'altra cosa.
Penso che questo per com'è scritto, per le parole, per la poesia sia uno dei capitoli più belli.
Davvero.
Complimenti.

Date: 2011-05-07 06:36 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
Sono contenta che sei riapparsa!^^
Intanto perchè AMO i tuoi commenti^^, e poi perchè una delle cose belle di quando appari è che finisco per rileggermi i capitoli anch'io, quasi sempre, e non hai idea di come mi facciano un effetto diverso a distanza di tempo!^^
In questi giorni sono molto settata su Samuel: credo dipenda dal fatto che ieri Roh ed io abbiamo avuto l'ennesima discussione su di lui, ma a bene vedere ero già settata da molto prima se consideriamo che avevo ripreso a leggere Aleixandre... *rolls*
Uno dei problemi maggiori sta qui, con Sam: che quando mi colonizza, mi colonizza in maniera totale. Vivo così tanto dentro la sua percezione che non ne ho affatto una visione esterna, e rileggere certi capitoli a distanza di tempo mi fa sempre chiedere un pò stupita e un pò incredula: ma davvero sta roba l'ho scritta io? *rolls*
Ecco.
Samuel è così. Non so neanche spiegare a nessuno quanto lo amo perchè obiettivamente non c'è alcuna ragione che possa giustificarlo - è una persona egocentrica, complicata, spesso incomprensibile. Spesso troppo fragile.
E non ha il fascino di David e non ha la maturità di Gabriel. E non è tenero come Dylan. Nè travolgente come Mike.
Però attraverso di lui riesco a *sentire* qualunque cosa in maniera fortissima, come amplificata. E riesco a sentire tutto - un'emozione e il suo esatto opposto. Nord e Sud. Insieme.
In una visione che non è quella oggettiva nè quella giusta, forse, ma che è profondamente personale.
Roh dice che l'apoteosi la raggiungo nel percepire Bjorn.
E ha ragione, credo.
Ma sono felicissima che qualcuno riesca comunque a captare Samuel anche se è così ostico, perchè davvero io lo amo.
E boh.
Mi sa che ho scritto una merea di cazzate che non c'entravano molto però ti ringrazio.^^ E' stato bello, torare da queste parti^^.
Un bacio^^
*rolls*

Date: 2011-05-07 06:38 pm (UTC)
From: [identity profile] rdv-capitoli.livejournal.com
*rolls*
Ho riletto quel che ho scritto e sembro sul serio *pazza*, hm...

Date: 2011-05-08 09:46 pm (UTC)
From: [identity profile] kaite-7.livejournal.com
Affatto.

Io ti adoro.
Sinceramente.
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